28 Maggio 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Contrazione dei consumi e crisi non sembrano aver toccato il mercato degli orologi di lusso, la cui domanda non ha subito flessioni. Tra i modelli più richiesti spiccano pezzi ricercati e da collezione.

Si parla ad esempio di un modello unico come il Santos-Dumont, uno degli orologi più celebri della prestigiosa maison francese Cartier, che ha da poco inaugurato a Milano un elegante spazio all’interno del Flagship Store di Pisa Orologeria. Gli appassionati hanno quindi ora la possibilità di scoprire le creazioni della maison francese all’interno dell’area Espace, un ambiente raffinato e curato dedicato unicamente a Cartier. Ma vediamo ora di capire meglio quali sono le ultime novità che riguardano il Santos de Cartier e quali sono i tratti distintivi che hanno reso tanto famoso questo segnatempo.

Quali sono le caratteristiche del Santos-Dumont XL

Elegante, prezioso, minimal e ora anche extra large: il Santos-Dumont viene rivisitato in versione XL. Creato nel 1904 da Louis Cartier per l’amico aviatore Alberto Santos Dumont, da cui prende il nome, questo orologio da polso maschile ora assume nuove dimensioni. Il quadrante squadrato non è solo più grande, ma presenta anche linee leggermente più rigide, e si presta a vestire in modo perfetto i polsi delle personalità più importanti. Restano invece inalterate la sottigliezza della cassa e alcune delle caratteristiche che hanno contribuito alla fama di questo modello dal design elegante, come il quadrante satinato su cui spiccano le lancette appuntite e i numeri romani per indicare le ore, mentre la corona perlata e le viti a vista completano l’estetica del quadrante. 

Cosa rende speciale il Santos de Cartier

Il Santos di Cartier non è un orologio come gli altri, e non solo perché in oltre un secolo dalla sua nascita è riuscito a conservare inalterato tutto il suo charme, ma anche perché è stato creato fin dall’inizio per differenziarsi da tutti gli altri orologi esistenti fino a quel momento. Il Santos-Dumont è stato il primo orologio da polso maschile, ideato per consentire a Dumont di consultare comodamente l’ora anche mentre era in volo. Il design moderno donato dal quadrante quadrato, anziché rotondo, dalle linee spigolose e dalle viti a vista, hanno reso il Santos un’innovazione di stile. Negli anni questo modello è sempre rimasto fedele a sé stesso e alla sua identità avanguardista, precursore dei tempi e dei bisogni grazie all’introduzione di innovazioni che hanno consentito all’orologio di adattarsi ad ogni circostanza attraverso sistemi fai-da-te.

Santos de Cartier

Il QuickSwitch ad esempio è un sistema brevettato che consente, in modo semplice e rapido, di trasformare l’aspetto del Santos per ogni occasione cambiandone il cinturino, così da scegliere tra le più raffinate varianti in pelle e quelle più casual in acciaio. Queste ultime sono dotate di un altro sistema intelligente, lo SmartLink, per regolare con precisione la misura del cinturino stesso: inserendo o togliendo le singole maglie del bracciale d’acciaio si può ottenere la circonferenza polso ottimale in autonomia, senza doversi rivolgere ad un orologiaio.

Leggi altri articoli della sezione Lifestyle.


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25 Maggio 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Axolight è un’azienda di illuminazione italiana con sede a Venezia e negli Stati Uniti, famosa in tutto il mondo per le sue lampade dal design innovativo e ricercato.

lampade Axolight
La lampada “Manto” design di Davide Besozzi

Con un mercato che si estende in circa 90 paesi diversi, la Axolight è un punto di riferimento nel settore dell’illuminazione sia privata che industriale e può vantare prestigiose collaborazioni con i più famosi designer italiani ed internazionali.

Collaborazioni che hanno dato vita a creazioni divenute presto veri e propri best sellers della azienda veneta che si distingue anche per l’utilizzo di materiali pregiati e innovativi come il vetro soffiato, la pietra di Vicenza e la seta, per citarne solo alcuni. 

L’azienda veneta progetta, realizza e assembla a mano tutte le sue lampade, sia che si tratti di modelli personalizzati, sia che si tratti di prodotti realizzati in serie. Tutte le lampade Axolight, inoltre, sono realizzate in tre diverse misure (large, medium, small) per andare incontro alle esigenze di ogni tipo di abitazione, dal monolocale all’attico da diverse centinaia di metri quadri. Molti modelli, inoltre, sono declinati nelle diverse tipologie: lampade a sospensione, lampade da tavolo, applique, lampade da terra etc. 

Alcune lampade best seller di Axolight

Ecco, allora, alcune delle lampade più famose e apprezzate uscite dalle officine di Axolight.

