“L’ozio è il segreto della perfezione e il fine della perfezione è la giovinezza.” Così si è espresso a proposito dell’ozio uno scrittore del calibro di Oscar Wilde, che certamente se ne intendeva.
Una frase che si presta oggi a diverse attualizzazioni, in un’epoca frenetica, in cui spesso il riposo e il concedersi di fare poco – o nulla – viene percepito come improduttivo. E se fosse invece la base per la produttività, visto che è proprio quando ci si concede di rallentare che si recupera l’energia spesa nelle varie attività?
Il caffè è un rito quotidiano che ben si presta a questa declinazione di ozio: l’ideale per creare dei momenti di qualità capaci di incidere sul benessere nella quotidianità. Fondamentale selezionare con cura la miscela: qualcosa che chi è nato in Italia, la patria del caffè conosce bene.
Tra le miscele più interessanti troviamo quelle della linea Caffè speciality by Maxi Coffee. Ricalcano la passione per questa bevanda attraverso una qualità di alto livello, frutto di una selezione dei migliori chicchi – rigorosamente ottenuti da agricoltura biologica – e di una piena tracciabilità della filiera. Una gamma di caffè perfetti per la moka ma anche in filtro, a prova di intenditore.
Un angolo tutto per sé
Che si viva da soli oppure si condivida lo spazio con altre persone, è importante che in casa ci sia quella che Virginia Woolf ha definito “una stanza tutta per sé”.
Non sempre è possibile ricavare un intero ambiente, motivo per cui l’importante è preventivare un angolo che si senta proprio. Può essere una scrivania, una sedia, una zona dove mettere, se si pratica yoga, il tappeto. Un gesto più che altro simbolico, che però ci ricorda che la casa è il posto dove bisogna sentirci protetti.
Riscoprire il piacere della cucina
Gli italiani prestano particolare attenzione ai piatti che portano in tavola: è una loro caratteristica culturale. Allo stesso tempo, presi dalla frenesia di tutti i giorni è naturale che possa venire meno la voglia di cucinare e realizzare sempre le stesse ricette.
E se creare dei momenti di qualità in casa passasse anche da questo? Dal preparare un piatto che si ama particolarmente e che si tende a tralasciare oppure nel sperimentarne uno nuovo? L’essenziale è condividerlo con chi si vuole bene, a cominciare proprio da se stessi.
Leggere un libro nell’epoca social
Nell’epoca di Facebook e Instagram si tende spesso a fissare il cellulare, scrollando sui social. Un gesto che difficilmente rilassa la mente: è infatti provato scientificamente che non concilia il sonno la sera.
Tutto il contrario di un buon libro, che ha un’azione riposante e persino rigenerante sulla mente, prestandosi a essere letto sul divano come sul letto, in giardino o in qualsiasi altro angolo della casa. E perché no, in compagnia di un buon caffè.
Dedicato a chi ha una vasca
La doccia è certamente comoda e rilassante. Eppure, la vasca ha una sua lentezza, che riscoprire può essere interessante, qualora se ne avesse una.
Non c’è bisogno di andare in una spa, per restare immersi nell’acqua a lungo: si può fare anche a casa, in compagnia di una tisana, di una candela e di un po’ di silenzio, approfittando magari di una giornata uggiosa.
Prendersi cura di una pianta (in acqua)
Non bisogna per forza avere il pollice verde per prendersi cura delle piante. Ne esistono diverse a prova di principiante e di chi non ha fiducia nelle proprie capacità nel giardinaggio. Tra queste ci sono quelle che si coltivano in acqua, le cosiddette idroponiche: richiedono un impegno molto inferiore.
Prendersi cura di una pianta è un po’ come curarsi di sé. Un modo per ricordarsi di quanto sia importante staccare quando si è in casa.
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Le poltrone anni ‘50 hanno una capacità rara: rendere subito interessante anche il living più semplice. Linee leggere, braccioli affusolati, strutture slanciate e quell’equilibrio perfetto tra comfort e carattere che ancora oggi funziona benissimo nelle case contemporanee.
Che tu stia cercando poltrone vintage usate, pezzi di modernariato o poltroncine in stile anni cinquanta nuove e più accessibili, oggi esistono alternative valide per ogni budget (anche sotto i 400 euro).
Come usare le poltroncine anni 50 in casa?
Nel living, le poltroncine anni 50 stanno benissimo in coppia davanti al divano o di lato, così da completare l’area conversazione, da incorniciare con un tappeto.
Le possibilità sono tre e cambiano in base al budget che vuoi dedicare alla tua poltroncina, ma anche al tipo di risultato che vuoi ottenere.
1. Vintage scandinavo e modernariato
Le poltrone più affascinanti arrivano dal mondo del modernariato e del vintage scandinavo. Poltrone iconiche, spesso autoriali, che non sono solo arredi ma veri investimenti: il loro valore tende ad aumentare nel tempo.
Parliamo di poltrone anni 50 vintage realizzate artigianalmente, con strutture in legno massello e materiali che oggi sono difficili da trovare a questi livelli qualitativi.
2. Mercatini second hand e online
Se cerchi poltrone anni 50 autentiche o in stile mid century, i mercatini dell’usato sono una miniera d’oro. Qui puoi trovare sia pezzi originali degli anni ‘50 sia riproduzioni second hand.
Vale la pena monitorare mercatini fisici e piattaforme come Di Mano in Mano, eBay, Subito e Facebook Marketplace: con un po’ di pazienza potrai avere l’occasione di fare un vero affare.
3. Poltroncine in stile anni 50
Vintage e in stile: qual è la differenza?
vintage: con questo termine si indicano arredi di almeno 30 anni di età;
in stile: si tratta di arredi di nuova produzione che riprendono le linee tipiche di un periodo storico o di uno stile autentico.
Le poltroncine in stile anni cinquanta, dunque, sono arredi nuovi che reinterpretano forme e design degli anni ‘50.
Poltroncine in stile anni cinquanta low budget sotto i 400 euro
Ecco una selezione di poltrone in stile anni ’50 , acquistabili online, perfette se cerchi un buon compromesso tra estetica e budget.
Sono soluzioni pensate per chi ama il fascino delle poltrone iconiche, ma vuole restare su un budget contenuto senza rinunciare allo stile.
Poltrone in stile anni 50 imbottite
Le poltrone imbottite degli anni ‘50 combinano volumi morbidi e proporzioni leggere, con rivestimenti tessili che aggiungono calore e carattere. Sono ideali per chi cerca comfort, ma con una chiara identità stilistica.
Delicata e femminile, con rivestimento effetto lino e silhouette morbida: è perfetta davanti al divano o nell’angolo lettura.
Comoda e robusta, in ciniglia color giallo paglierino, questa poltrona è morbida e ha un tessuto traspirante. Si adatta molto bene anche i una casa contemporanea.
Poltrone con paglia di Vienna in stile Mid Century
La paglia di Vienna è uno dei materiali simbolo degli anni ’50. Utilizzata per alleggerire visivamente le strutture in legno, rende le poltrone ariose, eleganti e senza tempo.
Poltrona in legno massello con inserti in polyrattan (un rattan plastico, perfetto se hai gatti in casa e non vuoi rinunciare al pattern della paglia di Vienna), dal look retrò e leggero.
La seduta è imbottita in velluto a coste, morbida, resistente e facile da pulire.
Raffinata e classica, questa poltroncina è dotata di struttura in legno massello, solida e pensata per l’uso quotidiano. La seduta è ampia e imbottita, i braccioli e lo schienale alto offrono un buon supporto.
Il dettaglio in intreccio viennese sullo schienale aggiunge un elegante richiamo retrò, perfetto per un living dal gusto anni ’50.
Un modello particolare, con seduta confortevole, linee morbide e comodi braccioli. La particolarità che la rende unica? L’inserto in paglia di Vienna che scherma i braccioli e aggiunge texture.
Il design sobrio e senza tempo si sposa con materiali eccellenti come teak e rattan naturale. Questa poltroncina artigianale porta in ogni stanza l’eleganza della semplicità.
Il design Mid-Century nasce negli anni ’50 e si riconosce per l’equilibrio tra forma e funzione. Le poltrone di questo filone hanno strutture leggere, gambe affusolate, materiali naturali come legno e fibre intrecciate. Sono sedute pensate per durare, visivamente pulite, ma mai anonime, perfette anche negli interni contemporanei.
Una poltrona piena di carattere. Il mix materico tra teak e fibre naturali e le linee oblique, la rendono sofisticata e senza tempo. Impeccabile nel living, ma anche in veranda.
Una poltrona in stile anni 50 dal carattere deciso, con struttura in legno di caucciù sostenibile.
Seduta e schienale imbottiti sono rivestiti in PU (un materiale sintetico che viene usato come alternativa alla pelle). I braccioli curvi e le gambe affusolate con terminali dorati aggiungono un tocco elegante e mid-century.
