BLOG ARREDAMENTO Posts

28 Marzo 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Il segreto per spazi esterni da sogno? Trattarli come fossero interni

Progettare spazi esterni non è mai stato così vicino all’arte dell’interior design. Marianne Tiegen, designer di fama internazionale con studi a Londra, Parigi, Verbier e Los Angeles, ha fatto di questa visione la propria firma stilistica: per lei, il giardino, la terrazza e il balcone non sono un’appendice della casa, ma una sua naturale estensione. Un luogo da abitare con la stessa cura, la stessa intenzione estetica e lo stesso rispetto per i dettagli che si riserva agli spazi interni.

Un percorso che nasce all’aria aperta

La storia professionale di Marianne Tiegen è, in questo senso, del tutto coerente con la sua filosofia. Prima ancora di dedicarsi all’interior design, la sua formazione è passata attraverso l’arte floreale e la progettazione di giardini. È stata proprio l’esperienza presso i celebri vivai Petersham di Londra, dove lavorava come acquirente di mobili da giardino e da esterno, a gettare le basi di un approccio progettuale in cui interno ed esterno parlano la stessa lingua. Gradualmente, i clienti che si rivolgevano a lei per i loro giardini hanno iniziato a chiederle di occuparsi anche delle loro case. Una transizione naturale, quasi inevitabile, per chi ha sempre pensato allo spazio abitativo come a un organismo unico.

Arredamento spazi esterni: la stessa filosofia degli interni

Uno degli aspetti più distintivi del lavoro di Tiegen riguarda proprio l’arredamento degli spazi esterni, affrontato con lo stesso rigore e la stessa sensibilità che si applicano a un salotto o a una camera da letto. “Non si può avere una casa arredata con grande gusto e piena di pezzi unici e poi mettere all’esterno mobili moderni anonimi“, spiega. “Lo spazio esterno è altrettanto importante.

Spazi esterni casa con divano da giardino in stile naturale
London ©J. Wilson

Il principio guida è quello del contrasto studiato: materiali, texture e colori devono dialogare e completarsi a vicenda, tanto attraverso le piante quanto attraverso i vasi e i mobili che le accompagnano. Tiegen ama, ad esempio, accostare vasi antichi in zinco — a forma di bambola o in altre fogge insolite — a classiche anfore in terracotta di Anduze, bilanciandoli poi con pezzi contemporanei di produttori come Atelier Vierkrant o Potterie Ravel. Ma non è solo una questione di oggetti: è la disposizione a fare la differenza. “Non si mescolano le cose a caso. Si creano gruppi, si gioca con le altezze e si ammette l’asimmetria.

Alcune aree richiedono, al contrario, ordine e simmetria: ingressi, vialetti, accessi formali. In questi contesti, le classiche fioriere in legno in stile Orangerie di Versailles valorizzano le proporzioni architettoniche dell’edificio. E dove è possibile, Tiegen inserisce quasi sempre un elemento acquatico. “Anche una piccola fontana su una terrazza può trasformare completamente l’esperienza all’aperto.

Progettare spazi esterni come si arredano gli interni

Un tavolo da pranzo all’aperto, per Tiegen, non è mai lasciato al caso. Un’urna in ghisa Médicis con fiori di stagione, piccoli vasi di terracotta con erbe aromatiche disposti lungo il tavolo, tovaglie tinte con coloranti naturali ispirate ai colori della stagione: ogni dettaglio è pensato per creare continuità visiva ed emotiva con gli interni della casa. Gli stessi oggetti — vasi, piante, composizioni floreali — compaiono sia dentro che fuori, rafforzando quel dialogo costante tra la casa e il suo giardino.

Progettare spazi esterni con tavolo da pranzo in giardino stile Marianne Tiegen
1936 Chalet ©J. Wilson

Questo approccio ha anche una ricaduta pratica molto concreta: il tavolo da pranzo esterno è sempre pronto per un pasto improvvisato. La bellezza non è mai separata dalla funzione.

Mescolare vecchio e nuovo: il cuore del metodo

Come negli interni, anche negli spazi esterni Tiegen non rinuncia al dialogo tra epoche diverse. Sedie e panchine da giardino del XIX secolo — come le iconiche sedie di Arras — vengono accostate a pezzi contemporanei di brand come Tectona. È proprio questa fusione tra antico e moderno a dare anima e profondità agli spazi. E non è una formula applicata a posteriori: le moodboard dello studio includono sempre immagini di piante e scorci di esterni per ogni stanza, fin dalle prime fasi progettuali, perché la casa trasmetta quella sensazione di rifugio in cui la natura è delicatamente invitata a entrare.

Spazi esterni casa con poltrona design immersa nel verde
Los Angeles ©J. Wilson

Un aspetto particolarmente originale riguarda i cosiddetti “confini sfumati“: pezzi d’arredamento vintage pensati per l’esterno — come quelli firmati Willy Guhl o Mathieu Matégot — vengono a volte portati all’interno, dove la loro patina naturale acquisita nel tempo aggiunge autenticità e carattere agli ambienti. “La patina naturale che si sviluppa nel tempo è impossibile da replicare. Solo la natura può creare questa bellezza perfettamente imperfetta.”

La natura nei tessuti e nei materiali

Uno degli strumenti più esclusivi con cui lo studio porta la natura all’interno è l’utilizzo di tessuti. Circa la metà dei rivestimenti viene tinta con un processo di tintura a base vegetale, mentre i restanti vengono lasciati nel loro colore naturale, esaltando le tonalità di lana, lino e canapa. Il team sta inoltre sviluppando un trattamento idrorepellente naturale per rendere questi tessuti adatti all’uso esterno — una soluzione che rafforza ulteriormente la continuità tra dentro e fuori, senza sacrificare l’impegno ambientale che caratterizza ogni scelta progettuale.

arredamento spazi esterni con poltrona e cuscino dai colori ispirati alla natura
Beverly ©J. Wilson

I mobili su misura sono realizzati con materiali completamente biodegradabili: non si tratta solo di un’estetica naturale, ma di una vera e propria responsabilità nei confronti dell’ambiente.

Leggi anche:Marianne Tiegen porta le tinture naturali nelle Alpi: il progetto Chalet Cocagne

Spazi esterni casa: ogni contesto ha la sua anima

Progettare spazi esterni significa anche saper leggere il contesto in cui si inseriscono. Una terrazza a Verbier avrà un’anima completamente diversa da un balcone parigino o da un giardino a Los Angeles. Nel primo caso, i mobili saranno robusti, con piani in pietra, spesso realizzati su misura da falegnami locali con legno di recupero: la loro patina dialoga con il paesaggio alpino. Un elemento inaspettato come un banco da fiorista può aggiungere carattere e un tocco di sorpresa nello chalet di montagna. A Parigi, invece, domina il mobilio da giardino francese d’epoca, mentre a Los Angeles l’atmosfera si fa più distesa e curata, aperta alla luce californiana.

progettare spazi esterni arredando il giardino con un divano
Los Angeles ©J. Wilson

Non esiste una formula perfetta“, dice Tiegen. “Semplicemente, si percepisce quando qualcosa è in armonia.” Quella capacità di sentire l’armonia nasce, secondo lei, dall’amore sincero per i giardini e per la natura, dalla capacità di ascoltare ciò che il paesaggio già offre e di restituirlo, con delicatezza, all’interno della casa.

Un paesaggio vivente senza confini

Spazi esterni casa con tavolo da pranzo in terrazza circondato da piante
Paris ©J. Wilson

Al termine di ogni progetto, Marianne Tiegen presenta sempre la casa adornata con composizioni floreali e una selezione di vasi e fioriere, consigliando i clienti su come continuare a integrare fiori di stagione e natura nella quotidianità. Perché la vera essenza del suo lavoro sta in questa convinzione profonda: la casa e il giardino non sono mai davvero separati. Fanno parte dello stesso paesaggio vivente, e progettare gli spazi esterni con la stessa cura riservata agli interni è il modo più autentico per trasformare una casa in un rifugio.

L’articolo Il segreto per spazi esterni da sogno? Trattarli come fossero interni proviene da dettagli home decor.

28 Marzo 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Triennale Milano: le mostre da non perdere alla Design Week 2026

La Triennale Milano si conferma anche per il 2026 come il cuore pulsante della Milano Design Week, offrendo un programma ricco di mostre, installazioni ed eventi internazionali che spaziano dalla retrospettiva al design contemporaneo. Dal 20 al 26 aprile, gli spazi dell’istituzione milanese si trasformano in un grande palcoscenico aperto a professionisti del settore e appassionati, con aperture straordinarie fino alle 21.00.

Il programma della Milano Design Week 2026 in Triennale

museo in Triennale Milano da visitare durante la Design Week 2026
Museo del Design Italiano – Triennale Milano – Photo Andrea e Filippo Tagliabue

Per questa edizione della Milano Design Week 2026, la Triennale ha costruito un palinsesto che intreccia grandi retrospettive con installazioni site-specific, mostre gratuite e appuntamenti con ospiti internazionali. Una proposta pensata per esplorare il design nella sua dimensione più ampia: storica, progettuale e culturale.