  1. Manto” design di Davide Besozzi. Una lampada a sospensione declinabile in tre dimensioni (large, medium e small) composta da una sfera in vetro soffiato bianco con fonte luminosa a led, collegata ad un braccio telescopico che consente di scegliere a quale altezza posizionare la sfera. Il paralume è sostituito da un cerchio di tessuto bianco elastico. In base all’altezza in cui si sceglie di posizionare la sfera (a distanza o immersa nel tessuto) la forma della lampada cambia, così come cambia l’intensità del fascio luminoso.
  2. “Mountain View” di Dima Loginoff. Anche in questo caso si tratta di una lampada a sospensione, interamente realizzata in vetro soffiato. La particolare lavorazione del vetro riproduce il profilo di un massiccio montuoso racchiuso in una sfera trasparente. Elegante e suggestiva, questa lampada esprime a pieno la filosofia dell’azienda.
  1. Clavius” di Manuel e Vanessa Vivian. Il nome deriva da un film di Stanley Kubrick ed è una linea che prevede lampade a sospensione, plafoniere, applique e lampade da tavolo o da terra. La caratteristica principale è data dal paralume realizzato con  fili di seta lavorati a mano. La struttura portante è in metallo.
lampade Axolight

Tre best sellers per un’azienda che in pochi anni ha saputo ritagliarsi un ruolo di primo piano nel mercato mondiale dell’illuminazione, restando fedele ai principi e ai valori della tradizione artigianale del made in Italy. Le lampade Axolight, infatti, vengono tutte progettate, realizzate e assemblate presso le officine veneziane, sia che si tratti di modelli prodotti in serie, sia che si tratti di pezzi unici. Una filosofia artigianale che ben si presta ad andare incontro alle richieste di personalizzazione di una clientela di nicchia molto esigente che ricerca prodotti di qualità, raffinati e funzionali.

lampade Axolight

Leggi tutti i consigli per l’illuminazione di casa tua


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21 Maggio 2020 / / Architettura

Oggi vi porto a visitare una casa davvero insolita. A prima vista sembra una casa in stile giapponese, con il basamento in legno e le finestre scorrevoli lungo le pareti. Ma l’interno nasconde qualche sorpresa.

stile giapponese

Progettata da Syd Furness, architetto e professore all’Università di Cambridge, per sé e per la sua famiglia negli anni ’70, questa casa in stile giapponese ha una personalità unica e una forte connotazione estetica.

stile giapponese

Come tutte le case con queste caratteristiche, o la si ama o la si odia. Recentemente messa sul mercato per il prezzo esorbitante di un milione di sterline e qualche centinaia dopo la virgola, sta facendo discutere. Alcuni vorrebbero acquistarla per raderla al suolo e costruire una villetta tradizionale sulla proprietà, altri vorrebbero ristrutturarla da capo a fondo. Molti, tra i quali gli estimatori di Syd Furness, architetto molto noto nella regione, sperano che un amante dell’architettura la conservi così com’è. E io sono d’accordo con questi ultimi: aprirei una finestra in cucina e ridurrei il numero di camere per ingrandire quelle attuali, un po’ claustrofobiche. Ora andiamo a visitarla.

L’influenza di Frank Lloyd Wright e dello stile giapponese

Per esigenze editoriali nel titolo ho citato lo stile giapponese. Per essere corretta avrei dovuto citare uno dei padri dell’architettura moderna, Frank Lloyd Wright, grande estimatore delle case giapponesi, tanto che ne fece uno dei pilastri portanti del suo stile.

stile giapponese

L’ispirazione giapponese è molto evidente all’esterno: basamento, struttura in legno modulare *, finestre scorrevoli lungo tutta la facciata. 

Ma all’interno l’influenza giapponese viene mitigata dall’organizzazione degli spazi e dall’arredo, decisamente eclettico, che fa assomigliare la casa ad un cottage inglese.

La disposizione interna della casa si configura formalmente intorno a una sala da pranzo centrale a pianta aperta e alla cucina, con le camere da letto che occupano un lato della casa e le zone giorno posizionate all’estremità opposta.

L’ingresso principale si trova sotto un portico chiuso, che conduce all’ampio e generoso corridoio. Il cuore della casa è una sala da pranzo a pianta aperta, luminosa e ariosa, con porte vetrate scorrevoli che si estendono per tutta la lunghezza di una parete. È una stanza particolarmente bella nei mesi estivi, quando l’intero spazio può essere aperto sul giardino.

stile giapponese

Di fronte alla sala da pranzo c’è una cucina ben progettata, con pareti a tutta altezza con scaffalature appositamente costruite su entrambi i lati dello spazio. Una lunga e stretta area di servizio è interconnessa, nascosta dietro una parete divisoria. 

stile giapponese

Il soggiorno è incredibilmente aperto e luminoso, ma anche molto riservato; la siepe matura racchiude il giardino che fa da sfondo naturale. La stanza è organizzata intorno a un’area centrale con un originale camino aperto su un lato. Dal soggiorno si accede a uno studio (o laboratorio) con una grande finestra che si affaccia sul giardino e che lo rende una stanza molto piacevole per lavorare.

stile giapponese

Dal corridoio centrale si accede alla camera da letto principale, un’ampia stanza piena di luce con ripostiglio incorporato e un bagno.

stile giapponese
stile giapponese

* le case giapponesi tradizionali sono costruite secondo moduli con misure ben precise, i tatamidoko, pannelli utilizzati per il pavimento (tatami).

Source: The Modern House

Visita le altre bellissime case della rubrica House Tour


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17 Maggio 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Un bel bouquet di fiori freschi recisi è sempre una gioia per gli occhi, e porta in casa una nota di colore e un lieve profumo. Ma come fare perché durino più a lungo? Ecco alcuni piccoli trucchi da mettere in pratica.