Lo Space Age nasce a cavallo tra la fine degli anni ’50 e i primi ’60, spinto dall’entusiasmo per il futuro e le nuove tecnologie. Linee curve, basi girevoli, forme avvolgenti e materiali innovativi definiscono questo stile futuristico, che ancora oggi risulta sorprendentee scenografico.
Girevole e reclinabile, con seduta ampia e imbottita per un relax totale. Rivestita in tessuto verde, poggia su una base in metallo in tinta, ispirata alla linea Tulip di Saarinen, che la rende stabile e visivamente pulita.
Negli anni ’50 anche i tessuti sono protagonisti. Fantasie geometriche, pied de poule e motivi grafici vengono utilizzati per dare carattere alle sedute. Sono poltrone che funzionano come veri accenti visivi, capaci di animare anche gli spazi più neutri.
Poltrona in stile anni ’50 con piedini in metallo, rivestita in elegante tessuto pied de poule bianco e nero.
La seduta ampia e le dimensioni generose (78×86×H84 cm) la rendono un pezzo importante, dal forte impatto visivo.
Questa poltroncina retrò, con struttura in legno è pensata per durare nel tempo.
Tutto il comfort che cerchi in un piccolo spazio: questa seduta si adatta anche agli spazi compatti portando carattere e movimento, grazie alla fantasia geometrica.
Scegliere una poltrona in stile anni ’50 non significa inseguire una moda, ma portare in casa un pezzo di design capace di attraversare il tempo. Che sia una riproduzione imbottita, un modello con paglia di Vienna o una seduta più audace in stile Space Age, ciò che conta è il dialogo che riesce a creare con lo spazio e con chi lo vive ogni giorno.
Inserite con equilibrio, riescono a dare carattere anche agli ambienti più semplici, senza bisogno di grandi rivoluzioni.
C’è un momento preciso in cui questa domanda arriva e non sai da dove cominciare:
quando hai appena imbiancato e non hai alcuna voglia di rimetterti tra rulli, teli e schizzi di pittura.
quando vivi in affitto;
quando senti di volerti aprire al colore, ma non te la senti di iniziare dalle pareti.
Se percepisci che la casa è ordinata, luminosa e curata, ma non vibra come vorresti e non racconta chi sei, questo è il segnale che hai bisogno di portare i tuoi colori in casa.
La buona notizia è questa: una casa può essere percepita come colorata anche se le pareti sono bianche. La “cattiva” notizia è che continuare a rifugiarsi solo nei neutri non è una scelta, ma una rinuncia.
Viviamo in un’epoca in cui il bianco, il beige e il grigio sono diventati una tendenza totalizzante. Dilagano negli interni, si replicano all’infinito su Pinterest, sulle riviste, sui social. Ambienti impeccabili, sì, ma anche silenziosi, anestetizzati, emotivamente spenti.
Il colore, invece, è una necessità per ogni essere umano e se la pensi diversamente, secondo me, è solo perchè non hai ancora individuato i colori giusti per te.
Ciao, sono Federica, home stylist e interior blogger.
In altre parole, supporto le persone come te a creare una casa che le rappresenti.
Interni tutti neutri? Ecco perché dovresti evitarli
Una casa completamente neutra non è rassicurante: è priva di stimoli. Scegliere solo bianco, beige e grigio non significa andare sul sicuro, significa restare in superficie. È un rifugio visivo che evita il rischio, ma evita anche il coinvolgimento emotivo. In altre parole, non ti porta benefici positivi: ti anestetizza.
I neutri, per loro natura, non trasmettono nulla:
non attivano;
non motivano;
non trasmettono sensazioni (nè positive, nè negative).
Sono ottimi per fare da ponte tra due colori o per restare una base su cui poi aggiungere tinte e contrasti, ma da soli non bastano per rendere una casa viva, vitale, vissuta.
Questo non vuol dire che tu debba vivere circondato da un mix caleidoscopico di colori accesi, saturi o invadenti, a meno che non ti piacciano. I colori non sono solo “forti” o “vivaci”. Esistono tinte chiare, scure, polverose, profonde, desaturate, morbide, vellutate.
C’è una gamma infinita di tinte che nulla hanno a che fare con l’eccesso.
Usare i colori che ami davvero nella tua casa ti permette di ricevere ogni giorno una dose costante di energia positiva.
Se pensi che una casa senza colori sia giusta per te, voglio dirti una cosa: molto probabilmente non è vero che ami solo i neutri e che il colore ti innervosisce.
La verità, da professionista che ogni giorno lavora con colori, persone e case reali, è un’altra: non hai ancora individuato i tuoi colori felici e le dosi giuste per utilizzarli in casa. Quelli che appartengono alla tua memoria, al tuo vissuto, e che proprio per questo non ti annoiano mai.
Pareti bianche e accessori colorati: ecco a cosa fare attenzione
Oggi abbiamo a disposizione uno strumento prezioso, capace non solo di individuare i tuoi colori felici, ma anche di mostrarti che tipo di contrasti cromatici ti fanno stare bene: tra chiaro e scuro, tra caldo e freddo.
Si chiama RAH test e, se vuoi, possiamo farlo insieme. Così smetti di arrovellarti davanti a palette che non senti tue e di dubitare continuamente delle tue scelte.
Perché è importante avere consapevolezza di quali contrasti preferisci? Come questo test basato sulle neuroscienze dimostra, ogni individuo reagisce in modo diverso ai contrasti cromatici. C’è chi si sente a casa in ambienti dai contrasti delicati e chi, al contrario, ha bisogno di accostamenti più decisi per percepire equilibrio.
Se vuoi – o devi avere – pareti bianche, questo aspetto diventa fondamentale.
Ti faccio due esempi concreti, presi da alcuni test RAH realizzati negli ultimi mesi.
M. ama colori chiari e contrasti morbidi. Dal suo test RAH, che vedi qui sotto, emerge che i suoi colori preferiti sono, per l’88% chiari e semi chiari. Nel suo caso, pareti bianche abbinate a tinte aranciate chiare o azzurri delicati creano un insieme armonioso e delicato. Il contrasto c’è, ma è lieve. Per questo, dovendo progettare il suo living con pavimento scuro, ho puntato tutto sulle tinte luminose, per renderle predominanti. Ho pensato a un divano celeste chiaro, tende e tappeto chiari e un pouf color pesca molto luminoso.
A., invece, ama soprattutto i colori intermedi: semi chiari e semi scuri. Il 76% della sua palette è contraddistinta da tinte chiare e semi chiare. Questo vuol dire che, volendo tenere le pareti bianche, potrebbe aggiungere diversi elementi colorati semi chiari e semi scuri, creando contrasti più decisi rispetto a quelli di M. Accanto alla sua palette, che vedi qui sotto, trovi due immagini d’esempio che ho creato e inserito nel manuale del suo RAH test: servono a guidarla nella creazione del giusto contrasto cromatico in casa.
Ecco perché i contrasti che ami sono la base di ogni palette riuscita.
Valgono per l’accostamento tra divano e tappeto, tra cuscini e seduta, tra quadri e pareti bianche e anche nella scelta dei piccoli elementi, da accostare ai tuoi arredi.
Come aggiungere colore in una casa con pareti bianche
Una casa colorata può avere pareti bianche. Il colore non è solo pittura murale: è direzione, ritmo, intenzione.
Ecco alcune idee per portare il colore in casa senza dipingere le pareti, andando oltre i soliti accessori.
1. Color capping: il soffitto come quinta scenica
Se non sei prontə ad avere una superficie colorata all’altezza degli occhi, guarda in alto.
Il soffitto è una superficie spesso dimenticata, ma ha un potenziale inespresso molto potente. Il color capping è una delle pochissime tendenze che consiglio davvero: avvolge lo spazio, lo rende più intimo, più progettato. Non servono soffitti altissimi: con un colore chiaro o medio puoi lavorare tranquillamente anche da 270 cm in su, senza che la stanza sembri più bassa.
2. Porte colorate
Soprattutto se hai una casa con qualche anno di età in cui le porte sono in legno massello, ma un po’ troppo scure per i tuoi gusti, non le sostituire, rendile protagoniste. Puoi usare un colore che faccia da filo conduttore in casa.
Così facendo, il corridoio si arreda da solo.
Se non vuoi portare quel colore in ogni stanza, puoi dipingere anche solo una faccia della porta. A tal proposito, ti lascio qui sotto uno schemino per dipingere una stessa porta in due colori diversi o solo da un lato.
3. Libreria colorata
Una libreria rappresenta un volume importante, che può davvero fare la differenza in una stanza con pareti bianche. Inoltre, permette di aggiungere ulteriore colore o tinte neutre attraverso i libri e gli oggetti decorativi sulle mensole.