Barber | Osgerby. Alphabet: la prima retrospettiva dello studio londinese

Tra le mostre più attese della stagione, Barber | Osgerby. Alphabet rappresenta la prima retrospettiva ufficiale dedicata allo studio londinese fondato da Edward Barber e Jay Osgerby. Curata da Marco Sammicheli e allestita da Studio Mille, la mostra ripercorre l’evoluzione creativa del duo dalla metà degli anni Novanta fino al 2022, con un focus particolare sul dialogo con i produttori e la cultura del design italiano. Visitabile fino al 6 settembre 2026, l’ingresso è gratuito.

Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present

Una delle mostre più significative della Milano Design Week 2026 è senza dubbio Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present, realizzata in collaborazione con la Fondation Cartier pour l’art contemporain. Il progetto espositivo, curato da Nina Bassoli e Michela Alessandrini, affida allo sguardo del Premio Pritzker Toyo Ito la narrazione della figura di Andrea Branzi, pilastro del pensiero progettuale italiano tra il Novecento e il presente. Installazioni, oggetti, disegni e fotografie si intrecciano in un percorso che attraversa le stagioni di Archizoom, Alchimia e Memphis, fino all’approccio antropologico maturo di Branzi. Al centro, una grande installazione dedicata a No Stop City (1969–1972). Aperta fino al 4 ottobre 2026. Lunedì 20 aprile alle 11.00, Toyo Ito terrà una lecture aperta al pubblico.

Biglietti: intero 16 € / ridotto 11,50 € / studenti 8 € — biglietto giornaliero per tutte le mostre 25 €.

Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity

Con l’allestimento firmato da Jasper Morrison Office for Design e la cura di Francesca Picchi con Marco Sammicheli e Studio Mut, Lella and Massimo Vignelli. A Language of Clarity ricostruisce la straordinaria parabola dei due progettisti tra Milano e New York. Oltre 750.000 documenti conservati dal Vignelli Center for Design Studies del Rochester Institute of Technology (USA) alimentano una mostra che racconta cinquant’anni di design, grafica, editoria e identità visiva. Visitabile fino al 6 settembre 2026.

Biglietti: intero 16 € / ridotto 11,50 € / studenti 8 €.

Il Museo del Design Italiano: un nuovo percorso espositivo

Museo design Italiano in Triennale Milano, nuovo percorso espositivo 2026
Museo del Design Italiano – Triennale Milano – Photo Andrea e Filippo Tagliabue

In occasione della Milano Design Week 2026, la Triennale Milano presenta anche un percorso rinnovato del Museo del Design Italiano, curato da Marco Sammicheli e Marilia Pederbelli. Circa 400 oggetti dagli anni Venti al Duemila raccontano il design italiano come intreccio tra industria, società e innovazione, con cinque approfondimenti tematici proposti come installazioni interattive. Un progetto pensato con attenzione all’accessibilità, arricchito dalle installazioni site-specific di Mammafotogramma.

Biglietti: intero 16 € / ridotto 11,50 € / studenti ingresso libero.

Casa Lana e la mostra su Ettore Sottsass

Proseguono in Triennale Milano le celebrazioni dedicate a Ettore Sottsass (1917–2007), una delle figure più influenti dell’architettura e del design del Novecento. La Sala Sottsass ospita sia l’installazione permanente di Casa Lana — il cuore di una residenza privata milanese progettata da Sottsass a metà degli anni Sessanta, donata da Barbara Radice Sottsass — sia una nuova mostra che amplia la lettura della sua opera attraverso pezzi della collezione permanente.

Biglietti: intero 10 € / ridotto 7 € / studenti 5 €.

Le mostre gratuite: installazioni internazionali nei giardini e negli spazi di Triennale Milano

CASA ULTRAPIEGA — Anonima Castelli × Spalvieri & Del Ciotto

Nel Giardino di Triennale, la struttura a sagoma di casa sospende le sedie Ultrapiega attraverso un sistema di cavi in tensione, rendendo visibile la logica industriale della lavorazione dell’alluminio.

The Eames Houses — Eames Office

La prima panoramica completa sull’architettura residenziale di Charles e Ray Eames, con disegni d’archivio, modelli in scala e una ricostruzione a grandezza reale di una struttura Eames.

Fredericia: una cronaca del design danese

Un viaggio nell’evoluzione del mobile danese attraverso la prospettiva del brand Fredericia, con pezzi vintage raramente esposti e collaborazioni che vanno da Børge Mogensen a Jasper Morrison e Barber Osgerby.

Continuum — Gebrüder Thonet Vienna × Quayola

L’archivio storico di GTV rivive nell’opera audiovisiva generativa Transient – Impermanent Paintings dell’artista internazionale Quayola, in un dialogo tra analogico e digitale.

HYLEtech lab — Light in Matter

Sei architetti internazionali — tra cui Han Tümertekin, Marco Casamonti e Gary Chang — interpretano sei parole chiave dell’architettura contemporanea attraverso installazioni che si concludono con workshop e dialoghi aperti al pubblico.

Frans Dijkmeijer: The Silent Pioneer — Kvadrat

Una mostra dedicata al tessitore e textile designer olandese Frans Dijkmeijer (1936–2011), arricchita da tre interventi d’arte contemporanea commissionati ad artisti come Renick Bell e Valentina Furian.

Informazioni pratiche: orari e biglietti

cosa vedere in Triennale Milano alla Design Week 2026
Museo del Design Italiano – Triennale Milano – Photo Andrea e Filippo Tagliabue

Orari di apertura (dal 20 al 26 aprile 2026): 10.30 – 21.00 (ultimo ingresso ore 20.00)

Per le mostre a pagamento è disponibile un biglietto giornaliero cumulativo a 25 €, che consente l’accesso a tutte le esposizioni della Triennale. Gli acquisti online garantiscono uno sconto di 2 € su ogni biglietto.

La Triennale Milano si conferma ancora una volta luogo d’elezione per chiunque voglia vivere la Milano Design Week 2026 con la profondità e la qualità che solo una grande istituzione dedicata al progetto sa offrire.

Per maggiori informazioni visita il sito www.triennale.org

Non perdere tutti gli approfondimenti sulla settimana del design, leggi anche: “Fuorisalone 2026: tema, visioni e novità dalla Design Week di Milano” ; “Brera Design Week 2026: novità e cosa vedere nel quartiere più creativo di Milano” ; “Superstudio 2026: tre venue, tre visioni, una nuova era per il design a Milano

L’articolo Triennale Milano: le mostre da non perdere alla Design Week 2026 proviene da dettagli home decor.

27 Marzo 2026 / / La Gatta Sul Tetto

Esporre un oggetto significa raccontarne il valore, ma anche assumersi la responsabilità di proteggerlo. Nei secoli, musei, collezionisti e studiosi hanno cercato soluzioni sempre più efficaci per difendere opere d’arte, reperti archeologici e oggetti rari da polvere, urti, luce e variazioni climatiche. Le teche espositive non sono mai state semplici “contenitori”: sono dispositivi culturali, tecnici ed estetici allo stesso tempo.

teche in plexiglass

Oggi, questa attenzione non è più riservata solo alle grandi istituzioni museali. Sempre più collezionisti privati desiderano trattare i propri oggetti come vere opere da museo, adottando soluzioni espositive professionali anche in contesti domestici. È qui che entra in gioco l’evoluzione dei materiali, e in particolare il plexiglass.

Dalle prime vetrine al cambiamento dei materiali

In passato, la protezione delle opere si basava principalmente su strutture in legno e vetro. Il vetro, pur offrendo una buona trasparenza, presentava limiti evidenti: peso elevato, fragilità, difficoltà di lavorazione su misura e rischi significativi in caso di rottura.

A partire dalla seconda metà del Novecento, con lo sviluppo dei polimeri plastici avanzati, il settore espositivo ha iniziato a sperimentare nuovi materiali capaci di rispondere meglio alle esigenze di sicurezza, conservazione e design. Il plexiglass (PMMA) si è rapidamente affermato come una delle alternative più interessanti.

Il plexiglass come materiale innovativo

Il successo del plexiglass nel mondo delle teche espositive non è casuale. Le sue caratteristiche tecniche lo rendono particolarmente adatto sia all’ambito museale sia a quello privato.

Caratteristiche principali

  • Elevata trasparenza, spesso superiore a quella del vetro tradizionale
  • Leggerezza, che semplifica installazione e movimentazione
  • Buona resistenza meccanica, soprattutto agli urti
  • Versatilità di lavorazione, ideale per soluzioni su misura e design complessi

Rispetto al vetro, il plexiglass consente una maggiore libertà progettuale e una migliore gestione della sicurezza, specialmente in ambienti frequentati dal pubblico.

Limiti da conoscere
Un’analisi onesta deve includere anche i limiti: il plexiglass può essere più sensibile ai graffi se non trattato adeguatamente e presenta una maggiore dilatazione termica rispetto al vetro. Tuttavia, questi aspetti sono oggi ampiamente gestibili grazie a trattamenti superficiali, spessori corretti e progettazione accurata.

Applicazioni museali e professionali

Nei musei contemporanei, le teche in plexiglass su misura rappresentano una soluzione sempre più diffusa per la protezione e la valorizzazione di una vasta gamma di oggetti. Dalle testimonianze archeologiche ai manufatti storici, fino alle opere d’arte più delicate, questi sistemi espositivi permettono di coniugare sicurezza e visibilità, offrendo al pubblico un’esperienza chiara e immersiva senza compromettere l’integrità dei materiali.