Fiori freschi recisi

I fiori freschi recisi portano un tocco di colore e di allegria in casa, decorano con eleganza e leggerezza e a volte emanano un lieve profumo.

Un bouquet di peonie, per esempio, è di una bellezza impareggiabile, ed è adatto a chi ha gusti romantici. Per chi ha gusti più semplici e rustici, sono perfetti i mazzetti di fiori di campo, di diverso tipo e colore, magari accostati a steli d’erba, rametti o spighe.

Fiori freschi recisi

Il problema è che i fiori recisi sono davvero effimeri, la loro bellezza svanisce in pochi giorni, e noi ci ritroviamo con un vaso riempito di fiori avvizziti

Qual’è il segreto per avere un bouquet fresco più a lungo? Ora vi svelo qualche piccolo trucco, ma prima debbo sottolineare una cosa: tutte le cose, per durare, hanno bisogno di cure. E i fiori freschi recisi non fanno eccezione.

Come fare durare più a lungo i fiori recisi

  • Usate sempre un vaso perfettamente pulito e disinfettato. Potete usare una semplice miscela di acqua e aceto, che ha anche il vantaggio di rimuovere le macchie di calcare, rendendo il vaso brillante e trasparente.
  • Riempite il vaso con acqua fresca di rubinetto, calcolando che il livello non deve superare la metà della lunghezza degli steli. 
  • Aggiungete all’acqua un cucchiaino da caffè di zucchero oppure, se il fioraio ve la fornisce insieme al bouquet, un po’ di polverina nutriente. Potete anche immergere una monetina di rame, che evita la nascita dei funghi e la schiusa di eventuali larve di zanzara, oltre a mezzo cucchiaino di candeggina, per ridurre la formazione di microrganismi.
  • Lasciate riposare l’acqua mentre preparate i fiori. Calcolate, in base all’altezza del vaso e alla forma che volete dare al vostro bouquet, il punto in cui recidere lo stelo. Non tagliatelo troppo, perché nei giorni successivi dovrete ripetere l’operazione e gli steli risulterebbero alla fine troppo corti. Tagliate gli steli servendovi di un paio di cesoie  pulite e affilate, con un taglio netto in diagonale, per consentire al fiore di assorbire più acqua. Un trucco i più: tagliate gli steli tenendoli sott’acqua, magari in un catino o nel lavandino. Vedrete che risultati!
  • Togliete tutte le foglie nella parte bassa dello stelo, cosicché non si trovino sotto il livello dell’acqua, con il rischio che macerino e formino batteri.
  • Cambiate l’acqua tutti i giorni, seguendo i punti da 1 a 3, e accorciate gli steli ogni 3-4 giorni. Se fa caldo, vaporizzate i fiori con un po’ d’acqua.
  • Il vostro vaso di fiori freschi recisi è pronto! Non mettetelo alla luce diretta del sole e nelle correnti d’aria, e deliziatevi della sua vista.

La freschezza dei fiori comincia dall’acquisto

Come ben sa chi mi segue, adoro i fiori, tanto da farne il soggetto principale dei miei dipinti, e per ritrarli spesso acquisto dei bouquet. Per questo sono diventata pignola nel curare i fiori, prima e dopo l’acquisto, anche perché un bel bouquet ha un certo costo.

Fiori freschi recisi

Per legge i fiori sono divisi in tre categorie, in base alla grossezza del fiore, al numero di petali, alla lunghezza dello stelo: extra, prima scelta e seconda scelta. Per verificare la freschezza dei fiori controllate sempre l’aspetto dei fiori e delle foglie. Gli steli devono essere dritti e turgidi, nessuna parte deve presentare ammaccature, segni di avvizzimento della presenza di parassiti. 

Fiori freschi recisi

Un dilemma che mi pongo spesso è quello sulla scelta dei boccioli o dei fiori aperti. Per esperienza i boccioli troppo chiusi non riescono a sbocciare in vaso, e avvizziscono ancora in boccio. I fiori troppo aperti, invece, cominciano quasi subito a perdere le foglie, soprattutto se si tratta di rose, peonie, tulipani. L’ideale è sempre una via di mezzo.

Il mio consiglio è quello di acquistare i vostri fiori freschi da un fioraio di fiducia, che garantisca la qualità del prodotto. In alternativa potete recarvi ai chioschi o trovare una bancarella al mercato. Una buona alternativa, soprattutto se non ci sono fiorai di un certo livello vicino a casa, è ordinare i fiori on line.

Per esempio se cercate un fioraio a Firenze e non avete tempo o voglia di uscire, cercate sul web e sicuramente troverete un fioraio o un distributore che effettua la consegna a domicilio. Potreste obiettare che non si può controllare la qualità dei fiori, ma questo problema si risolve rivolgendosi a distributori che abbiano una chiara politica di rimborso in caso il prodotto acquistato non sia conforme. 

Leggi il post arredare con i fiori.


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15 Maggio 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Sempre più interesse sembra esserci intorno allo stile minimalista ed è sempre più richiesto nella progettazione di interni. C’è da dire che, per arredare la casa in questo stile e mantenerla tale, occorre abbracciare il minimalismo anche come filosofia di vita. E non è cosa per tutti.