Se la libreria non ha il fondo, si creerà un contrasto tra parete e colore del mobile, quindi, scegli il suo colore tenendo conto di quanto contrasto vuoi creare.
Qui il dialogo con la parete bianca è diretto: più contrasto scegli, più il mobile diventa protagonista. Per questo, il colore va selezionato in base al livello di contrasto che senti tuo, non in base alla moda del momento.
4. Una gallery wall importante
Una parete bianca prende vita all’istante con una gallery colorata e ben studiata. Scegli due o tre colori – anche di più, se ti rappresentano – e usali come filo conduttore tra soggetti, cornici, stampe. Il risultato non è solo decorazione, ma il tuo racconto.
Sì, anche le tende possono essere colorate. Qui serve attenzione: se non sono oscuranti, il loro colore si diffonderà nella stanza con la luce naturale. È un effetto bellissimo, ma va previsto. Ancora una volta, conoscere i colori che ti fanno stare bene fa la differenza.
Se scegli di osare con delle tende colorate, potrebbe tornarti utile la regola del 60 30 10, un must per creare un ambiente armonioso.
Una casa colorata non deve per forza avere pareti colorate
Una casa può essere colorata anche con pareti bianche. Il punto non è quanto colore usi, ma quale e come.
i neutri da soli non bastano
il colore giusto non stanca
i contrasti che ami guidano ogni scelta
anche piccoli interventi possono cambiare tutto
Se senti che è arrivato il momento di smettere di copiare palette e iniziare a costruire un interno che ti somiglia davvero, il RAH test è il primo passo, per scoprire i tuoi colori felici e imparare a usarli, con consapevolezza, nella tua casa.
Ristrutturare un appartamento in città ti pone di fronte sempre alla stessa immancabile sfida: far convivere estetica, funzionalità e flessibilità, soprattutto se la casa è vissuta da una coppia o una famiglia – o se si vuole tenere aperta la possibilità di affitti brevi in città d’arte.
Questo progetto spagnolo, visto sul sito immobiliare Larsson estate ci offre tanti spunti intelligenti da cui prendere ispirazione. Vediamoli insieme.
Open space luminoso: come arredare un soggiorno grande
La zona giorno è un grande open space con ampie finestre: una condizione ideale, ma anche insidiosa. Gli spazi ampi, infatti, rischiano di sembrare freddi o poco definiti e se da un lato le ampie finestre portano luce, dall’altro rendono la progettazione degli spazi più difficoltosa.
Qui la soluzione è chiara:
Divani chiari, bassi e profondi creano un’isola conversazione accogliente
Un tappeto ampio e materico unifica l’area relax e smorza la sensazione di “vuoto”
Il tavolino leggero in metallo e piano in marmo aggiunge eleganza senza appesantire
Consiglio da copiare: in soggiorni grandi non basta “mettere un divano contro il muro”. Crea micro-zone funzionali (relax, pranzo, studio) usando tappeti, lampade e disposizione degli arredi.
Cucina a vista elegante: glamour contemporaneo senza pensili
La cucina è parte integrante del living e diventa quasi un elemento d’arredo in continuità.
Scelte che troviamo molto interessanti:
Solo colonne e isola, niente pensili, così la parete resta leggera
Ante lisce nere con venature del legno visibili: danno calore e modernità al tempo stesso
Piano in gres effetto marmo grigio lucidoè luminoso, ma resistente (forse noi avremmo consigliato una finitura opaca, perché è più pratica)
Maniglie e dettagli glamour dorati, ripresi negli sgabelli in metallo con seduta in velluto nero
Al posto dei pensili, una mensola elegante con quadri in bianco e nero: la cucina entra nel linguaggio del soggiorno.
Consiglio da copiare: se temi che una cucina a vista sembri troppo “tecnica” e minimal, lavora su materiali sofisticati, dettagli metallici e oggetti decorativi. Deve sembrare una zona arredata con stile, non solo un luogo operativo. In questo modo l’integrazione con il soggiorno, risulterà più naturale ed elegante.
Il colore usato con intelligenza: pareti dipinte a metà
Nella camera principale troviamo una soluzione semplicissima, ma di grande effetto: pareti dipinte a metà altezza.
Parte inferiore: grigio scuro profondo
Linea di separazione: sottile fascia nera
Parte superiore: bianco caldo panna
Anche termosifoni e armadio seguono la stessa logica cromatica, diventando parte del progetto.
Perché funziona:
Abbassa visivamente l’altezza e rende la stanza più avvolgente
Aggiunge carattere senza usare carta da parati o rivestimenti costosi
Integra elementi tecnici (radiatori, armadi) invece di nasconderli
Questa è una soluzione perfetta per camere moderne che vogliono essere eleganti ma non anonime.
Camera multifunzione: zona notte + angolo studio + letto extra
Sempre nella camera principale è stato ricavato un angolo studio con divano letto blu. Non è solo una scelta estetica, ma una strategia progettuale:
Di giorno: zona lavoro o lettura
Di notte: posto letto in più per ospiti
Consiglio da progettista: quando ristrutturi, chiediti sempre “Questa stanza può fare più di una cosa?” Una poltrona letto, un divano compatto o una scrivania ben integrata rendono la casa più flessibile nel tempo a seconda delle esigenze del momento.
Carta da parati grafica: carattere senza caos
Nella seconda camera, l’atmosfera cambia completamente:
Pareti giallo senape dipinte a metà
Dietro il letto, carta da parati panoramica grafica in bianco e nero in stile paesaggio illustrato
Il risultato è uno stile francese eclettico chic equilibrato: il colore caldo dialoga con il disegno in bianco e nero, che resta elegante e non invadente.
Consiglio da progettista: se usi una carta da parati importante, mantieni il resto della stanza semplice (tessili neutri, arredi lineari). Il protagonista deve essere uno solo, per non creare confusione e stanze poco accoglienti.
Bagno piccolo? Usa gli specchi come strumento progettuale
Nel bagno della suite il trucco è tutto nel gioco di specchi. Superfici riflettenti ben posizionate amplificano la luce e raddoppiano visivamente lo spazio.
Non è solo una scelta estetica: è una strategia per far sembrare il bagno più grande, più luminoso e più “importante”.
Una casa pensata per vivere… o per affittare
Dal numero di posti letto e dalla flessibilità degli ambienti, questo appartamento sembra progettato anche in ottica affitto breveper Airbnb. Ed è uno spunto utilissimo anche per chi ristruttura in città d’arte italiane.
Cosa imparare:
Più posti letto senza sembrare un dormitorio
Ambienti neutri, ma con qualche accento forte (carta da parati, pareti bicolore, accenti di colore) per rendere la casa più interessante
Spazi versatili che funzionano per una famiglia… ma anche per gli ospiti
Una casa bella, funzionale e flessibile mantiene più valore nel tempo, sia per chi la vive sia per chi decide un giorno di metterla a reddito.
Questo appartamento, segue un po’ il nostro approccio e ci insegna che ristrutturare bene non significa riempire di arredi, ma:
✔ Definire le funzioni con l’arredo ✔ Usare il colore in modo architettonico ✔ Scegliere materiali che dialogano tra loro ✔ Rendere ogni stanza più flessibile, dove possibile
Sono scelte che funzionano in una casa europea contemporanea… ma anche in un normale appartamento di città, se progettate con attenzione.
C’è un pregiudizio radicato quando si parla di architettura: l’idea che il
progetto “su misura” sia qualcosa di elitario, un surplus riservato a chi può
permettersi metri quadri generosi e budget importanti.
In realtà accade spesso l’esatto contrario. È proprio quando lo spazio è poco,
irregolare o complesso che il progetto su misura smette di essere un’opzione e
diventa una necessità.
Un piccolo intervento residenziale come Casa
Hannah lo dimostra con chiarezza; progettata dallo studio Workshop, Diseño y
Construcción a Mérida, nello Yucatán, Messico, su un lotto estremamente
contenuto, il progetto non “abbellisce” lo spazio: lo rivela.
Cosa significa davvero su misura?
Progettare su misura non vuol dire risolvere un incastro difficile o disegnare
un arredo ad hoc. È, prima di tutto, un modo di guardare allo spazio: partire
dal luogo, dalle sue dimensioni reali, dalla luce, dal clima, e da come verrà
abitato. Significa costruire una risposta coerente, senza forzature e senza
scorciatoie.
In Casa Hannah questo approccio è evidente. Su un lotto di appena 105 metri
quadrati, gli architetti non hanno cercato di replicare il modello della casa
tradizionale in formato ridotto. Hanno scelto piuttosto di lavorare sulla
continuità degli spazi, sul rapporto tra interno ed esterno, sulla percezione. I
metri quadri restano gli stessi, ma la sensazione è di uno spazio che si dilata.
Gli spazi respirano, la luce accompagna il percorso, l’architettura fa il
suo lavoro senza farsi notare troppo.