Il loro utilizzo si estende anche agli ambiti scientifici e alle mostre temporanee, dove la necessità di trasportabilità, adattabilità e leggerezza diventa fondamentale. In questi contesti, il plexiglass consente di realizzare teche su misura, facilmente installabili e progettate per rispondere a esigenze specifiche, sia dal punto di vista conservativo sia da quello allestitivo.

Oggi la teca non è più considerata un semplice elemento di protezione, ma una parte integrante del progetto espositivo. La sua funzione è quella di creare un equilibrio tra tutela e fruizione, rendendo l’oggetto accessibile allo sguardo del visitatore senza esporlo a rischi. Trasparenza, assenza di distorsioni visive e possibilità di integrazione con sistemi di illuminazione o controllo ambientale contribuiscono a definire nuovi standard qualitativi, sempre più orientati a un’esperienza espositiva completa e consapevole.

Climatizzazione e controllo ambientale

Le teche professionali non si limitano alla protezione fisica dell’oggetto esposto, ma svolgono un ruolo fondamentale nella sua conservazione nel tempo. La conservazione degli oggetti esposti richiede un’attenzione costante alle condizioni ambientali, un aspetto centrale nella tutela del patrimonio culturale. Questo approccio è condiviso anche da istituzioni specializzate come l’Istituto Centrale per il Restauro, che da anni studia e sviluppa metodologie avanzate per la protezione e la conservazione dei beni culturali nel tempo. Nei contesti museali più evoluti, infatti, la teca diventa un vero e proprio sistema di gestione del microclima, progettato per mantenere condizioni ambientali stabili e controllate.

Attraverso sistemi di regolazione dell’umidità, filtri UV per la protezione dalla luce e soluzioni per la creazione di microclimi interni costanti, è possibile ridurre in modo significativo i fattori di rischio che contribuiscono al deterioramento dei materiali più sensibili. In alcuni casi, sensori e dispositivi di monitoraggio consentono di verificare nel tempo parametri come temperatura e umidità relativa, intervenendo in modo mirato quando necessario.

Tecnologie di questo tipo, un tempo riservate esclusivamente alle grandi istituzioni museali, stanno oggi trovando applicazione anche in soluzioni più accessibili, pensate per collezionisti privati che desiderano garantire ai propri oggetti condizioni di conservazione di livello professionale.

Dalla grande istituzione al “mini museo domestico”

Sempre più persone scelgono di valorizzare collezioni di modellini, oggetti di design, opere d’arte, memorabilia o reperti naturalistici adottando un approccio ispirato al mondo museale. Non si tratta solo di protezione, ma di dare agli oggetti il giusto contesto, trasformando lo spazio domestico in un ambiente curato, capace di raccontare una storia.

Idee per ambienti domestici

  • teche a parete integrate nell’arredo 
  • librerie vetrate con comparti protetti 
  • vetrine minimal per singoli oggetti iconici 
  • soluzioni modulari adattabili nel tempo 

In questo contesto, la personalizzazione diventa un elemento fondamentale. Se stai valutando soluzioni pensate per adattarsi perfettamente agli spazi e agli oggetti da esporre, può essere utile approfondire alcune proposte di teche in plexiglass su misura, utili come riferimento progettuale per realizzare un vero e proprio “mini museo” domestico.

Innovazioni e tendenze future

Il settore delle teche espositive è in continua evoluzione e rispecchia una più ampia trasformazione del mondo dell’allestimento museale e del design espositivo. Le innovazioni più recenti non riguardano solo i materiali, ma coinvolgono anche il modo in cui le teche vengono progettate, utilizzate e integrate negli spazi.

Si diffondono sempre più trattamenti antiriflesso avanzati, spesso basati su tecnologie nanotecnologiche, che migliorano la visibilità dell’oggetto esposto senza alterarne la percezione cromatica. Parallelamente, crescono i sistemi modulari e rimontabili, pensati per adattarsi a mostre temporanee, collezioni in evoluzione o spazi multifunzionali.

Un altro tema centrale è quello della sostenibilità: l’attenzione verso materiali riciclabili, processi produttivi più efficienti e l’integrazione di sistemi di illuminazione LED a basso consumo sta diventando parte integrante della progettazione contemporanea. Tutti questi elementi contribuiscono a rendere le teche sempre più intelligenti, flessibili e in sintonia con le esigenze del presente.

Domande frequenti (FAQ)

Il plexiglass incurva se esposto al calore?
Può deformarsi se sottoposto a temperature elevate, ma una corretta progettazione e l’uso di spessori adeguati riducono drasticamente il problema.

Esistono trattamenti antiriflesso efficaci?
Sì, oggi sono disponibili trattamenti specifici che migliorano notevolmente la leggibilità dell’oggetto esposto, riducendo riflessi e abbagliamenti.

È possibile predisporre ventilazione interna alle teche?
Sì, soprattutto nelle soluzioni professionali o su misura, è possibile integrare sistemi di ventilazione passiva o controllata.

Come evitare la condensa interna?
Il controllo dell’umidità, l’uso di materiali assorbenti e una corretta sigillatura sono elementi chiave per prevenire la formazione di condensa.

Tecnologia e cultura, anche a casa

Le teche in plexiglass rappresentano oggi un punto d’incontro tra innovazione tecnologica, conservazione e design. Dall’ambiente museale alla casa, le soluzioni moderne permettono di proteggere e valorizzare gli oggetti con criteri professionali, senza rinunciare all’estetica.

Chi desidera approfondire materiali, formati e possibilità progettuali può trarre ispirazione esplorando soluzioni già utilizzate nel mondo delle mostre e dei musei, per poi adattarle alle proprie esigenze. La differenza, spesso, sta proprio nella qualità dei dettagli e nella consapevolezza delle scelte.

26 Marzo 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

IKEA SOLUPPGANG: la collezione per esterni che ci riporta alla natura con il design

Ispirata al friluftsliv scandinavo e al komorebi giapponese, IKEA SOLUPPGANG è la collezione in edizione limitata che il colosso svedese lancia nella primavera 2026. Un invito a vivere all’aria aperta con semplicità, stile e un’accessibilità senza precedenti.

C’è un momento preciso in cui la luce del sole filtra tra le foglie e disegna sul terreno un pattern fugace, irripetibile. I giapponesi lo chiamano komorebi, e hanno persino coniato una parola per catturare questa bellezza effimera. È proprio da questa sensibilità poetica — unita alla filosofia nordica del friluftsliv, il vivere quotidiano all’aria aperta — che nasce IKEA SOLUPPGANG, la nuova collezione per esterni destinata a diventare uno dei lanci più attesi della primavera 2026.

Il nome stesso, che in svedese significa “alba”, evoca quella luce radente del mattino, fresca e piena di possibilità. E di possibilità, questa collezione in edizione limitata ne offre davvero molte: dal picnic domenicale al parco alla cena in giardino con gli amici, dalla gita in montagna alla pausa caffè sul balcone di casa.

Un design che parla di essenzialità e durabilità

SOLUPPGANG non è una collezione outdoor nel senso convenzionale del termine. Non si rivolge all’escursionista estremo né all’appassionato di campeggio tecnico. È pensata, invece, per chi vuole semplicemente uscire di casa più spesso, senza il peso di attrezzature complicate o budget elevati.

Il linguaggio stilistico scelto dal team creativo è minimalista, ma mai freddo. Le forme sono pulite, ammorbidite da una sensibilità apertamente umana che evita qualsiasi rigidità. Ogni oggetto sembra dire: portami con te.

Tra i pezzi più iconici della collezione spiccano uno sgabello e un tavolo pieghevoli, entrambi progettati per essere riposti e trasportati con la massima facilità. Le stoviglie in acciaio smaltato — robuste, leggere, belle — richiamano l’estetica delle vecchie cucine di campagna con un twist contemporaneo. Il barbecue compatto in ghisa, volutamente essenziale, è pensato per chi vuole accendere il fuoco senza trasformare una grigliata in un’operazione logistica.

tavolino, sgabelli e stoviglie in acciaio della collezione Ikea Soluppgang
ikea soluppgang barbecue ghisa

I dettagli che fanno la differenza 

È nei particolari che SOLUPPGANG rivela la sua anima più raffinata. I taglieri e le ciotole da portata in bambù coniugano praticità e una bellezza naturale quasi tattile. La borsa termica — uno dei pezzi più interessanti della collezione — abbina materiali naturali a un’intelligenza funzionale che si traduce in un isolamento efficace e un design degno di comparire sulle pagine di un magazine di stile.

La lanterna LED portatile diffonde una luce calda che trasforma qualsiasi angolo di giardino o bosco in uno spazio vissuto. Le coperte e i cuscini, con le loro texture morbide e i riferimenti artigianali alla natura, completano un sistema di oggetti che si parlano con coerenza. La borsa versatile con parte superiore espandibile e base rinforzata chiude il cerchio: è lo zaino-tutto-fare che non sapevi di volere.

Lanterna led per esterni, collezione in edizione limitata Ikea Soluppgang
ikea soluppgang coperte cuscini

Il progettista che conosce la foresta

Ola Wihlborg, designer di molti degli articoli da cucina e da tavola di SOLUPPGANG, ha costruito questo progetto su anni di esperienza concreta all’aria aperta: dalla mountain bike alle lunghe immersioni nei boschi scandinavi. La sua è una conoscenza fisica, non teorica, e si vede.