Stile minimalista

Un tema centrale del minimalismo, infatti, è la semplicità, non solo come modo per arredare casa: si tratta di un approccio che rifugge dagli eccessi e si libera dell’eccedente. Chi sceglie di applicare questo modus vivendi, dunque, deve fare un’attenta analisi di tutti gli oggetti che possiede, abbandonando il surplus per arrivare ad avere soltanto ciò che è strettamente necessario. Il che implica anche l’attribuire un alto valore ai pochi e selezionati elementi che ci circondano.

Less is more”, ovvero “meno è più”, è la citazione che descrive perfettamente questo stile di vita e di arredamento.

Stile minimalista

Le caratteristiche dello stile minimalista

Dal punto di vista architettonico, lo stile minimalista è caratterizzato da linee regolari e dritte. Volumi ben definiti e puri padroneggiano lo spazio, diventandone protagonisti. Pochi sono gli elementi presenti, ma questi appaiono esteticamente perfetti. E non è raro trovare, nelle case arredate in questo stile, oggetti belli da guardare e dalle forme accattivanti.

Design essenziale, forme squadrate e linearità sono i tratti distintivi degli arredi, che spesso sono di tipo sospeso. Risultano infatti meno invasivi e conferiscono un maggiore senso di leggerezza; sceglieteli ad esempio per il mobile del bagno o della tv.

Stile minimalista

Il minimalismo, proprio perché semplice ed essenziale, non ama suppellettili o decorazioni,considerate “inutili”.  I piani d’appoggio sono spesso liberi da qualsiasi oggetto, infatti il risultato è una casa molto ordinata in cui ogni cosa è al proprio posto. Questo rende anche più facili e veloci le pulizie, ideale per chi ha poco tempo.

Stile minimalista

I colori da scegliere

Per quanto riguarda la scelta dei colori, sono da prediligerei toni neutri: il grigio, il nero e soprattutto il bianco. Toni brillanti e saturi, infatti, costituirebbero quasi un elemento di disturbo all’interno di un ambiente così silenzioso. L’abbondanza di bianco contribuisce a rendere lo spazio più arioso ed etereo, oltre che più grande, apportando il giusto contrasto con gli altri due colori. 

Per un perfetto stile minimalista, preferite tessili a tinta unita a tessili multicolore o con disegni e geometrie.

Stile minimalista

Tuttavia, con interni di questo genere, il rischio di ottenere una casa asettica è alto; non dimenticate quindi di “scaldare” l’atmosfera introducendo elementi naturali come il legno, il rattan o il vimini; inoltre potete usare sia bianchi caldi che freddi, a seconda degli ambienti, e aggiungere elementi vegetali come piante verdi.

Se volete saperne di più su come arredare casa in stile minimalista, visitate il sito https://zeumadesign.com

Credits:


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13 Maggio 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Volete arredare la vostra camera da letto in modo che sia accogliente, pratica e gradevole esteticamente, ma non sapete da dove cominciare? Ecco una guida pratica in 4 passi.

camera da letto

Nelle pagine di questo blog vi ho parlato spesso dell’importanza di un buon sonno ristoratore. Abbiamo visto come scegliere materassi e cuscini, biancheria e coperte, come posizionare le luci, ma non come arredare una camera da letto nell’insieme.

In questo articolo vi illustrerò come arredare una camera da letto in modo che sia funzionale, esteticamente gradevole e accogliente in soli 4 passi.

Prima di cominciare il progetto, procuratevi un metro, carta e matita per fare il rilievo della vostra camera, e se già non lo avete fatto, create una bacheca su Pinterest per raccogliere le idee.

Passo 1. Scegliere lo stile e raccogliere ispirazioni

Prima ancora di stendere il progetto su carta, vi consiglio di scegliere lo stile per l’arredo, i complementi, gli accessori e le finiture. Pinterest è uno strumento molto utile in questa fase, perché vi consente di cercare immagini di interni, di prodotti, delle ultime tendenze, e di creare un archivio ordinato e sempre a disposizione. Definire lo stile è importante perché questa scelta condizionerà gran parte del progetto. 

Foto Francesca Iovene

L’arredo più importante è il letto matrimoniale, ed in base allo stile che avete scelto avrà caratteristiche diverse, per forma, materiali e décor. 

Se optate per una camera da letto coordinata, inserite degli elementi di “rottura” per spezzare la monotonia. Una poltrona, un pouf, una lampada, un tappeto, un’opera d’arte o delle stampe che siano caratterizzati da uno stile diverso e da una personalità spiccata. Questo stratagemma vi aiuterà a personalizzare e a dare carattere alla camera. Al contrario, potete puntare sul letto matrimoniale, soprattutto se disponete di molto spazio. Scegliete un letto dal forte impatto estetico, come il letto a baldacchino, il letto King Size o con una testata importante e decorativa.

Passo 2. Il rilievo della camera da letto e il progetto di massima

Prima di scegliere i mobili, bisogna fare un rilievo dello stato di fatto della camera, che comprenda tutte le dimensioni, sia in piano che in altezza, oltre alla posizione degli elementi fissi come pilastri, serramenti, impianti. Rilevate anche la lunghezza delle diagonali, vi sarà utile nel caso la pianta della stanza sia irregolare. Utilizzate un metro avvolgibile o bindella, meglio ancora un misuratore laser. 