In un progetto ben calibrato nulla è superfluo, ogni scelta ha un senso, ogni
spazio trova il suo ruolo. Non servono metri quadri in più, ma metri quadri
pensati meglio. Casa Hannah tiene tutto insieme con un’idea chiara, e il
risultato è una qualità dell’abitare che si percepisce nel tempo.
Spesso ci si chiede quanto possa costare un progetto davvero su misura. Molto
meno, invece, ci si chiede quanto costi vivere ogni giorno in uno spazio che non
lo è.
Bespoke Design Is Not a Luxury: The Case of Casa Hannah
There is a deeply rooted misconception when it comes to architecture: the idea that bespoke design is something elitist, an added extra reserved for those who can afford generous floor areas and substantial budgets.
In reality, the opposite is often true. It is precisely when space is limited, irregular, or complex that bespoke design stops being an option and becomes a necessity.
A small residential project like Casa Hannah makes this point clearly. Designed by Workshop, Diseño y Construcción in Mérida, Yucatán, Mexico, on an extremely compact plot, the project does not attempt to “embellish” the space. It reveals it.
What does bespoke really mean?
Designing bespoke does not mean solving a tricky corner or creating a custom piece of furniture. First and foremost, it is a way of looking at space: starting from the site itself, its real dimensions, light conditions, climate, and the way it will be lived in. It means shaping a coherent response, without forcing solutions or taking shortcuts.
In Casa Hannah, this approach is immediately evident. On a plot of just 105 square metres, the architects did not try to compress the traditional house model into a smaller footprint. Instead, they focused on spatial continuity, on the relationship between interior and exterior, on perception. The square metres remain the same, but the space feels as though it expands.
The rooms breathe, light guides the movement through the house, and the architecture does its work quietly, without drawing attention to itself.
In a well-calibrated project, nothing is superfluous. Every choice has a purpose, every space finds its role. What matters is not having more square metres, but having better thought-out ones. Casa Hannah holds everything together with a clear idea, and the result is a quality of living that reveals itself over time.
We often ask how much a truly bespoke project might cost. Far less frequently do we ask how much it costs to live, every day, in a space that is not.
The Dylan Hotel è ubicato in un sito storico nella cintura dei canali di Amsterdam ed è uno degli indirizzi più esclusivi della metropoli olandese. Situato nella suggestiva area delle 9 Straatjes, tra boutique indipendenti, gallerie d’arte e caffè storici.
Qui, la storia secolare della città si intreccia con un design contemporaneo essenziale e senza tempo, dando vita a un’esperienza di soggiorno esclusiva e profondamente identitaria.
Un hotel di lusso in una location ricca di storia
La posizione di The Dylan Hotel non è solo centrale, ma anche straordinariamente significativa dal punto di vista storico. Già nel 1638, su questo stesso sito, venne inaugurato lo Schouwburg, uno dei teatri più importanti e influenti dei Paesi Bassi. Per quasi due secoli, l’edificio fu il cuore culturale e mondano di Amsterdam.
Dopo un incendio devastante, nel XVIII secolo il teatro venne sostituito da una costruzione nello stile tipico delle case sui canali. Oggi, l’imponente portale in pietra è l’unica testimonianza visibile del glorioso passato teatrale ed è diventato l’ingresso simbolico di the dylan hotel.
The Dylan Hotel oggi: ristrutturazione e visione progettuale
Inaugurato per la prima volta nel 1999, ha attraversato due periodi di ristrutturazione, una nel 2016 e l’altra nel 2024.
Nel 2024, le camere situate nell’edificio Serendipity sono state oggetto di un’importante ristrutturazione, parte di un più ampio progetto di rinnovamento che ha coinvolto anche la brasserie Occo e il ristorante stellato Michelin Vinkeles.
La riprogettazione è stata affidata a Paul Linse dello Studio Linse, celebre per progetti iconici come la Royal Opera House di Londra. L’obiettivo era chiaro: creare un’estetica senza tempo capace di rispettare l’eredità del Secolo d’Oro olandese e, allo stesso tempo, accogliere le esigenze del viaggiatore contemporaneo.
Un luogo sospeso tra sostanza storica e minimalismo moderno
Questo boutique hotel offre un rifugio elegante partendo dal cortile interno, ricco di vegetazione e dal tipico fascino di Amsterdam.
Ma è soprattutto nei suoi interni che l’hotel si esprime in tutto il suo stile fatto di contrasti armoniosi. Il legno e i soffitti alti sono gli elementi chiave degli interni. Si gioca con i tetti a spiovente e assi di legno posizionate strategicamente per creare un gioco di prospettive negli spazi interni.
Materiali preziosi, palette cromatiche neutre e arredi su misura dialogano con elementi architettonici originali. Nella brasserie Occo, divani in velluto e tavoli in quarzite dalle texture delicate si riflettono nelle superfici specchiate, amplificando la luce naturale proveniente dal cortile interno ricco di vegetazione.
Nel ristorante Vinkeles, una tenda in velluto grigio richiama il passato teatrale dell’edificio, mentre nelle camere e nelle suite l’atmosfera si fa più intima. I loft con tetti spioventi e travi in legno del XVII secolo sono tra gli spazi più suggestivi: scale ripide, angoli accentuati e arredi minimal in tonalità beige e nere creano un dialogo elegante tra antico e moderno.
Nei bagni spicca la firma di Dornbracht
Tutti i bagni di The Dylan Hotel condividono un’estetica luminosa e ariosa. Travi a vista con antiche iscrizioni, pareti bianche e pavimenti chiari contribuiscono a un senso di purezza e leggerezza. Le configurazioni variano a seconda della tipologia di camera: da spazi compatti a bagni open space che si integrano armoniosamente con la zona notte.
Elemento distintivo è la rubinetteria Tara di Dornbracht, presente in tutte le camere e suite. Dai miscelatori freestanding per vasca alle soluzioni per lavabo in legno o quarzite, la finitura Platinum spazzolato rafforza l’identità lussuosa che caratterizza the dylan hotel.
Rispettare il passato e accogliere il presente: è questo il cuore pulsante dell’esclusivo boutique hotel Dylan.
Visita altri bellissimi hotel e ristoranti nella rubrica Public Place.
La presenza di bagni ciechi è un fenomeno particolarmente diffuso nel tessuto abitativo italiano. Nei centri storici, edifici costruiti secoli fa, quando i requisiti igienico-sanitari erano diversi, presentano frequentemente bagni ricavati in spazi interni privi di affaccio esterno. Nelle costruzioni più moderne, specialmente in appartamenti di metratura contenuta, capita di trovare il secondo bagno in zone centrali della planimetria per ottimizzare la disposizione degli altri ambienti, sacrificando la finestra del bagno in favore di camere e soggiorni più luminosi.
Nella nostra attività di progettisti ci capita spesso di intervenire su bagni ciechi preesistenti che, per proporzioni o impostazione originaria, risultano poco valorizzati: in questi casi l’obiettivo è leggere con precisione i limiti dello spazio e intervenire su luce, ventilazione e materiali in modo coordinato, così da migliorarne la qualità percepita e ridurre la sensazione di chiusura.
Tanto in fase di progettazione che rinnovamento degli ambienti, adottiamo soluzioni e strategie per fare in modo che qualsiasi bagno cieco possa risultare il più possibile luminoso e arieggiato, nonché equilibrato nelle proporzioni e confortevole nell’uso quotidiano.
Ventilazione meccanica e gestione dell’umidità: la base tecnica imprescindibile
Quando progettiamo un bagno privo di finestra, partiamo sempre da un presupposto preciso: la ventilazione meccanica rappresenta l’elemento che più di ogni altro ne determina la qualità ambientale. In assenza di aerazione naturale, la normativa nazionale richiede un sistema di estrazione dedicato, imprescindibile per garantire condizioni igieniche adeguate.
La normativa nazionale prevede infatti che, in assenza di aerazione naturale, l’estrazione dell’aria sia assicurata da un sistema meccanico dedicato. Senza questo impianto, il locale non può considerarsi conforme dal punto di vista igienico-sanitario.
Gli aspiratori puntuali sono la soluzione più diffusa nei bagni ciechi e vengono installati a parete o a soffitto, collegati a una canalizzazione che convoglia l’aria verso l’esterno dell’edificio.
È importante chiarire un aspetto che spesso genera fraintendimenti: lo scarico delle esalazioni non può avvenire direttamente in facciata, ma deve raggiungere la copertura dell’edificio, con sbocco sopra il tetto, come previsto dalla normativa nazionale. Questo dettaglio, che ci capita di affrontare di frequente in fase di consulenza, è fondamentale per evitare valutazioni progettuali basate su presupposti non corretti. In alcune situazioni particolari — come zone storiche o centri soggetti a vincoli — i regolamenti locali possono prevedere soluzioni diverse, ma si tratta di casi limitati e subordinati a precise autorizzazioni.