«Quando ho progettato il coltello, la forchetta-cucchiaio, il barbecue e le stoviglie, volevo che fossero perfetti per l’esterno ma altrettanto naturali in casa», racconta. La durabilità è una priorità dichiarata: ghisa e acciaio smaltato sono materiali che invecchiano bene, che si caricano di storia e di uso. «È meglio avere qualcosa che duri più a lungo e che, con il tempo, diventi più personale», dice Ola. Una filosofia che contrasta apertamente con la cultura dell’usa-e-getta.

Il coltello — oggetto inatteso in una collezione di design domestico — è forse il simbolo più eloquente di questo approccio. «È qualcosa che porto sempre con me. A volte serve per tagliare una corda, a volte per preparare il cibo. È semplicemente pratico.» Poetico e concreto allo stesso tempo, esattamente come tutta la collezione.

coltello della nuova collezione Ikea Soluppgang per la primavera 2026
ikea soluppgang borsa collezione per esterni 2026

Un manifesto per rallentare

Dietro SOLUPPGANG c’è anche una visione culturale precisa. Karin Gustavsson, Creative Leader del progetto, la sintetizza con chiarezza: «La natura non dovrebbe richiedere attrezzature speciali o lunghi viaggi. Vogliamo che le persone escano, anche solo per cinque minuti.»

In un’epoca in cui la vita urbana comprime il tempo e separa le persone dagli spazi aperti, questa collezione per esterni in edizione limitata diventa quasi un atto politico, gentile ma determinato. L’accessibilità economica è parte integrante del progetto: la natura deve essere alla portata di tutti, non solo di chi può permettersi attrezzatura premium.

IKEA SOLUPPGANG la nuova collezione per esterni 2026 in edizione limitata

IKEA SOLUPPGANG sarà disponibile in tutti i punti vendita IKEA a partire da aprile 2026. Una collezione da non perdere — e soprattutto, da portare fuori.

La collezione IKEA SOLUPPGANG è disponibile in edizione limitata da aprile 2026 nei punti vendita IKEA e su Ikea.com.

L’articolo IKEA SOLUPPGANG: la collezione per esterni che ci riporta alla natura con il design proviene da dettagli home decor.

25 Marzo 2026 / / Romina Sita

Hai passato ore e ore a scegliere una o più lampade per la tua casa e, una volta “partorito”, ti accorgi che il “lavoro” non è ancora finito.
Cosa manca? Le lampadine!
Ed è proprio qui che si commette l’errore più comune: dopo tutta la fatica nella scelta delle lampade, molte persone si dedicano alle lampadine in fretta, senza pensarci troppo. Ma basta una lampadina sbagliata per rovinare tutto.
Alcune persone non si pongono nemmeno il dubbio: acquistano le prime che capitano, quelle che costano meno e via.
Ma io lo so che tu invece, dato che sei qui, ci tieni alla resa finale della lampada, all’effetto della luce nella stanza e al risultato complessivo nella casa.
In questo articolo ti spiego come scegliere le lampadine LED, quali caratteristiche leggere sulla confezione e soprattutto come ottenere quell’effetto accogliente e armonioso che tanto desideri nella tua casa.

INDICE DEI CONTENUTI
Il dettaglio che può rovinare tutto
Immagina la tua casa con la luce giusta
I 4 valori che devi davvero guardare per non sbagliare lampadina (anche se non sei un’esperta)
CARATTERISTICA 1 • Attacco della lampadina
CARATTERISTICA 2 • Il colore della luce
CARATTERISTICA 3 • I Watt
CARATTERISTICA 4 • Indice di resa cromatica (CRI)
Esempi di lampadine consigliate

Il dettaglio che può rovinare tutto

Immaginiamo che tu abbia scelto con tanta fatica le lampade (per lampade intendo i corpi illuminanti) e che magari grazie al mio articolo tu abbia imparato ad abbinare insieme più lampade nella stessa stanza in modo consapevole.

Ora viene la parte più cruciale.

Perché è un attimo fare l’errore di scegliere la lampadina sbagliata e rovinare tutto.

Luce troppo fredda?
Atmosfera da ambulatorio.

Luce troppo calda?
Effetto arancio anni ’90, tipico delle vecchie lampadine a incandescenza.

Potenza sbagliata?
O non vedi niente o consumi troppo, per niente.

Hai preso le più economiche?
Indice di resa cromatica troppo basso: colori spenti e poco naturali.

Ti racconto una cosa personale.

Nella mia casa precedente, per comodità (e anche un po’ per ignoranza, lo ammetto), avevo acquistato tutte le lampadine da IKEA, quelle da 2700°K.

E quando dico tutte… intendo tutte.

Montate, accese… e all’inizio mi sembrava anche tutto accogliente.

Poi ho iniziato a notare una cosa: la luce era troppo calda.

Ricordo ancora le foto che facevo col cellulare: venivano tutte gialle.

Il bianco sembrava beige, il grigio sembrava marroncino, il legno completamente falsato.

La casa non era brutta, ma la luce la stava “spegnendo”.

La lampade erano giuste.

La temperatura colore no.

E lì ho capito una cosa fondamentale: la lampadina non è un dettaglio tecnico da sottovalutare.

È parte integrante del progetto.

Per fortuna le lampadine non costano un’esagerazione, quindi rimediare è facile. Ma perché sbagliare quando puoi evitarlo?

Immagina la tua casa con la luce giusta

Ora immagina questo.

È sera.

Accendi le luci.

Ogni stanza ha un’illuminazione coerente, calda al punto giusto, funzionale dove serve e morbida dove vuoi atmosfera.

Ti siedi a tavola e la luce valorizza il cibo.

Ti guardi allo specchio e i colori sono naturali.

Leggi a letto senza affaticare gli occhi.

La differenza non la fa solo la lampada e la sua estetica che si combina perfettamente con il tuo progetto di arredo.

La fa la lampadina giusta.

E per sceglierla non devi diventare un’esperta di illuminotecnica.

Ti basta sapere cosa guardare sulla confezione.

I 4 valori che devi davvero guardare per non sbagliare lampadina (anche se non sei un’esperta)

Ci sarebbe davvero tanto da dire sul mondo dell’illuminazione artificiale.

Potremmo parlare delle diverse tipologie di illuminazione (diretta, indiretta e diffusa), delle categorie di lampade (a sospensione, da soffitto, da terra, da tavolo e da parete) e delle situazioni luminose che dovrebbero convivere in una stanza (luce generale, funzionale ed estetica).

Sono tutti aspetti fondamentali per progettare una casa ben illuminata e non lasciata al caso.

Di queste caratteristiche ne ho parlato in modo approfondito in questo articolo, con spiegazioni semplici e immagini esplicative che ti aiutano a visualizzare meglio ogni concetto.

Ma oggi voglio concentrarmi su un passaggio ancora più pratico e spesso sottovalutato: la scelta della lampadina giusta.

Ah una precisazione, in questo articolo parlerò esclusivamente di lampadine LED (anche perché in commercio ormai ci sono solo quelle!).
Producono la stessa quantità di luce delle vecchie lampadine a incandescenza, ma con un wattaggio molto inferiore, quindi sono molto più efficienti dal punto di vista energetico (tradotto: consumano molto meno!).

Non voglio complicarti la vita spiegandoti nel dettaglio tutto il discorso dei lumen (il flusso luminoso, cioè la quantità totale di luce emessa da una sorgente) e dei lux (l’illuminamento, ovvero quanta luce arriva effettivamente su una superficie).

Sono parametri importanti, soprattutto quando si progetta in modo tecnico e preciso.
Ma se tu in questo momento non vuoi diventare un’esperta di illuminotecnica e stai semplicemente cercando un’indicazione di massima, chiara e concreata, per non sbagliare acquisto, allora voglio darti una soluzione pratica, veloce e che funziona.

Quando sei davanti allo scaffale con decine e decine di lampadine LED, ci sono 4 valori davvero fondamentali da guardare.

scatola-lampadina-philips-35w-gu10

Nel dettaglio, si traducono in 4 caratteristiche pratiche che fanno davvero la differenza:

  • Attacco della lampadina (E27, E14, GU10…)
  • Colore della luce (°K)
  • Watt (W)
  • Indice di resa cromatica (CRI)

Vediamole insieme.

Prima di acquistare qualsiasi lampadina devi sapere esattamente dove andrà inserita.

Questo significa che, prima ancora di andare in negozio, devi conoscere il tipo di attacco della tua lampada.

Non si va “a intuito”.

Trovi questa informazione sempre nella confezione, nelle istruzioni o nella scheda tecnica della lampada.

Se hai già la lampada montata, puoi semplicemente controllare la vecchia lampadina.

È il primo passo, ed è fondamentale: senza l’attacco giusto, tutto il resto non conta.

attacchi-lampadine-più-usati-AI

Immagine generata con l’AI

Gli attacchi più diffusi sono:

  • E14 → attacco a vite piccolo (tipico di abat-jour e lampade piccole)
  • E27 → attacco a vite grande (il più comune, per sospensioni e plafoniere)
  • GU10 → attacco a innesto, tipico dei faretti (ex alogeni)

Nota: attacco piccolo = generalmente lampada piccola = meno necessità di grande potenza.

Cosa si intende esattamente per colore della luce?