Stendete poi la planimetria in scala utilizzando righelli e squadre, compasso e goniometro, oppure un software di progettazione, come per esempio SketchUp.

Ora potete cominciare ad arredare virtualmente la camera: usate un foglio di carta da lucido, fissatelo sopra alla planimetria e schizzate l’ingombro dei mobili principali, naturalmente in scala. Oppure utilizzate il vostro software di progettazione.

Vi ricordo gli ingombri minimi da aggiungere ai mobili, per una fruizione ottimale:

  • letto: 60cm sui tre lati 
  • armadio con ante scorrevoli: 80 cm lato anteriore 
  • armadio con ante a battente: 90 cm lato anteriore
  • Cassettiera: 80 cm lato anteriore
  • Porte e finestre a battente: dipende dalla dimensione dell’anta
  • Porte e finestre scorrevoli 80 cm

Il progetto di massima serve per capire quanto gioco avete per posizionare gli arredi più ingombranti, per scegliere le dimensioni dei mobili, per ricavare una cabina armadio, per decidere dove mettere i punti luce, per calcolare il costo dei materiali al mq.

Passo 3. Scegliere arredi e finiture: crea la tua mood board

Ora che avete tutte le informazioni, è arrivato il momento di riunirle in modo da scegliere ciò che vi serve e passare agli acquisti.

Lo strumento che vi consiglio è la mood board, una tavola nella quale raccogliere schizzi, immagini, pantoni, annotazioni, prodotti. Potete farla con dei collage su un cartoncino o in versione digitale, l’importante è scegliere e raggruppare i vari elementi seguendo il vostro stile preferito e i vostri gusti, cercando di armonizzare il tutto.

Divertitevi! Incollate le immagini delle camere da letto che vorreste, dei mobili dei vostri sogni, affiancateli a cuscini, tende, tappeti e alle foto di elementi che avete già e che vorreste conservare.

Se siete indecisi, fate diverse tavole con colori, arredi e complementi diversi, attingendo alla vostra board su Pinterest.

Ricordatevi di avere sempre un piano B, ovvero una scelta alternativa, nel caso in cui alcuni prodotti non siano più disponibili o abbiano un prezzo troppo elevato rispetto al vostro budget.

Passo 4: preventivo e acquisti

E’ arrivato il momento di stendere il preventivo di massima, che andrà poi adattato al budget che avete fissato.

camera da letto

Naturalmente l’ammontare dipende dalla portata dell’intervento, se si tratta di un relooking o di una ristrutturazione, e da quanto siete bravi con il fai da te.

Fate una lista minuziosa degli arredi con i rispettivi prezzi ed eventuali costi di trasporto e montaggio. 

Calcolate la quantità in metri quadri dei rivestimenti e delle finiture di pareti e pavimenti, porte e finestre, e aggiungete i battiscopa in metri lineari. Se avete fatto il progetto di massima a regola d’arte, questa operazione non vi porterà via molto tempo: non vi resta che moltiplicare i risultati ottenuti per i prezzi al mq dei materiali che avete scelto, che siano pittura, carta da parati, mattonelle o parquet, e avrete il prezzo totale.

camera da letto

Per raccogliere idee e ispirazioni:


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11 Maggio 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Organizzare al meglio una zona lavanderia in casa non è un’impresa impossibile. Secondo lo spazio che abbiamo a disposizione, esistono diverse soluzioni praticabili.

zona lavanderia

Tutto dipende dallo spazio a disposizione e dalla posizione dello scarico cui va collegata la lavatrice. A questo proposito, vi suggerisco di leggere questo articolo sullo spostamento degli scarichi di bagno e cucina.

Organizzare razionalmente la zona lavanderia consente di ottimizzare la gestione del bucato e di mantenere tutto in ordine e a portata di mano.

Vediamo le caratteristiche che deve avere la zona lavanderia e le soluzioni praticabili per gli spazi ridotti.

Gli elementi indispensabili

Patiamo dagli elementi indispensabili per attrezzare la zona lavanderia. L’elemento indispensabile è indubbiamente la lavatrice. In commercio esistono svariati modelli di dimensioni diverse, con carico frontale o dall’alto, e le lavasciuga. Quest’ultima soluzione è l’ideale se non si ha un posto per stendere i panni, in alternativa all’asciugatrice separata. L’asciugatrice è certamente una comodità, ma ha due svantaggi: consuma molta energia, i capi risultano spiegazzati e hanno una vita più breve.

Per stendere i panni, l’ideale sarebbe avere a disposizione uno spazio all’aperto dove, grazie al sole e all’aria, asciugano più rapidamente. Per chi ha un giardino, la soluzione più pratica è lo stendibiancheria a ombrello. I modelli più avanzati si aprono e chiudono proprio come un ombrello, consentono di aprire i bracci ad altezze diverse, hanno i bracci ruotanti e sistemi di scorrimento fluidi.

zona lavanderia

Esistono anche gli stendibiancheria a muro, da installare in una zona riparata, sul terrazzo o direttamente nel locale lavanderia. Lo stendibiancheria classico o a torre possono essere valide alternative, ma sono molto più ingombranti di quelli sospesi.

zona lavanderia

La lavanderia va poi attrezzata con diversi contenitori per tenere tutto in ordine e a portata di mano. Oltre ai cesti per la biancheria, magari divisi in bianchi, colorati e delicati, prevedete un certo numero di scatole o cesti per riporre le mollette, le spazzole, i detersivi, gli smacchiatori e i prodotti per la cura della lavatrice.