La necessità di raggiungere la copertura comporta implicazioni pratiche significative: nei condomini esistenti, quando non è presente una canna di esalazione dedicata, la realizzazione dell’impianto può risultare complessa o, in alcuni casi, non perseguibile senza interventi invasivi. È una condizione che richiede valutazioni puntuali caso per caso. Diversa è la situazione nelle nuove costruzioni, case unifamiliari o nelle villette, dove è possibile progettare fin dall’inizio un sistema di ventilazione conforme e integrato correttamente nel percorso impiantistico generale.
Dal punto di vista funzionale, gli aspiratori si distinguono per modalità di attivazione e prestazioni. I modelli tradizionali funzionano tramite interruttore o in abbinamento all’accensione della luce; quelli più evoluti integrano sensori di umidità che regolano l’attivazione automatica oltre soglie predefinite. Questa soluzione, che consigliamo spesso, riduce consumi inutili e assicura un controllo continuo dell’umidità anche in assenza dell’utente. Timer e spegnimenti ritardati consentono di completare l’estrazione del vapore dopo l’utilizzo della doccia, mentre i motori brushless a bassa rumorosità permettono un funzionamento prolungato senza interferire con il comfort acustico.
La portata dell’aspiratore deve essere dimensionata sul volume del bagno e sulla frequenza d’uso. Un impianto sottodimensionato non riesce a gestire l’umidità generata, mentre un sistema sovradimensionato produce rumore e consumi non necessari. Per verificare il corretto funzionamento, l’uso di igrometri è estremamente utile: l’umidità relativa dovrebbe tornare intorno al 50-60% entro 30-60 minuti dall’uso della doccia. Valori stabilmente superiori indicano un ricambio d’aria insufficiente che richiede un intervento di adeguamento. La presenza di muffe su pareti, soffitti o fughe è un segnale inequivocabile di inefficienza della ventilazione e impone un controllo immediato dell’impianto.
Nella nostra attività professionale insistiamo sempre su questo punto: una ventilazione meccanica corretta è il fondamento di qualsiasi bagno cieco ben progettato. Solo con un sistema efficiente e normativamente conforme è possibile garantire condizioni di salubrità, durabilità dei materiali e comfort quotidiano.
Illuminazione, colori e specchi: creare luminosità dove manca la luce naturale
Quando progettiamo o rinnoviamo un bagno privo di finestra, identifichiamo nell’illuminazione artificiale uno degli strumenti più efficaci per trasformarne la percezione. La qualità della luce incide direttamente sulla lettura dello spazio, sulla profondità visiva e sul comfort quotidiano; per questo, senza una strategia luminosa ben definita, anche un ambiente proporzionato tende a risultare piatto e meno accogliente di quanto potrebbe.
L’illuminazione artificiale deve essere particolarmente curata, diventando protagonista assoluta. In genere, evitiamo di ricorrere a una singola plafoniera centrale: genera illuminazione piatta, ombre sgradevoli, non compensa adeguatamente la mancanza di luce naturale. L’approccio che prediligiamo è quello dell’illuminazione stratificata su più livelli. L’illuminazione generale diffusa da soffitto (plafoniere, faretti LED incassati distribuiti uniformemente) fornisce una base luminosa. L’illuminazione specifica allo specchio (LED integrati o applique laterali) assicura luce ottimale senza ombre per trucco e rasatura. Infine, l’illuminazione d’accento (LED strip nascosti dietro mensole, sotto mobili, lungo profili) crea profondità, tridimensionalità e atmosfera.
La temperatura colore è un altro elemento che richiede particolare attenzione. Nella maggior parte dei casi, suggeriamo una base neutra intorno ai 4000 K, che riproduce in modo credibile la luminosità diurna e garantisce una buona resa cromatica. Accenti più caldi, intorno ai 3000–3500 K, permettono di modulare l’atmosfera senza alterare la percezione generale dello spazio. Sconsigliamo, in genere, luci molto calde, dato che abbiamo riscontrato che nei bagni ciechi questa scelta riduce la leggibilità e crea una sensazione di penombra. L’inserimento dei dimmer è un accorgimento che consigliamo piuttosto spesso, perché consente di adattare la luce alle diverse attività, dalla preparazione mattutina ai momenti di relax serale.
La resa finale dell’illuminazione dipende anche dalla relazione con i colori e i materiali. Superfici chiare e finiture con buona capacità riflettente amplificano la luce disponibile, migliorando la percezione dello spazio; al contrario, materiali scuri o molto opachi la assorbono e richiedono un apporto luminoso maggiore. Nella nostra pratica abbiamo visto spesso che molte criticità attribuite all’illuminazione derivano invece dalla scelta errata delle superfici. Per questo suggeriamo sempre di valutare illuminazione e palette cromatica come un unico sistema progettuale.
Secondo la nostra esperienza, anche gli specchi sono alleati potentissimi nei bagni ciechi, moltiplicando virtualmente lo spazio e la luminosità attraverso riflessione. Uno specchio grande – idealmente che copre l’intera parete sopra il lavabo o si estende dal pavimento al soffitto – raddoppia visivamente lo spazio riflettendo l’ambiente. Quando illuminato correttamente (LED integrati perimetrali o retrostanti), lo specchio diventa fonte luminosa secondaria che irradia luce nell’ambiente. L’effetto di specchi e mobili da bagno di grandi dimensioni o retroilluminati può trasformare radicalmente la percezione di un bagno cieco, compensando significativamente l’assenza di luce naturale e creando sensazione di apertura e respiro.
E poi non va dimenticato che gli specchi possono essere utilizzati creativamente: specchiare un’intera parete laterale crea illusione di doppia larghezza; specchi posizionati strategicamente per riflettere zone illuminate o elementi decorativi moltiplicano questi elementi. Specchi senza cornice o con cornici minimaliste massimizzano superficie riflettente. La qualità dello specchio conta: quelli economici con vetro sottile distorcono l’immagine creando disagio; specchi di qualità con vetro spesso perfettamente piano offrono riflessione fedele e piacevole.
In alcuni casi, abbiamo adottato anche alcune soluzioni originali con cui simulare la presenza della finestra. Una soluzione che utilizziamo talvolta consiste in pannelli traslucidi retroilluminati con LED, decorati con texture o immagini naturalistiche – cieli luminosi, leggere chiome di alberi, gradienti morbidi – capaci di suggerire visivamente la presenza di una superficie illuminata dall’esterno. Questa componente grafica, se trattata con discrezione, contribuisce a rendere lo spazio più arioso senza scadere nell’effetto scenografico artificiale. In interventi più avanzati adottiamo sistemi che modulano la temperatura colore nell’arco della giornata, ricreando le variazioni tipiche della luce esterna e migliorando l’atmosfera complessiva del bagno. Pur non sostituendo la luce naturale, queste soluzioni si sono dimostrate utili per rendere l’ambiente più equilibrato e visivamente profondo.
Insomma, i bagni ciechi sono spazi che richiedono maggiore attenzione progettuale. Con ventilazione meccanica efficiente che garantisce salubrità, illuminazione studiata che crea luminosità, colori appropriati che amplificano la luce, specchi strategici che moltiplicano spazio e brillantezza, materiali resistenti all’umidità che durano nel tempo, anche un bagno senza finestra può diventare un ambiente pienamente soddisfacente. La chiave è non considerarlo bagno “di serie B” da tollerare, ma spazio che ha caratteristiche specifiche da valorizzare al meglio.
Per questo, i bagni ciechi da noi progettati con cura in ogni dettaglio possono risultare anche più confortevoli di tanti bagni tradizionali. La finestra è un vantaggio, certo, ma non determina da sola la qualità dell’esperienza: la progettazione consapevole fa la differenza decisiva.
Oggi non parleremo di layout della gallery wall, di equilibrio tra le immagini dei poster (o almeno non in modo approfondito) o di scelta delle cornici, perché di questi aspetti ne ho già parlato qui. Quello su cui voglio soffermarmi oggi è un altro tema, che a sorpresa è risultato essere il più gettonato quando si parla di gallery wall: la scelta del tema delle immagini.
È l’argomento che crea più dubbi, più indecisioni e che spesso porta a rimandare tutto, lasciando una parete vuota per mesi. In questo articolo voglio quindi accompagnarti nella scelta del tema delle immagini dei poster, spiegandoti perché, in realtà, non esiste una regola fissa da seguire e perché questa può essere una grande liberazione.
Ah! In fondo a questo articolo c’è un codice sconto per te!
La risposta più gettonata è stata: il tema delle immagini in funzione della tipologia e stile della stanza.
Ed è comprensibile.
Perché mentre il layout lo si sceglie con più facilità, le immagini sembrano essere una scelta più complessa.