Non è il colore della lampadina quando è spenta, ma la tonalità della luce che emette quando è accesa.

Può essere più calda, più neutra o più fredda.

Il colore della luce si misura in gradi Kelvin (°K):

  • Più il numero è basso → Più la luce è calda (tendente al giallo-arancio)
  • Più il numero è alto → Più la luce è fredda (tendente all’azzurro)
scegliere-il-colore-delle-lampadine-AI

Immagine generata con l’AI

Sul colore della luce ti basta sapere due cose fondamentali:

  1. Cerca il più possibile di avere per tutta la casa lampadine dello stesso colore, per evitare l’effetto “patchwork luminoso”.
    Altrimenti l’effetto potrebbe essere questo!
    E noi non lo vogliamo vero?!
colore-luce-sbagliata
  1. No alla luce fredda (la lasciamo agli edifici pubblici).
    No alla luce troppo calda (non siamo in un forno).
    Sì alla luce neutro-calda.
    Il valore che ti consiglio vivamente è: 3000°K.

    È il compromesso perfetto tra accoglienza e naturalezza, valorizza i colori e rende l’ambiente armonioso senza falsarli.

    Cerca, tra le decine di confezioni sullo scaffale, quella su cui è scritto 3000°K.
    È quel numerino che fa davvero la differenza.

    Sono un’amante di IKEA, lo sai.
    Ma sulle lampadine devo essere sincera: molte di quelle che si trovano lì sono 4000°K (troppo fredde) oppure 2700°K (molto calde).

    E sì, l’errore l’ho fatto anch’io.
    Le ho comprate per comodità, convinta che “una lampadina vale l’altra”.
    Non lo farò più.

    Perché quando inizi a notare la differenza, non torni indietro.
    E quei 3000°K diventano il tuo nuovo standard.

I watt indicano la potenza elettrica consumata.

Con il LED possiamo stare molto più tranquille rispetto al passato:

una lampadina LED da 8W corrisponde circa a una vecchia a incandescenza da 60W.

Una bella differenza, vero?

tabella-confronto-watt-philips

I valori sono riferiti alle lampadine Philips (le mie preferite)

La scelta dei watt della tua lampadina dipende da:

  • Grandezza della stanza
  • Funzione della luce
  • Tipo di lampada (schermo opalino? aperta?)
  • Quantità di punti luce presenti nella stanza

Io in casa voglio vederci bene (e credo anche tu).
Se devo lavorare al computer, cucinare o truccarmi allo specchio, la luce deve essere adeguata alla funzione: chiara, sufficiente, senza zone d’ombra fastidiose.

Ma quando voglio atmosfera è un’altra storia.
In quel caso preferisco creare più punti luce distribuiti, magari meno potenti singolarmente, ma capaci insieme di costruire un ambiente morbido, accogliente e stratificato.

È proprio questo il segreto: la luce non è solo quantità, è intenzione.

Ora, le indicazioni che trovi qui sotto sui watt sono valori indicativi, una linea guida di partenza.
Non sono numeri rigidi o universali.

Non conoscendo la tua casa (le dimensioni delle stanze, il tipo di lampada che hai scelto, la quantità di punti luce…) non posso dirti con precisione matematica quale sia il watt perfetto per te.

Prendili come un riferimento per non sbagliare in modo grossolano e per orientarti quando sei davanti allo scaffale.

E ti do anche un consiglio molto pratico:
puoi acquistare una lampadina, provarla a casa e, se non ti convince, riportarla indietro e cambiarla.

Sì, l’ho fatto anch’io, quando ho scelto le lampadine per casa nuova!

Perché la luce va vista nel suo contesto reale.

Solo così capisci davvero se è quella giusta per te. 

scegliere-i-watt-delle-lampadine-AI

Immagine generata con l’AI

Ecco i valori indicativi dei watt delle lampadine suddivisi per “obiettivi”:

LUCE GENERALE

  • Stanza grande → 13W (≈100W vecchia lampadina)
  • Stanza piccola → 10W (≈75W)

LUCE FUNZIONALE

  • Scrivania → 8W (≈60W)
  • Comodino → 4,6W (≈50W)
  • Tavolo da pranzo → 10W (≈75W)
  • Serie di faretti (es. Nymane di Ikea)3,5W (≈35W) ciascuno

LUCE ESTETICA

  • Lampada da tavolo decorativa → 5W (≈40W)

Ricorda: una lampada con attacco E14 difficilmente monterà una 13W.

Anche il mercato detta dei limiti, quindi valuta sempre dimensione e compatibilità.

Se questo articolo ti sta piacendo, allora amerai:

PERSONAL STYLIST VIA WHATSAPP

La consulenza “botta e risposta” a portata di smartphone.
Una consulente personale a tua disposizione (io), pronta a rispondere alle tue domande di styling
e a offrirti consigli su come migliorare ogni angolo della tua casa.

personal-stylist-via-whatsapp-romina-sita

LO VOGLIO!

Questo è il valore che quasi nessuno guarda. E invece è fondamentale.

Si chiama Color Rendering Index (CRI) o Indice di Resa Cromatica (IRC o Ra).

L’indice di resa cromatica indica quanto i colori degli oggetti appaiono veri e naturali sotto quella luce.

scegliere-il-cri-delle-lampadine-AI

Immagine generata con l’AI

In pratica, più il CRI è alto, più i colori sembrano come li vedresti alla luce del sole.

Se il CRI è basso, i colori possono apparire spenti, falsati o innaturali, anche se la stanza è ben illuminata.

Deve essere ≥ 80.

Se vuoi un effetto davvero bello e naturale, non scendere sotto questo valore.

Diffida delle lampadine economiche, senza indicazione chiara del CRI o con un valore basso.

Se ti importa del risultato finale, questo parametro fa la differenza.

Esempi di lampadine consigliate

Per renderti più semplice la scelta, ecco alcuni esempi di lampadine LED con valori ideali per casa: tutte con colore 3000°K (luce neutro-calda) e CRI ≥ 80, così i colori appaiono reali e naturali.

Questi sono valori indicativi: servono come riferimento per aiutarti a scegliere rapidamente senza sbagliare.

Ora hai tutti gli strumenti per non sbagliare più

La prossima volta che ti troverai davanti a quello scaffale pieno di lampadine, saprai esattamente cosa guardare.

E soprattutto saprai perché lo stai facendo.

Ciao, buono shopping di lampadine e alla prossima!

Se questo articolo ti è piaciuto, allora amerai:

PERSONAL STYLIST VIA WHATSAPP

La consulenza “botta e risposta” a portata di smartphone.
Una consulente personale a tua disposizione (io), pronta a rispondere alle tue domande di styling
e a offrirti consigli su come migliorare ogni angolo della tua casa.

personal-stylist-via-whatsapp-romina-sita

LO VOGLIO!

L’articolo Come scegliere (bene) le lampadine LED: i 4 valori che devi davvero guardare sulla confezione, per ottenere una casa accogliente e armoniosa sembra essere il primo su Romina Sita.

25 Marzo 2026 / / Laura Home Planner

Impara a definire le aree in una stanza senza pareti utilizzando la disposizione degli arredi, l’illuminazione e i tappeti kilim per creare spazi abitativi funzionali e organizzati.

definire aree stanza laurahomeplanner.com

Gli spazi abitativi a pianta aperta sono diventati sempre più popolari, offrendo flessibilità e una sensazione di spaziosità. Tuttavia, senza confini ben definiti, gli ambienti possono talvolta risultare disordinati o difficili da organizzare. Quando diverse funzioni, come il relax, la sala da pranzo e il lavoro, condividono lo stesso spazio, diventa importante creare una separazione visiva.

La buona notizia è che non servono pareti per ottenere questo risultato. Con le giuste scelte di layout ed elementi di design, è possibile definire le aree di una stanza mantenendo al contempo un’atmosfera aperta e confortevole.

Perché è importante definire le aree in una stanza?

Definire le aree all’interno di una stanza contribuisce a migliorarne sia la funzionalità che il comfort. Quando gli spazi sono chiaramente organizzati, diventa più facile capire come ogni parte della stanza debba essere utilizzata.

Una disposizione ben strutturata migliora anche la circolazione e la fluidità degli spazi. Invece di apparire caotica, la stanza risulta armoniosa ed equilibrata. Questo è particolarmente importante nelle case open space, dove diverse attività si svolgono in un unico ambiente condiviso.

Inoltre, definire aree specifiche può rendere una stanza più gradevole alla vista. Creando confini discreti, si aggiunge struttura senza compromettere la sensazione di apertura.

Come si possono definire gli spazi in una stanza senza usare le pareti?

Esistono diversi modi efficaci per creare separazione in una stanza senza costruire barriere fisiche.

  • Utilizzo della disposizione dei mobili: disporre divani, sedie e tavoli in modo strategico può dividere naturalmente uno spazio. Ad esempio, posizionare un divano con lo schienale rivolto verso un’altra area può creare un confine netto.
  • Applicare diverse zone di illuminazione: l’utilizzo di lampade da terra, lampade a sospensione o lampade da tavolo aiuta a distinguere le aree. L’illuminazione crea un segnale visivo che separa una funzione dall’altra.
  • Introduci variazioni di colore: sottili differenze nei colori delle pareti, negli elementi decorativi o negli accessori possono contribuire a definire zone separate, mantenendo al contempo l’armonia in tutto lo spazio.
  • Utilizzo del contrasto nella pavimentazione: materiali o texture diversi sul pavimento possono segnalare un cambiamento di funzione, anche all’interno della stessa stanza.
  • Utilizzare i tappeti Kilim per suddividere gli spazi: i tappeti Kilim sono uno dei modi più semplici per definire le aree senza chiudere lo spazio. I loro motivi e le loro texture aiutano a dare stabilità ai mobili e a creare zone visive ben definite.