Per custodire tutto questo vi servirà un mobile contenitore o una scaffalatura. Infine, se avete abbastanza spazio, potete aggiungere un lavatoio e l’attrezzatura per stirare. Molto comodi gli assi da stiro a ribalta, che si fissano al muro e che, una volta chiusi, non occupano spazio.

Come ricavare una zona lavanderia

Per chi non ha un locale da dedicare alla zona lavanderia, ci sono diverse soluzioni pratiche ed esteticamente gradevoli che possono risolvere il problema. In questi casi è naturale collocare la lavatrice in bagno o in cucina. In commercio esistono lavatrici compatte che misurano dai 33 ai 45 cm di profondità, e alcuni modelli hanno anche una larghezza ridotta fino a 51 cm.

Per attrezzare un angolo lavanderia prevedete un mobile a colonna che contenga la lavatrice, dei ripiani e delle ante, con la stessa finitura dei mobili della cucina, per nascondere il tutto.

Se avete un bagno o una cucina di grandi dimensioni, potete valutare di chiuderne una parte con pareti in cartongesso: vi basta una larghezza di 70 centimetri per collocare la lavatrice, mensole e chiudere con una pratica porta scorrevole.

Gli altri spazi in cui potete creare la lavanderia sono eventuali nicchie o spazi inutilizzati come un sottoscala, oppure potete sfruttare un disimpegno o uno sgabuzzino. In ogni caso, dovete tenere presente sempre che lavatrici ad oblò necessitano di uno spazio antistante di almeno 60-70 centimetri per le operazioni di carico e scarico.


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8 Maggio 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Un appartamento madrileno in un palazzo borghese è stato ristrutturato distribuendo gli spazi secondo le esigenze contemporanee, in uno stile che strizza l’occhio al passato.

appartamento madrileno

Gli architetti dello studio Luisjaguilar Arquitectura e di ACGP Arquitectos, su richiesta della giovane coppia proprietaria dell’appartamento madrileno, ha ribaltato radicalmente la distribuzione degli spazi. In origine le stanze erano piccole e la cucina era situata all’opposto della zona più luminosa, una collocazione non adatta allo stile di vita contemporaneo. I progettisti hanno spostato cucina e zona giorno verso la facciata principale della casa, dotata di graziosi balconcini affacciati sulla via principale. 

appartamento madrileno

Alla distribuzione degli spazi dal sapore contemporaneo fa da contrappunto uno stile vintage, rafforzato dalle finiture che strizzano l’occhio al passato. Mobili acquistati in negozi di antiquariato, serramenti recuperati, pavimenti in cementine e parquet in larghe doghe di rovere conferiscono un aspetto caldo ed accogliente all’insieme. Modanature e battiscopa dall’estetica vintage esaltano l’altezza del soffitto.

La zona giorno

Uno dei dilemmi posti dalla ristrutturazione era se scegliere un open space per la zona giorno o creare una cucina separata. Gli architetti l’hanno risolta creando un’ampia apertura chiusa da una porta scorrevole a due ante.

appartamento madrileno

Il vetro goffrato delle porte, insieme al pavimento a motivi geometrici tradizionali, al marmo del fondo e al legno delle ante della cucina, esaltano l’aria d’altri tempi della cucina, rafforzata dai rubinetti e dalle maniglie dorate.

appartamento madrileno

La piccola zona pranzo in cucina è arredata con sedie vintage in paglia di Vienna modello Thonet.

Il tavolo e le sedie della zona pranzo nel soggiorno fanno da specchio a quelle della cucina, creando una piacevole continuità.

appartamento madrileno

La zona conversazione occupa l’angolo più intimo del soggiorno, dove la libreria a mezza altezza ha il pregio di non sovraccaricare lo spazio.

Il tavolino in metallo è di Vitra, il tappeto di Lorena Canals, i cuscini di di Andrew Martin, Lizzo e Alahambra. La poltrona a dondolo proviene da un negozio dell’usato.

appartamento madrileno

Spettacolare la panca Thonet, che delimita la zona giorno con leggerezza e leggiadria.

La zona notte

La zona notte, situata all’opposto della zona giorno e speculare ad essa, comprende un bagno di servizio, una camera da letto singola piuttosto ampia, e la camera padronale con annessa cabina armadio e stanza da bagno.

appartamento madrileno

Per raggiungerla bisogna attraversare l’ingresso, un lungo corridoio nel quale una nicchia è stata sfruttata per realizzare una pratica consolle.

appartamento madrileno

In camera da letto prevalgono i colori neutri che creano un’atmosfera rilassante, cui contribuiscono i numerosi cuscini, il plaid di Ofelia Home e la coperta di Zara Home.