Raccontano chi sei, parlano della tua casa e, in un certo senso, ti espongono.
E così nascono i dubbi:
“Staranno bene?”
“Sono adatte a questa stanza?”
“Mi stancheranno?”.
Perché questo dubbio pesa più di quanto immagini
Il vero fastidio non è solo non sapere quali poster scegliere.
È quella sensazione di casa incompleta, di parete spoglia, di indecisione infinita e di qualcosa che non ti rappresenta fino in fondo.
Una gallery wall ha un obiettivo puramente decorativo, non funzionale.
Serve a esprimere la tua personalità (e quindi quella della tua casa) e a donarti piacere ogni volta che la guardi.
Proprio per questo, scegliere le immagini giuste è un passaggio delicato, perché non riguarda solo l’estetica, ma anche l’emozione che vuoi provare nei tuoi spazi.
La verità che spesso nessuno dice: non esiste una regola universale
Esistono regole di armonia estetica, questo sì.
Ci sono accostamenti che funzionano meglio in base allo stile della casa, ai colori, all’atmosfera generale.
Ma non esiste una regola universale che stabilisca quale tema vada bene in una stanza e quale no.
Ogni casa ha il suo stile, ogni casa ha le sue regole.
E molto spesso, il risultato migliore nasce quando smettiamo di cercare la regola perfetta e iniziamo ad ascoltare quello che ci piace davvero.
Per questo, invece di dirti cosa “si dovrebbe fare”, voglio raccontarti come mi muovo io, sia a casa mia sia nei progetti di consulenza di arredo.
La mia tecnica per scegliere il tema delle immagini dei poster nelle gallery wall
Quando devo scegliere le immagini per una gallery wall, non parto mai da uno schema rigido o da una regola universale.
Mi faccio piuttosto una domanda molto semplice:
“Cosa voglio richiamare in quella stanza?”
Nel tempo mi sono resa conto che, quasi sempre, la risposta rientra in tre grandi aree.
Non sono regole da seguire, ma spunti da cui lasciarsi guidare.
1 • Richiama la funzionalità della stanza
A volte mi piace che le immagini dialoghino con la funzione della stanza.
In cucina, ad esempio, trovo naturale inserire immagini che richiamano il cibo, la convivialità, il piacere dello stare insieme.
È come se rafforzassero il significato di quello spazio e lo rendessero ancora più accogliente e vissuto.
Nella mia cucina ho un poster che ho realizzato quando ero incinta di mio figlio Pietro (nel lontano 2012) che rappresenta la frutta e la verdura di stagione.
Questa soluzione non è un obbligo, ma un modo semplice per iniziare quando non si sa da dove partire.
2 • Richiama le passioni
Altre volte, invece, scelgo di raccontare qualcosa di me (o della persona che si affida a me).
Le passioni sono un ottimo punto di partenza, perché parlano direttamente della persona che vive la casa.
Io, ad esempio, ho una grande passione per l’architettura contemporanea e l’ho inserita in diverse stanze:
Nel living,
Queste sono stampe su tela che ho fatto fare con le foto dei miei viaggi di architettura contemporanea. Dall’alto verso il basso: Roma, New York, Rotterdam, Porto.
Sulle scale:
Stampa della mia villa preferita: Ville Savoye di Le Corbusier, Poissy 1931. Acquistata proprio nello shop all’interno della villa.
E persino in bagno!
Potrebbe sembrare una scelta “fuori contesto”, ma in realtà è proprio qui che cade ogni regola: se una cosa ti rappresenta davvero, può stare ovunque.
Foto stampate dal mio viaggio in Francia nell’estate 2024.
3 • Richiama le sensazioni
Ci sono poi momenti in cui non voglio raccontare una passione né la funzione della stanza, ma semplicemente come voglio sentirmi in quello spazio.
In ambienti come il bagno o la camera da letto, mi piace ricreare atmosfere rilassanti, fatte di immagini che evocano calma, natura, benessere.
Lezioni pratiche (registrate) di styling. Tecniche, errori da evitare e soluzioni per creare composizioni di oggetti che rendono la tua casa più bella e che ogni giorno ti accoglie con serenità.
La parete non era semplice, perché si trattava del lato corto del vano scala con superfici irregolari, piedoca e applique posizionate in modo asimmetrico.
La scelta del layout non è stata immediata… alla fine abbiamo scelto una coppia di poster disposti in diagonale che seguono l’inclinazione della scala e che dialogano bene tra loro.
La casa di M. è tutta sui toni del bianco, beige, nocciola e del grigio, chiari e scuri. Così abbiamo optato per aggiungere un tocco di verde salvia scuro, quel dettaglio capace di richiamare le piante presenti in casa e una possibile futura parete giù nell’ingresso, in color salvia.
Consiglio per te: Se non sai quali colori scegliere per i tuoi poster, guardati intorno e cerca i colori presenti nella stanza che ti piacciono, quelli che vuoi far prevalere, a cui vuoi dare risalto… selezionane 2 o massimo 3: quelli saranno i colori prevalenti dei poster della tua gallery wall.
Se avessimo seguito la tecnica del “Richiama la funzionalità della stanza”, probabilmente avremmo scelto immagini legate al tema della scala o dell’architettura contemporanea.
Proprio come ho fatto a casa mia, lungo un tratto di scala: vedi immagine sotto.
Invece abbiamo seguito un mix tra “Richiama le sensazioni” e “Richiama le passioni”.
Foto fresche fresche di ieri sera, scattate a casa della mia amica!
Guarda come dialogano bene tra loro queste due immagini, nonostante abbiano stili completamente diversi.
Eppure l’insieme risulta armonioso.
Il motivo è il richiamo alla natura e, soprattutto, al verde salvia scuro, che fa da filo conduttore tra le due.
È vero: una delle immagini è molto più ricca di dettagli, mentre l’altra è decisamente più leggera e minimale.
Ma se osservi con attenzione, proprio quell’immagine più semplice ha una campitura di colore piuttosto importante, che va a bilanciare il “peso visivo” dell’altra.
È questo equilibrio che fa funzionare l’abbinamento.
Se, ad esempio, dietro al ramo stilizzato non ci fosse stato il riquadro colorato, i colori avrebbero comunque funzionato bene tra loro, ma l’insieme sarebbe risultato sbilanciato.
Ci sarebbe stato un disequilibrio troppo forte tra le due immagini.
Infatti, la nostra opzione precedente era proprio questa coppia qui sopra, ma l’abbiamo scartata per questo motivo.
Non era male anche questa vero? Ma qui, anche se i colori funzionavano, lo sbilanciamento tra vuoti e pieni era troppo contrastante.
Noti anche tu lo sbilanciamento di peso visivo di cui parlo?
Questo tipo di ragionamento è molto evidente quando si lavora con due sole immagini.
Ma quando si progetta una gallery wall con più poster, si può invece giocare con il “peso” delle immagini, alternando elementi più ricchi e altri più essenziali, perché nell’insieme non appare sbilanciato e anzi rende tutto più leggero, armonico e bilanciato. Puoi vedere un esempio nel “Suggerimento #4” di questo articolo.
In questo caso, questi forti contrasti nell’insieme vanno ad alleggerire l’intera composizione pur mantenendola armoniosa ed equilibrata.
La cosa che mi piace molto di Gallerix, ed è uno dei motivi per cui l’ho scelto, è che dà la possibilità di scegliere, sulla maggior parte dei poster, l’immagine a campitura piena o col bordo bianco.
Quindi ancor più versatilità nella scelta!
Il vero segreto di una gallery wall che non stanca
Se una cosa ti piace davvero, difficilmente sbagli.
E difficilmente ti stancherà.
Questo vale per le immagini, quando hai paura di osare col colore, e più in generale, per tutte quelle scelte che spesso ci fanno paura perché temiamo di osare troppo.
In realtà, quando una scelta parla di te e sei convinta di quella scelta, lei funziona nel tempo.
Se però senti il bisogno di un aiuto concreto e specifico, l’unico modo per ottenerlo è partire dallo stile e dai colori della tua casa e progettare la parete della tua stanza con una gallery wall su misura per te.
Un regalo per te: il momento giusto per iniziare[codice sconto]
Se sei arrivata fin qui, sono davvero felice di poterti fare un piccolo regalo.
Ho qui per te infatti un codice sconto del 30% su Gallerix pensato proprio per aiutarti a creare, finalmente, la gallery wall della tua parete.
So bene che il passo più difficile è sempre iniziare.
Per questo mi piace pensare a questo sconto come a una buona occasione per provarci, senza troppe ansie.
Anche perché i poster, a differenza di altre scelte d’arredo, non sono una spesa così onerosa.
E se un domani cambi idea, puoi sempre sostituire le immagini, adattarle, farle evolvere insieme a te e alla tua casa.
È una libertà che spesso sottovalutiamo, ma che rende la gallery wall molto più leggera da “gestire”.