I proprietari di casa che desiderano migliorare la disposizione e la struttura degli spazi spesso utilizzano elementi semplici come i tappeti kilim per definire gli ambienti, e qui puoi esplorare altre opzioni per trovare idee adatte a diverse tipologie di arredamento.

È possibile dividere una stanza con un tappeto Kilim?

Sì, un tappeto kilim può dividere efficacemente una stanza senza bisogno di pareti o divisori. Funziona raggruppando visivamente i mobili e definendo zone specifiche all’interno di uno spazio più ampio.

Negli ambienti open space, posizionare un tappeto kilim sotto una zona salotto può delimitare chiaramente l’area giorno. Allo stesso modo, un tappeto sotto un tavolo da pranzo può separare la zona pranzo dal resto della stanza.

Poiché i tappeti kilim sono tessuti in piano e leggeri, forniscono struttura senza appesantire o chiudere lo spazio.

Come utilizzare un tappeto Kilim per definire uno spazio?

Utilizzare un tappeto kilim in modo corretto può migliorare significativamente l’organizzazione e la percezione di una stanza.

  • Posizionamento sotto le zone salotto: Posiziona il tappeto kilim sotto divani e poltrone per creare uno spazio abitativo libero all’interno della stanza.
  • Definire le zone pranzo: un tappeto kilim sotto il tavolo da pranzo aiuta a delimitare la zona pranzo, soprattutto negli ambienti open space.
  • Crea una zona di lavoro: negli ambienti multifunzionali, un tappeto kilim può separare una piccola area di lavoro dal resto dello spazio.
  • Valorizzate gli angoli relax: aggiungere un tappeto kilim a un angolo lettura o a una zona relax rende lo spazio più curato e confortevole.

Come scegliere il tappeto Kilim giusto per i diversi ambienti?

La scelta del tappeto kilim giusto è importante sia per l’equilibrio visivo che per la funzionalità. La selezione corretta contribuisce a definire gli spazi in modo efficace, mantenendo al contempo l’armonia nella stanza.

  • Scegli la dimensione giusta per lo spazio: un tappeto kilim dovrebbe essere abbastanza grande da ancorare i mobili all’interno di un’area specifica. In soggiorno, è meglio che almeno le gambe anteriori di divani e poltrone poggino sul tappeto.
  • Abbina il tappeto alla disposizione della stanza: la forma e la posizione del tappeto kilim dovrebbero seguire la disposizione dello spazio. I tappeti rettangolari sono adatti alle zone salotto, mentre i tappeti più piccoli possono definire aree più compatte.
  • Considera la funzione dell’area: pensa a come verrà utilizzato lo spazio. Le zone ad alto traffico come soggiorni o corridoi richiedono tappeti kilim resistenti, in grado di sopportare un uso frequente.
  • Bilanciare i colori con la palette degli interni: i tappeti Kilim presentano spesso tonalità terrose e motivi geometrici. Scegliere colori che si abbinino ai mobili e alle pareti aiuta a mantenere un aspetto armonioso.
  • Utilizzare i motivi decorativi per definire le zone: i motivi decorativi possono separare visivamente diverse aree all’interno della stessa stanza. Un disegno distintivo di un kilim aiuta a segnalare un passaggio funzionale tra gli spazi.

Incartare

Definire le zone in una stanza senza pareti è fondamentale per creare uno spazio abitativo funzionale e ben organizzato. Con scelte di design oculate, come la disposizione dei mobili, l’illuminazione e la pavimentazione, è possibile creare zone ben definite pur mantenendo un layout aperto.

I tappeti Kilim offrono una soluzione semplice ed efficace per raggiungere questo equilibrio. La loro capacità di ancorare i mobili e definire gli spazi li rende un prezioso complemento d’arredo per gli interni moderni, contribuendo a trasformare ambienti aperti in spazi strutturati e confortevoli.

L’articolo Come definire le aree in una stanza senza usare le pareti proviene da Laura Home Planner.

25 Marzo 2026 / / La Gatta Sul Tetto

È proprio in questo scenario che entrano in gioco le soluzioni Tubes: radiatori compatti, capaci di coniugare prestazioni, design e flessibilità d’uso, anche quando lo spazio è limitato. Quattro progetti, firmati da designer italiani, raccontano bene questo approccio. 

radiatori tubes

Radiatori Tubes e l’abitare contemporaneo. 

Il contesto attuale è sempre più segnato da una forte orizzontalità, in contrapposizione alla tradizionale verticalità degli spazi. Nelle case così come nei progetti hospitality, le pareti si alleggeriscono, lasciano spazio a grandi vetrate, sistemi contenitivi ed elementi d’arredo, riducendo le superfici disponibili per i classici impianti di riscaldamento. 

È proprio in questo scenario che entrano in gioco le soluzioni Tubes: radiatori compatti, capaci di coniugare prestazioni, design e flessibilità d’uso, anche quando lo spazio è limitato. Quattro progetti, firmati da designer italiani, raccontano bene questo approccio. 

Si parte da Milano/Horizontal di Antonia Astori e Nicola De Ponti

Milano/Horizontal è un radiatore sviluppato in lunghezza, ideale per essere collocato come sottofinestra davanti a vetrate o lungo pareti basse, dove i tradizionali radiatori verticali non trovano collocazione. 

Un lungo marshmallow disponibile in 2 lunghezze (175 e 202 cm) e in oltre 140 colori della palette Tubes, oltre che in acciaio verniciato trasparente, mantiene intatta la forza espressiva e il carattere scultoreo del progetto originale, diventando un elemento architettonico distintivo, anche nei contesti più compatti. 

Di Ludovica Serafini e Roberto Palomba è invece il design T.B.T. 

Si tratta di un tubo scaldasalviette (ideale dunque per l’ambiente del bagno) di soli 7 cm di diametro, se ne possono installare più di uno o singolarmente, orientati in verticale o in orizzontale a seconda delle preferenze ed esigenze. 

Ideale anche per corridoi e spazi di passaggio, anche qui troviamo due lunghezze (120 e 200 cm) e 140 proposte di colore tra cui le finiture galvaniche cromo lucido, nichel nero lucido, stagno lucido, ottone opaco, rame spazzolato opaco e oro 14k lucido. 

Soho, il mini radiatore

Gli stessi designer firmano anche SOHO, un radiatore pensato per sfruttare al meglio porzioni di parete contenute, in particolare in verticale. 

Parliamo di un ingombro davvero contenuto larghezza minima di 17,6 cm e una sporgenza dalla parete di 13 cm. Ideale per spazi ridotti, corridoi, pareti strette o zone di passaggio, SOHO dimostra come un ingombro minimo possa comunque garantire un’elevata resa termica, grazie a due caratteristiche progettuali fondamentali: la scelta dell’alluminio e il basso contenuto d’acqua. L’alluminio è un materiale ad alta conducibilità che, unito alla poca acqua necessaria da riscaldare, rende questo radiatore particolarmente performante. 

Per l’ambiente bagno, SOHO è disponibile anche nella Bathroom Version, completa di portasalviette integrato e con un ingombro contenuto di soli 31,2 cm di larghezza, una soluzione funzionale pensata appositamente per spazi piccoli, senza rinunciare alle prestazioni. 

Dalla presenza discreta e perfettamente integrata nell’architettura contemporanea, SOHO è disponibile in tutti i 140 colori della gamma Tubes e nelle finiture speciali alluminio anodizzato argento, titanio, bronzo e nero. 

La versione per il bagno di RIFT

Completiamo il cerchio con RIFT BATHROOM VERSION, di Ludovica Serafini e Roberto Palomba in collaborazione con Matteo Fiorini. 

RIFT Bathroom Version è progettato per il bagno contemporaneo, dove gli spazi sono ridotti ma il comfort rimane un elemento fondamentale. Si compone di un unico elemento largo solo 24 cm — circa la metà rispetto ai tradizionali scalda salviette da 40 cm — riducendo al minimo l’ingombro. 

Nonostante le dimensioni compatte, è in grado di sviluppare una potenza fino a 660 W, sufficiente per riscaldare in modo efficace un bagno ben isolato di circa 3 × 2 metri. 

Realizzato in alluminio, un materiale leggero, riciclabile e altamente reattivo, assicura una risposta rapida e un comfort immediato. La disponibilità di accessori dedicati, come appendini e portasalviette, ne amplia la funzionalità, offrendo soluzioni pratiche e coordinate dal punto di vista estetico. 

Proposto in oltre 140 colori della gamma Tubes e in finiture galvaniche, RIFT Bathroom Version si inserisce con naturalezza sia in ambienti residenziali sia nei progetti di hospitality. 

Ad Alberto Meda invece si può attribuire la paternità di Step By Step. 

Con una sporgenza dalla parete di appena 7,8 cm e una larghezza che parte da 31,7 cm, Step-by-Step assicura un ingombro minimo, ottimizzando lo spazio anche in profondità. 