Il bagno principale è stato rifinito con mattonelle vintage di Made by Hand, modello Novecento, ispirate alle ceramiche siciliane. Il pavimento è in micorcemento. L’estrema semplicità di questo bagno è controbilanciata dalla spettacolare vasca freestanding di Otranto, con rubinetteria vintage di Portaper.

appartamento madrileno

Progetto: Luisjaguilar Arquitectura e di ACGP Arquitectos

Foto Paolo Sarabia

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6 Maggio 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Al momento nessun cittadino italiano può viaggiare, ma questo non impedisce di iniziare a programmare un lavoro lontano dalla Penisola. E magari scoprire nuove prospettive sia professionali che di vita, in Cina, Australia o Svizzera.

lavoro lontano

È vero, il giorno in cui potremo prendere nuovamente un aereo e viaggiare sembra ancora molto lontano, per via di una situazione che non permette alcun tipo di spostamento o programmazione a breve termine. Però questo è forse il momento migliore per sognare di fare le valigie, e di partire, quando l’emergenza attuale avrà avuto finalmente termine. E chi non sogna, almeno una volta nella vita, di andare a lavorare all’estero? Ci sono diversi motivi che possono spingere una persona a cullare questo desiderio, e tantissime mete pronte per accoglierla a braccia aperte. Cina, Svizzera e Australia sono tre le opzioni più interessanti.

La Cina

Perché optare proprio per la Cina? Per una questione di “portafoglio”. L’economia cinese è una delle più brillanti del momento, e si pensa che nel giro di pochi anni diventerà la prima potenza economica di tutto il globo. Significa che le opportunità lavorative non mancano di certo, e che si possono trovare diversi ruoli aperti e adatti a qualsiasi competenza. In molti credono che la principale barriera sia quella linguistica, ma in realtà per molte mansioni basta conoscere l’inglese base. E la Cina è la soluzione numero uno anche per chi desidera fare carriera.

L’Australia

Sono decenni che gli italiani emigrano in Australia, e un motivo ci sarà. Questa meta viene spesso vista come una vera e propria terra promessa, che regala una chance a tutti, e che riesce a coniugare lavoro, divertimento e bellezza dei paesaggi. Bisogna però studiare con attenzione quali sono i visti richiesti per ottenere l’accesso in Australia. Ad esempio, fino a 31 anni non compiuti è possibile ottenere un Working Holiday VISA, ossia un permesso di vacanza-studio (richiedibile anche su siti come auvisa.org) della durata di 12 mesi, e rinnovabile per un secondo anno. In genere chi usufruisce di questo visto combina vacanza e lavoro, sceglie una grande città, studia la lingua inglese e si mantiene con dei lavori occasionali. Naturalmente ci sono dei paletti da rispettare, che conviene sempre approfondire.

La Svizzera

La terza opzione di oggi è la Svizzera, e forse è una delle più scontate, perché ha tantissimi vantaggi. Per prima cosa, è vicinissima all’Italia e quindi permette di tornare spesso a casa, per consentire di visitare amici e parenti. Da un punto di vista economico, poi, è raro trovare dei paesi così convenienti: per molte professioni, lo stipendio è circa il doppio rispetto alle medie italiane. Inutile poi elencare le mille bellezze della Svizzera, soprattutto per quanto riguarda i paesaggi e la natura. Serve solo fare attenzione alle spese, perché il costo della vita è molto elevato.

lavoro lontano

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4 Maggio 2020 / / La Gatta Sul Tetto

Lo stile Luigi XIII e lo stile Luigi XIV sono molto diversi tra loro, ma è facile confonderli. Per la serie sulla storia dell’arredamento, li metterò a confronto per capire le differenze.

stile Luigi XIV

Nella prima puntata vi ho illustrato le caratteristiche dello stile Luigi XIII, che si sviluppò in Francia a partire dal 1589. Uno stile che è molto diverso dal successivo, ovvero quello che porta la firma di uno dei sovrani più famosi della storia, Luigi XIV, il “Re Sole”.

George Blagden è Louis XIV nella serie Versailles

Il nome di Luigi XIV è legato indissolubilmente a quello della reggia di Versailles, che fu la sua ossessione per tutta la vita. Il castello di Versailles era una residenza di campagna, acquistata da Luigi XIII, che lo utilizzò come casino di caccia. Il giovanissimo Luigi XIV decise di farne il centro di potere del nascente stato francese, e intraprese le opere che lo trasformano in una splendida reggia.

Luigi XVI, deciso a lasciare una traccia indelebile nella storia, creò anche uno stile ufficiale, personale, riconoscibile e in qualche modo autonomo dai precedenti. Luigi salì al trono in tenera sotto la reggenza della regina Anna e del cardinale Mazarino, dunque possiamo datare l’inizio dello stile molto più in là, nel 1670.

Il contesto storico 

Il lunghissimo regno di Luigi XIV, iniziato nel 1643 e terminato nel 1715, lasciò un segno rilevante nella storia, nell’arte e nei costumi. Amante delle arti e della scienza, il Re Sole finanziò le Accademie, incentivò le opere architettoniche, riformò lo stato per renderlo più efficiente. Assunse centinaia di artisti e artigiani specializzati come scultori, disegnatori, falegnami, ebanisti, doratori, pittori, orafi, tappezzieri, che lavorarono per la neonata “Manifacture Royale del Meubles de la Couronne”, diretta dal pittore Charles Le Brun. Come sede vennero scelte le manifatture Gobelins, già famosa per la produzione di arazzi e tappeti finissimi.