Una cosa che io stessa amo fare, e che propongo spesso anche alle mie clienti, è adattare alcune immagini dei poster in base alla stagione: a Natale, in autunno, in estate… ogni volta che hai voglia di dare una ventata di freschezza alla tua casa e dare un piccolo aggiormento al mood che vuoi percepire all’interno di essa.
Attenzione però: se già ora ti senti insicura su quali immagini scegliere, non voglio certo complicarti la vita. Capisco benissimo che decidere una versione “definitiva” sia già abbastanza impegnativo, figurati pensare anche alla stagionalità…ahah.
Ma se hai una mensola, una nicchia o una zona con uno o pochi poster, dove ti piace creare una piccola composizione che cambia nel tempo, sappi che puoi farlo.
E questo sconto può essere l’occasione perfetta per iniziare, con leggerezza.
Con il codice sconto:
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Il codice è valido da oggi (27 gennaio 2026) e per un anno.
Non riceverò nessuna commissione da questo sconto. Lo faccio semplicemente per te (e le mie clienti delle consulenze), per darti quella piccola spinta in più che serve a rendere la tua casa ancora più bella.
I poster che Gallerix mi ha fornito in omaggio per la collaborazione li ho dati alla mia amica… sì, lo ammetto: sono proprio una non-influencer!
Eh, è più forte di me… non ce la faccio a riempire la mia casa di cose che non mi servono.
Difficilmente accetto collaborazioni (a parte quando si tratta di libri, piante o altri prodotti che mi arricchiscono intellettualmente).
Per me è questione di principio: vivere con il necessario, scegliere cose che abbiano un vero valore emotivo e non accumulare superfluo.
Ma desideravo fortemente un codice sconto per voi (le mie lettrici e le mie clienti).
Ne ho parlato con la mia amica (nell’articolo vedi cosa abbiamo fatto insieme) e ho accettato con piacere questa collaborazione.
Così i poster forniti in omaggio, anziché tenerli io, lì ho dati a lei… e ho fatto felici più persone:
la mia amica M. (ha il vano scala decorato),
voi (per il codice sconto e la voglia di rendere più bella la casa)
e io (per aver creato un nuovo articolo sul blog e non essermi riempita la casa di cose che non mi servono).
Ciao, alla prossima e buono shopping!
Questo articolo l’ho realizzato con piacere in collaborazione con Gallerix.
Lezioni pratiche (registrate) di styling. Tecniche, errori da evitare e soluzioni per creare composizioni di oggetti che rendono la tua casa più bella e che ogni giorno ti accoglie con serenità.
Si è appena conclusa a Parigi l’edizione invernale di Maisons&Objet 2026. Cerchiamo di fare il punto tra le novità più importanti della kermesse Parigina, aspettando il Salone Internazionale del Mobile di Milano.
L’anno scorso il tema era il Surrealismo, mentre per il 2026 il filo conduttore abbraccia il savoir faire della tradizione, per trovare un punto di riferimento fermo in questi anni tormentati. I curatori pongono l’accento sui problemi legati alla sostenibilità e all’iper consumismo, glissando su un punto che io ritengo determinante, ovvero la crisi economica. Ma si sa, l’argomento non piace ai più, meglio restare nei solchi del “politically correct”.
Detto questo, vediamo le 4 tendenze tematiche dell’edizione 2026 di Maison&Objet, intitolata “Past reveals the future”.
Maison&Objet 2026, le 4 aree tematiche
Il titolo mette in evidenza l’importanza del savoir faire che viene dal passato, dell’eredità della tradizione nei gesti sapienti e nella necessità di trasmetterli al futuro. L’eccellenza artigiana contro il proliferare di oggetti industriali a basso costo, in pratica. Spazio ai materiali senza tempo come il legno, il marmo, il metallo.
Il tema è declinato in 4 aree tematiche:
Metamorfosi: inno all’upcycling, in italiano, il recupero di oggetti destinati ad essere gettati.
Mutazione: accoglie l’ibridazione di materiali e di forme.
Barocco rivisitato: il barocco torna in una versione rivisitata grazie al lavoro di una nuova generazione di artigiani. L’approccio contemporaneo allo stile più opulento della storia tende verso una visione essenziale e teatrale. È il trionfo dell’oggetto unico in edizione limitata.
Neo-folklore: lo stile Neo-Folk celebra le storie locali e le ripropone in chiave moderna. Il savoir-faire ancestrale si combina con la stampa 3D, i neo-materiali e la produzione digitale. La fantasia è consentita, anzi incoraggiata.
Il designer dell’anno: Harry Nuriev
Harry Nuriev, classe 1984, è il designer del momento. Famoso per aver creato una linea di gadgets in argento per i musei del Louvre, e non solo.
Nato in Russia, precisamente a Stavropol, in un territorio sospeso tra Caucaso, Mar Nero e Mar Caspio, Harry Nuriev studia architettura a Mosca.
Oggi vive e lavora a Parigi, dove nel 2014 ha fondato Crosby Studios, il suo studio con una sede anche a New York.
Il suo lavoro spazia dal settore della moda all’arte contemporanea al design. Realizza installazioni d’impatto, disegna scarpe e borse per i brand più prestigiosi, e si definisce un trasformista.
Nel suo manifesto spiega che nel design, questa epoca non è fatta per l’innovazione, per l’invenzione, bensì per ripensare e trasformare ciò che abbiamo già fatto nel passato.
“Entro in uno spazio, in un contesto, in una realtà, e scelgo. Scelgo con cura ciò che risuona in me, ciò che mi commuove intuitivamente, ciò che già ha una voce, e cerco di renderlo più forte. Gli conferisco un nuovo peso, chiarezza, presenza e potenza. Offro all’oggetto o allo spazio qualcosa che aveva perso, qualcosa di inaspettato, un tempo scartato, ora ritrovato. Il trasformismo è l’atto di trasformare qualcosa in qualcos’altro, non cancellandone l’origine, ma amplificandone l’essenza. Si tratta di dare una seconda vita agli oggetti che hanno perso il loro posto. Si tratta di creare significato da ciò che gli altri non vedono. Si tratta di rimettere in discussione il significato della bellezza oggi e di scoprirla in ciò che è stato ignorato, rifiutato o dimenticato. In un mondo che non ha più bisogno di altre cose, il trasformismo offre un gesto benevolo, è uno strumento di riflessione e un atto creativo onesto. Radicale, ma giocoso.”
Con le sue foglie ampie e spettacolari, che si aprono come ventagli al sole, la pianta di banano porta in casa un’atmosfera esotica e vibrante. Questa pianta regala una presenza scenografica, rigogliosa e sorprendentemente elegante.
Amata per il suo aspetto tropicale e decorativo, è perfetta per chi desidera creare un angolo verde che non passi inosservato. Richiede spazio, luce e qualche attenzione in più rispetto ad altre piante d’appartamento, ma in cambio sa regalare grande soddisfazione.
In questo nuovo appuntamento della rubrica – scritto in collaborazione con Giulia di Verdezio – esploriamo storia, varietà, curiosità e cure della pianta di banano, per scoprire come accoglierla in casa e farla crescere in tutto il suo splendore.
Origini e caratteristiche
La pianta di banano appartiene al genere Musa e ha origini nelle regioni tropicali del Sud-Est asiatico, in particolare tra India, Malesia e Indonesia. Da lì si è diffusa in tutto il mondo, diventando una pianta coltivata e apprezzata non solo per i suoi frutti, ma anche per la sua spettacolare presenza ornamentale.
Sebbene venga spesso chiamata “albero di banano”, in realtà non è un albero nel senso botanico del termine, ma una pianta erbacea perenne gigante, il cui fusto, che sembra un tronco, è in realtà formato dalla sovrapposizione delle guaine fogliari. Le sue foglie, lunghe anche più di due metri nelle specie più grandi, crescono in verticale e poi si aprono a ventaglio, creando un effetto scenografico immediato.
La pianta di banano comprende moltissime varietà, sia ornamentali che da frutto. Alcune sono perfette per la coltivazione in casa o in vaso, altre richiedono climi tropicali e spazi aperti. In casa, la varietà più comune è la Musa Dwarf Cavendish, che resta più compatta ma conserva tutto il fascino delle sorelle più imponenti. Questa varietà presenta foglie larghe e verdi con venature violacee da giovane, poi più uniformi da adulta e raggiunge altezze contenute (1,5 – 2 m). Poi esistono la Musa Tropicana (Banano ornamentale) compatta con foglie verdi brillanti e grandi; la Musa Basjoo, una varietà rustica, nota anche come “hardy banana”; la Musa Zebrina che presenta foglie spettacolari verde chiaro con strisce e macchie rosso porpora. Tra le varietà da frutto, da coltivare all’aperto con clima tropicale, ci sono la Musa Orinoco, la Musa Cavendish (standard), la Musa Gros Michel, la Musa Rajapuri.