La sua struttura modulare consente di adattarlo con facilità a diverse configurazioni, senza rinunciare a un’elevata qualità estetica. Rispetto a Milano/horizontal che è esclusivamente elettrico, qui invece troviamo più versioni: idraulica, elettrica e mista e può essere arricchito con accessori come portasalviette e appendini, risultando ideale anche per l’ambiente bagno. 

Proposto nelle finiture raggrinzate e nei colori opachi della gamma Tubes, si integra armoniosamente in contesti contemporanei. 

Questi progetti ci dimostrano come anche in spazi ridotti sia possibile coniugare funzionalità e ricerca estetica: il comfort non è una questione di spazi, ma di progettazione intelligente. Ed è da quest’ultima che possiamo ottenere il comfort che cerchiamo. 

Per info: Tubes sito ufficiale

25 Marzo 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Salone Internazionale del Bagno 2026: il bagno del futuro tra benessere, tecnologia e design

Segna in agenda: il Salone Internazionale del Bagno 2026 torna protagonista al Salone del Mobile.Milano, dal 21 al 26 aprile, come la più grande vetrina internazionale del settore, con 163 espositori da 14 Paesi — oltre il 28% dall’estero. Un’edizione che si preannuncia ricca di visioni, tecnologie e materiali capaci di ridefinire uno degli ambienti domestici più importanti: il bagno, non più semplice spazio funzionale, ma luogo di benessere, cura e progetto consapevole.

Leggi anche:Salone del Mobile 2026: tutto quello che devi sapere sulla manifestazione del design mondiale

La nuova spa domestica: il bagno diventa rifugio sensoriale

La tendenza più forte che emerge dal Salone Internazionale del Bagno 2026 è quella della spa domestica: ambienti fluidi e avvolgenti, docce walk-in scenografiche, nicchie attrezzate, specchi contenitivi e una luce stratificata che scolpisce l’atmosfera piuttosto che illuminarla semplicemente. Il minimalismo si scalda e si fa tattile, abbandonando la freddezza degli anni passati per abbracciare finiture opache, metalli spazzolati, cromie minerali e terrose. Le superfici continue in grandi lastre, le ceramiche evolute e i compositi che riducono giunti e manutenzione raccontano un’estetica sofisticata, dove la bellezza coincide con la praticità.

novità e trend dal Salone Internazionale del Bagno 2026
©Ruggiero Scardigno

Longevity: il bagno che resiste al tempo e ai gesti che cambiano

Tra i temi che stanno riscrivendo le priorità progettuali del settore, uno emerge con particolare forza: la longevity. Il bagno, più di ogni altro ambiente domestico, deve reggere il tempo che passa e i gesti che cambiano, senza perdere estetica né comfort. Crescono così le soluzioni eleganti ma inclusive: accessi a filo pavimento, superfici antiscivolo dall’aspetto materico, sedute integrate e appoggi discreti che sembrano dettagli di design, maniglie ergonomiche e altezze ripensate per un uso meno faticoso nel tempo.

Anche l’illuminazione risponde a questa logica, con luci diffuse anti-abbagliamento e punti mirati per sicurezza e precisione. L’architettura degli arredi si fa modulare e riparabile: componenti sostituibili, finiture resistenti e ricambi programmati, perché la sostenibilità passa anche dalla vita lunga del prodotto. Efficienza idrica, igiene e durabilità non sono più optional, ma coordinate progettuali imprescindibili.

Tecnologia invisibile: il bagno connesso del futuro

Sul fronte tech, le novità bagno del Salone Internazionale del Bagno 2026 raccontano un ambiente che si connette senza fare rumore. Docce digitali con profili personalizzati, sanitari smart e bidet che alzano lo standard igienico, rubinetti con sensori e misurazione dei consumi, valvole intelligenti che prevengono perdite e danni: la tecnologia entra nel bagno con discrezione, integrandosi nell’estetica degli spazi senza imporsi visivamente.

L’orizzonte a medio-lungo termine è quello dei servizi: manutenzione predittiva, assistenza da remoto, upgrade software e integrazione con domotica e intelligenza artificiale per creare scenari su misura — luce, vapore, suono, microclima — capaci di adattarsi alle abitudini e ai desideri di chi abita lo spazio. Il bagno impara, si adatta, evolve: non è più solo un ambiente, ma un ecosistema digitale al servizio del benessere quotidiano.

Anticipazioni novità al Salone Internazionale del Bagno 2026

Nelle settimane che precedono l’apertura del Salone Internazionale del Bagno 2026, le aziende iniziano a svelare le loro anticipazioni. Dai nuovi sistemi d’arredo alle collezioni di ceramica, dalle tecnologie smart alle finiture più ricercate: ecco alcune delle novità prodotto in anteprima, che aggiorneremo fino all’apertura della manifestazione.

Globo: Gisele, quando il cannettato degli anni Trenta diventa linguaggio contemporaneo

Gisele, la nuova collezione di Globo al Salone Internazionale del Bagno 2026

Tra le anticipazioni più raffinate del Salone Internazionale del Bagno 2026, spicca Gisele, la nuova collezione di Globo firmata dal duo Angeletti Ruzza. Un progetto che combina ceramica e materiali differenti per costruire un linguaggio progettuale equilibrato e riconoscibile, dove rigore formale e libertà compositiva convivono in un’architettura d’interni dal carattere distintivo. Pensata per interpretare il bagno come spazio da vivere, Gisele sviluppa un’atmosfera intima e raffinata attraverso volumi misurati, superfici leggere e un’attenta ricerca sulle proporzioni.

Il cuore del progetto è la reinterpretazione del cannettato anni Trenta e Quaranta: lontano da ogni nostalgia, il motivo decorativo viene integrato nell’architettura del progetto come elemento strutturale del linguaggio compositivo. La ricerca sugli smalti ha avuto un ruolo centrale in questa trasformazione: la finitura lucida esclusiva “Riflessi di Luce” esalta i volumi del cannettato attraverso una palette che spazia da tonalità intense e materiche a nuance più morbide, modulando riflessi e ombre in un rapporto diretto tra materia, luce e percezione.

I mobili a terra della collezione — disponibili nelle misure 85×50 cm e 70×50 cm — sono proposti con lavabo integrato o piano in ceramica coordinato. Completano il sistema due specchiere, un appendino in MDF laccato e due modelli di mensole in ceramica che riprendono proporzioni e pulizia formale dei mobili, rafforzando la coerenza estetica dell’insieme.

Zazzeri al Salone Internazionale del Bagno 2026: Tubex, la rubinetteria che trova la propria identità nella materia

rubinetti Tubex di Zazzeri al Salone Internazionale del Bagno 2026

Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Zazzeri presenta Tubex, la nuova collezione di rubinetti in acciaio AISI 316L firmata dal designer Massimiliano Settimelli. Un progetto dal linguaggio contemporaneo e minimale che trasforma le qualità intrinseche del materiale — solidità, leggerezza, resistenza e brillantezza naturale — in cifra progettuale distintiva. La scelta dell’AISI 316L, particolarmente resistente alla corrosione, garantisce elevate performance tecniche per ambienti bagno e cucina di alta gamma.

Il cuore del progetto è un elemento primario: la forma del tubo. Bocca di erogazione e manetta richiamano un profilato tondo in acciaio inox, dando vita a un’estetica lineare e priva di sovrastrutture decorative. Un dettaglio progettuale significativo è l’eliminazione del classico taglio obliquo posteriore delle manette, soluzione che conferisce maggiore pulizia e continuità formale all’insieme.

Tubex è disponibile nelle finiture acciaio spazzolato e acciaio lucido, entrambe declinabili nelle sei varianti PVD: Carbon, Antracite, Bronzorame, Rame, Cognac e Orobianco. La collezione si presenta come un sistema completo — miscelatori da piano e a parete, miscelatore bidet e comandi doccia con due nuovi modelli di soffione — per garantire coerenza formale in tutto l’ambiente bagno.

Pad. 10, Stand C02

Scarabeo: Yugo, il lavabo che nasce dalla fusione tra quadrato e cerchio

lavabi Yugo di Scarabeo al prossimo Salone Internazionale del Bagno 2026

Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Scarabeo presenta Yugo, un lavabo firmato da Studio Adolini che traduce in materia l’armonia tra opposti, unendo design italiano e suggestioni filosofiche orientali. Il progetto nasce dalla fusione di due geometrie primarie — il quadrato e il cerchio, simboli rispettivamente di stabilità e apertura — la cui transizione fluida genera un oggetto scultoreo ed essenziale capace di trasmettere continuità e serenità.

L’ispirazione alla cultura giapponese — dove semplicità, spiritualità e rispetto della materia convivono — rafforza l’impatto emozionale del prodotto, interpretando il bagno contemporaneo come spazio di benessere e cura interiore. La forma ibrida risponde però anche a precise esigenze funzionali: la base quadrata assicura stabilità e semplicità di installazione, mentre la parte superiore circolare ottimizza spazio e capacità contenitiva. Le curvature interne favoriscono il corretto deflusso dell’acqua, la profondità calibrata riduce gli spruzzi e i bordi sottili e continui facilitano la pulizia quotidiana.