Foto di Denis Cheyrouze

Il suo più grande capolavoro fu la reggia di Versailles, che sotto il suo regno assunse l’aspetto che ha oggi. Qui risiedevano i nobili che il re, al fine di esercitare un potere assoluto e incontestato, teneva al sui servizio. Furono create due ali immense per ospitare tutta la corte e il personale di servizio, i giardini furono modellati da André Le Nôtre che installò fontane, labirinti, parterre, statue e padiglioni.

Lo stile Luigi XIV, sontuoso e imponente

Luigi XIV voleva uno stile sontuoso e imponente, e affidò al pittore e decoratore Charles Le Brun, che riuscì a fondere le due grandi correnti artistiche del Seicento, il Barocco e il Classicismo. Le decorazioni pompose tipicamente barocche vengono mitigate dalle composizioni simmetriche ed equilibrate. tuttavia, le proporzioni sono imponenti.

I mobili sono ornati con un preciso repertorio decorativo di ispirazione classica che comprende ghirlande, teste femminili, chimere, fauni, foglie d’acanto, di quercia, di alloro, di palma, la cornucopia, che simboleggia l’abbondanza. Numerosi anche i riferimenti al mondo animale con zampe di leone, aquile e delfini, e non mancano animali fantastici come i cavalli alati, i grifoni e le sfingi. Una caratteristica peculiare dei mobili in stile Luigi XIV è la presenza degli emblemi personali del re, come il sole e le due L simmetriche, la maschera con i raggi e la palmetta.

stile Luigi XIV
Una commode decorata con intarsio Boulle

Un’altra peculiarità è senz’altro la decorazione con l’intarsio Boulle, la raffinata tecnica decorativa inventata dall’ebanista André Charles Boulle. L’intarsio è eseguito con fogli finissimi di osso e madreperla alternati a lamine di ottone, bronzo, argento. 

Infine, è molto importante l’influenza dell’arte cinese, introdotta dall’incisore Jean Bérain.

stile Luigi XIV
Lo stile Luigi XIV in Italia

I mobili sono costruiti in legno massiccio di noce o rovere, e poi rivestiti con gli intarsi, o tinti, dorati o placcati con legni policromi. I più usati sono soprattutto tavoli e console, con le gambe unite da una traversa a forma di X e il piano ricoperto di marmi colorati o alabastro. Sedie e poltrone non cambiano molto rispetto a quelle dello stile precedente: le gambe tornite e l’incrocio a H della base lasciano il posto a gambe decorate con i motivi tipici del nuovo stile e all’incrocio a X della base. Cambiano però le dimensioni, molto più imponenti. Lo stesso discorso vale per il letto, che muta il repertorio decorativo e la dimensione.

Si affermano due nuovi modelli di scrivania: il bureau Mazarin e il bureau plat. Il bureau Mazarin, è una scrivania con due serie di cassetti ai lati.

Bureau Mazarin con intarsio Boulle ispirato a motivi cinesi

Il bureau plat è un grande tavolo con il piano ricoperto di pelle, i cassetti nella fascia sottopiano e le gambe leggermente ricurve.

Bureau Plat

Fa il suo ingresso, alla fine del Seicento, la commode, evoluzione del cabinet, un cassettone con tre cassetti. 

L’illuminazione ricopre un ruolo importante, per illuminare le scene delle feste e degli spettacoli che in questa epoca sono quasi quotidiani. File di candelieri, lampadari a soffitto dotati di innumerevoli bracci e decorati con cristalli di Boemia e specchi a volontà, per moltiplicare la luce. 

Foto di Louis Paulin

Solo a cavallo del Settecento compare la decorazione curva a rocaille, lievemente accennata, che sarà la caratteristica peculiare dello stile Luigi XV.

Gl interni in stile Luigi XIV, il trionfo del superfluo

E’ finita l’epoca delle spartane stanze, seppur reali, dotate del mobilio essenziale. Ogni angolo viene occupato da un mobile, anche se inutile, come le consolle sormontate di specchi. Per la prima volta nella storia dell’arredo, i decoratori sono chiamati ad uniformare, per stile, colori e materiali, l’arredamento di una stanza.

stile Luigi XIV

Si moltiplicano sale, salotti e salottini. La sala da pranzo acquista una valenza propria, i salotti si attrezzano per il gioco d’azzardo e altri intrattenimenti, come le rappresentazioni teatrali. La sala da ballo diventa lo spazio più rappresentativo, di cui l’esempio più sfolgorante è la Galleria degli Specchi a Versailles. 

I caminetti vengono rivestiti di marmo e le pareti sono rivestite con tessuti damascati dai colori intensi, le porcellane cinesi popolano ogni angolo e i tappeti delle manifatture Aubusson ricoprono i pavimenti. Il colore preponderante è l’oro, affiancato dal rosso, dal verde, dal nero.

stile Luigi XIV
La camera da letto di Luigi XIV a Versailles

La camera da letto del re era una stanza d’apparato nella quale, per antica tradizione, il sovrano riceveva le persone importanti, secondo un rigido protocollo. Fu proprio Luigi XIV a crearlo, con le due cerimonie del “lever du roi” e il “coucher du roi”, la prima al risveglio e la seconda al momento di ritirarsi per la notte.


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