Storia e curiosità sul Banano
La storia della pianta di banano è antica e affascinante, intrecciata con le civiltà tropicali che l’hanno coltivata. Il banano è tra le piante da frutto coltivate più antiche.
Le prime tracce di domesticazione risalgono a oltre 7.000 anni fa, nelle foreste pluviali del Sud-Est asiatico e della Papua Nuova Guinea. Qui le popolazioni indigene iniziarono a selezionare le varietà non selvatiche per il consumo alimentare, sfruttando anche le parti non fruttifere della pianta.
Dal suo luogo d’origine, il banano si è diffuso rapidamente lungo le rotte dell’oceano Indiano, portato da mercanti e navigatori verso India, Africa orientale e Medio Oriente. Gli arabi giocarono un ruolo importante nella sua espansione, e da qui la pianta arrivò nei territori del bacino del Mediterraneo già nel medioevo.
Durante il periodo coloniale, i portoghesi e gli spagnoli la introdussero nel Nuovo Mondo, e in poco tempo il banano si acclimatò perfettamente nei Caraibi, in America Centrale e in Sudamerica, diventando una coltura chiave in molti paesi tropicali.
Il banano è una pianta venerata e carica di simbolismi in molte culture del mondo, soprattutto in quelle tropicali e orientali. La sua presenza scenografica, la generosità dei suoi frutti e la velocità di crescita l’hanno resa un potente simbolo di abbondanza, rinascita e protezione.
Il banano è considerato una pianta sacra nell’induismo. Si pianta spesso accanto ai templi e viene usata durante i matrimoni e le cerimonie religiose come segno di prosperità, fertilità e benedizione divina. Le foglie sono utilizzate come decorazione e come piatti naturali durante le offerte rituali.
In alcune tradizioni buddhiste, il banano rappresenta la transitorietà della vita: il suo fusto carnoso non è un vero tronco, e la pianta ha un ciclo rapido. Questo lo rende metafora della natura effimera delle cose materiali.
Nel Feng Shui è considerato un richiamo alla crescita rapida e alla fortuna. La sua struttura elegante e le grandi foglie portano movimento e vitalità agli ambienti. Si colloca in casa o in giardino per attirare prosperità.
In molte culture dell’Africa centrale e orientale, è fonte di cibo, ombra e materiale per costruire. La pianta è simbolo di nutrimento, stabilità e continuità, spesso al centro della vita comunitaria. In molte culture caraibiche, il banano è legato a pratiche di medicina popolare e rituali di protezione. Alcune credenze afrodiscendenti (es. santería, vodou) utilizzano le sue foglie per allontanare le energie negative o per invocare spiriti protettivi.
Cura e manutenzione del Banano
Maestosa e generosa, la pianta di banano ama sentirsi un po’ in vacanza: luce, umidità e calore sono le sue migliori alleate. Si tratta di una pianta relativamente semplice da coltivare in casa, con qualche attenzione in più rispetto alle piante più resistenti. Ecco i consigli pratici per farla crescere forte e rigogliosa anche tra le mura domestiche:
Luce: predilige ambienti molto luminosi, con luce indiretta intensa. Evita l’esposizione diretta al sole nelle ore più calde, che può bruciare le foglie. Se le foglie si orientano troppo verso una direzione, ruota il vaso periodicamente.
Ambiente: ama il caldo stabile, tra i 20 e i 30°C, e teme il freddo: sotto i 10°C può iniziare a soffrire. Evita gli sbalzi termici e le correnti d’aria. Preferisce gli ambienti umidi. Se l’aria è troppo secca, vaporizza le foglie o posiziona un sottovaso con argilla espansa e acqua per aumentare l’umidità intorno alla pianta.
Acqua: ha bisogno di annaffiatura regolare durante la stagione calda: mantieni il terriccio leggermente umido, ma non inzuppato. In inverno, riduci le annaffiature, lasciando asciugare parzialmente il terreno tra una e l’altra.
Terriccio: scegli un substrato ricco e ben drenato. Puoi usare un mix per piante verdi, aggiungendo sabbia o perlite per migliorare il drenaggio. Crescendo velocemente, ha bisogno di rinvasi periodici, ogni 1-2 anni. Scegli vasi proporzionati alla dimensione della pianta, con fori di drenaggio.
Concime: durante la primavera e l’estate, nutri la pianta ogni 2-3 settimane con un concime liquido per piante verdi. In autunno e inverno puoi sospendere.
Pulizia: le grandi foglie del banano tendono ad accumulare polvere, che può ostacolare la fotosintesi e opacizzare la loro bellezza naturale. Pulisci delicatamente la superficie con un panno morbido e umido, evitando lucidanti chimici.
Problemi frequenti e come risolverli
Nonostante il suo spirito tropicale e la crescita generosa, anche la pianta di banano può manifestare segnali di disagio. Riconoscerli per tempo ti aiuterà a intervenire con cura, mantenendo la pianta in salute e piena di energia.
Le foglie ingiallite o marroni spesso sono il segnale di eccessiva annaffiatura o drenaggio insufficiente. Controlla che il terreno non sia troppo zuppo e assicurati che il vaso abbia fori di scolo. Lascia asciugare il substrato prima di annaffiare di nuovo. Potrebbe però trattarsi anche della Malattia di Panama, in tale caso combattila con fungicidi e rimuovi le parti infette.
Se le punte delle foglie sono secche o marroni significa che l’aria è troppo secca, che ci sono correnti d’aria che la pianta non apprezza o freddo eccessivo. Aumenta l’umidità ambientale vaporizzando regolarmente e tieni la pianta lontana da fonti di sbalzo termico.
La Sigatoka è una malattia che può causare macchie nere sulle foglie, si cura con fungicidi e migliorando la circolazione dell’aria.
Le foglie del banano possono fendersi spontaneamente, un fenomeno normale causato dal loro peso e movimento. Se la pianta presenta foglie strappate o con tagli naturali, non è un segno di malattia: fa parte della crescita naturale della pianta.
Se la crescita rallenta, ciò può essere dovuto a scarsa luce, freddo o assenza di nutrienti. Sposta la pianta in una zona più luminosa e valuta una concimazione regolare nei mesi di crescita attiva.
Controlla regolarmente la pagina inferiore delle foglie. Se noti piccole macchie bianche, residue appiccicose o insetti visibili, si tratta di parassiti da rimuovere manualmente con un batuffolo imbevuto d’acqua e sapone di Marsiglia, oppure tratta con prodotti specifici.
La pianta di banano è generalmente consideratanon tossica per esseri umani, cani e gatti. Questo la rende una scelta sicura per chi vive con animali domestici o bambini piccoli.
Benefici in casa per la salute
La pianta di banano non è solo una meraviglia decorativa esotica: porta con sé anche diversi benefici per il benessere domestico. Come molte piante tropicali a foglia larga, la Musa contribuisce a migliorare la qualità dell’aria assorbendo anidride carbonica e rilasciando ossigeno. Anche se non è tra le più studiate nel NASA Clean Air Study, il suo fogliame ampio e traspirante può aiutare a trattenere polveri sottili e regolare l’umidità ambientale. Le foglie grandi e spesse possono aiutare leggermente ad attutire i suoni, migliorando l’acustica e rendendo l’ambiente più ovattato e silenzioso.
La sua presenza scenografica crea un’atmosfera naturale, quasi vacanziera, che aiuta a ridurre lo stress visivo e mentale. È come avere un piccolo angolo tropicale in casa, che stimola buonumore e sensazioni positive. Prendersi cura della pianta, osservare la sua crescita e la danza lenta delle sue grandi foglie contribuisce ad aumentare la connessione con la natura e la consapevolezza del tempo. È un invito alla calma. Il banano è un alleato verde che dona vitalità agli spazi e armonia alla mente, con un tocco di bellezza tropicale che non passa mai inosservato.
Verde in casa: il Banano e le altre piante da interno
Con il suo fascino tropicale e la sua presenza scenografica, il banano è molto più di una semplice pianta ornamentale: è un invito a rallentare, a coltivare bellezza, a creare angoli rigogliosi e vitali dentro casa. Se accolto con cura e costanza, sa restituire molto: un’atmosfera più rilassata, un’aria più pulita, e un piccolo angolo di natura che cambia con noi.
Insieme a Giulia di Verdezio, continuiamo a esplorare le piante da interno più amate, per conoscerle meglio e imparare a prendercene cura con consapevolezza.
Il banano è solo una delle meraviglie verdi che possono trasformare i nostri spazi. Continua a esplorare con noi, una pianta alla volta nella rubrica dedicata alle piante da interni che trovi nella sezione Home Decor di A forma di casa, e guarda i post riassuntivi su Instagram e Pinterest: schede visive da salvare, consultare e condividere.