Realizzato in ceramica naturale, durevole e completamente riciclabile, Yugo nasce da un processo produttivo ottimizzato per ridurre sprechi ed energia. Una sostenibilità che è anche culturale: un oggetto pensato per accompagnare il tempo, disponibile in molteplici colorazioni, che trasforma un gesto quotidiano in un momento di autentica armonia.

Pad. 6, Stand B25 C22

Antoniolupi al Salone Internazionale del Bagno presenta Skyline

lavabo freestanding Skyline di Antoniolupi tra le novità al Salone Internazionale del Bagno 2026

Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Antoniolupi presenta Skyline, lavabo freestanding in marmo firmato da Antonio Iraci che nasce da una concezione puramente architettonica dell’oggetto. Il riferimento è quello dello skyline metropolitano: un’architettura di piani sfalsati, superfici parallele e ortogonali, pieni e pause, luce e ombra. Il risultato è un volume tridimensionale scultoreo definito esclusivamente da linee rette — un origami di pietra che emerge dalla parete esprimendo tutta la potenza materica del marmo naturale.

Il progetto gioca con la percezione e la scoperta: frontalmente, la sovrapposizione di due piani cela il bacino senza rivelarne immediatamente la funzione. Solo superato il primo piano visivo il lavabo si svela nella sua interezza, con la vasca sospesa tra due superfici parallele come un ponte contemporaneo. L’interno levigato e altamente riflettente moltiplica le immagini, amplifica la percezione dello spazio e trasforma ogni gesto quotidiano in un’esperienza sensoriale.

Ogni pezzo è irripetibile: venature, variazioni cromatiche e intrusioni minerali attestano l’autenticità della pietra naturale. Skyline è disponibile in tredici marmi e pietre, tra cui Carrara, Nero Marquinia, Calacatta Viola, Port Laurent e Statuario, per inserirsi con eguale forza in ambienti dal minimal contemporaneo al luxury décor.

Glass Design: Madison Marmoral, il vetro che si finge marmo

Salone Internazionale del Bagno 2026, nuovo lavabo di Glass Design

Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Glass Design amplia la propria collezione di lavabi d’appoggio con Madison Marmoral, un nuovo modello in vetro a base circolare che sorprende lo sguardo e sfida la percezione dei materiali. Le profonde venature chiare su fondo nero e la finitura lucida restituiscono con straordinaria fedeltà l’eleganza senza tempo del marmo Black Marquina — ma è solo osservandolo più attentamente che si svela la sua vera natura: non marmo, bensì vetro lavorato dai mastri vetrai con l’esclusiva tecnica Glass Design.

La differenza non è solo estetica ma progettuale: la scanalatura esterna che caratterizza il corpo del lavabo — elemento distintivo e altamente scenografico — sarebbe quasi impossibile da realizzare su un blocco di pietra naturale. Nel vetro diventa invece un segno di design preciso, regolare e sofisticato, raggiungibile solo grazie alla versatilità e alla perfezione formale di questo materiale.

Madison Marmoral è pensato per ambienti bagno eleganti e raffinati, residenziali o contract, e rappresenta la sintesi ideale tra tradizione artigianale e innovazione tecnologica. Un lavabo che conferma la capacità di Glass Design di trasformare il vetro in materia emozionale, ridefinendo i confini del design contemporaneo per il bagno.

Mamoli: la rubinetteria futuribile di Joe Colombo entra in bagno

la nuova rubinetteria Mamoli al Salone Internazionale del Bagno 2026

Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Mamoli — azienda italiana di rubinetteria con oltre 90 anni di storia — arricchisce la serie Maestri con un nuovo protagonista d’eccezione: Joe Colombo, visionario del design italiano che ha immaginato l’abitare del futuro attraverso una progettualità scultorea e modulare. Dopo Gio Ponti, Alessandro Mendini e Achille Castiglioni, il percorso di valorizzazione della cultura del progetto all’interno dell’ambiente bagno si amplia con uno dei nomi più radicali del design del Novecento.

Il rubinetto capostipite della collezione — un tre fori a bocca alta — nasce dalle linee morbide e continue tipiche di Colombo, esprimendo una perfetta fluidità formale che richiama l’unità abitativa per cui fu originariamente concepito nel 1969, lo stesso anno del leggendario Visiona 1 realizzato per Bayer. Le superfici lucide e riflettenti enfatizzano un linguaggio futuristico per l’epoca, trasformandolo in strumento concreto per l’abitare contemporaneo. Il colore, saturo e vibrante, attraversa la collezione come firma distintiva, valorizzando dettagli e geometrie.

Con questa nuova collezione, il futuro immaginato da Joe Colombo diventa attualità, confermando Mamoli come interprete unico nel panorama della rubinetteria italiana, dove il progetto d’autore diventa motore di innovazione contemporanea.

Frattini al Salone Internazionale del Bagno presenta Don Chisciotte

Salone INternazionale del Bagno 2026, Frattini presenta la nuova rubinetteria Don Chiscotte

Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Frattini presenta Don Chisciotte, una nuova collezione di rubinetteria che nasce dalla riscoperta dell’eredità formale della tradizione per reinterpretarla con uno sguardo pienamente contemporaneo. Il progetto parte da una rilettura consapevole dei codici estetici del passato — proporzioni equilibrate, dettagli decorativi, presenza scenica — traducendoli in un linguaggio più essenziale, attuale e trasversale.

Il carattere della collezione si esprime attraverso volumi essenziali, bocche minimali e slanciate e una maniglia distintiva ispirata alle pale dei mulini a vento, omaggio diretto al celebre protagonista cervantino da cui la collezione prende il nome. Un dettaglio iconico che diventa firma visiva riconoscibile, capace di equilibrare la pulizia formale del progetto con una nota narrativa e poetica.

Don Chisciotte è una collezione completa di rubinetteria, disponibile sia con comando tradizionale che con miscelazione monocomando, declinata in 11 varianti colore per adattarsi con versatilità a contesti progettuali differenti, dal bagno classico al più rigoroso minimalismo contemporaneo.

Monitillo: Tecton di Félix Millory, quando il marmo diventa architettura scultorea

Montillo al Salone Internazionale del Bagno 2026

Al Salone Internazionale del Bagno 2026, Monitillo — azienda italiana specializzata nella lavorazione di marmi, graniti e pietre naturali — presenta l’ampliamento della collezione Tecton, nata dalla collaborazione con l’architetto e designer francese Félix Millory. Un progetto che va oltre la superficie decorativa per fare del marmo una presenza strutturale e scultorea: scolpita, equilibrata e composta con una silenziosa monumentalità.

Al centro della collezione brilla il Calacatta viola, selezionato da Monitillo da un punto di cava poco conosciuto, dove intense venature violacee attraversano la pietra come pennellate generate dalla natura. Ogni lastra racconta una storia geologica irripetibile. La vasca si presenta come un monolite puro e archetipico, il cui volume è sottilmente separato per creare una tensione visiva che suggerisce l’impressione che la pietra si sia aperta dall’interno. I lavabi seguono la stessa filosofia: forme scavate nella materia in cui profondità e continuità delle venature diventano protagoniste assolute.

Pad. 13, Stand D41

Salone Internazionale del Bagno 2026: un racconto in continua evoluzione

Questo articolo verrà aggiornato con tutte le anticipazioni, i progetti e le novità che i brand sveleranno nelle settimane precedenti alla manifestazione. Continua a seguirci per non perdere nessuna novità dal Salone Internazionale del Bagno 2026.

Leggi anche:Fuorisalone 2026: tema, visioni e novità dalla Design Week di Milano

 

L’articolo Salone Internazionale del Bagno 2026: il bagno del futuro tra benessere, tecnologia e design proviene da dettagli home decor.

24 Marzo 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Motel: il nuovo spazio eventi alla ex Manifattura Tabacchi di Firenze

C’è un nuovo indirizzo nel cuore di Firenze che vale la pena segnare in agenda. Si chiama Motel, e già dal nome racconta qualcosa di sé: un luogo di passaggio, di incontro, di storie che si intrecciano senza preavviso. Inaugurato il 18 marzo scorso al piano terra del B3, l’edificio centrale dell’ex Manifattura Tabacchi, questo nuovo spazio eventi si candida a diventare uno dei luoghi più interessanti e versatili del panorama culturale fiorentino.

Non una galleria, non un semplice contenitore polifunzionale: Motel è qualcosa di più difficile da etichettare, e forse è proprio in questa sfida definitoria che risiede il suo fascino maggiore. 

Un’identità ibrida, come i motel americani

Il riferimento ai motor hotel nati lungo le autostrade americane non è casuale. Evoca un immaginario preciso: luoghi di frontiera, spazi di transito dove le vite si sfiorano, le direzioni si incrociano e ogni sosta può trasformarsi in qualcosa di inaspettato. Motel a Manifattura Tabacchi Firenze funziona esattamente così: accoglie per due anni chi varca la soglia del complesso in trasformazione, offrendo un’esperienza della fabbrica nella sua interezza, prima che la rigenerazione si concluda entro il 2027.

È uno spazio temporaneo nel senso più nobile del termine: non provvisorio, ma volutamente aperto al cambiamento, pensato per mutare forma a seconda di chi lo abita. 

I numeri di Motel: 3.000 mq di possibilità

interno dello spazio eventi MOTEL ricavato all'interno di Manifattura Tabacchi a Firenze
fotografo Alessandro Fibbi

Dal punto di vista pratico, Motel mette a disposizione per l’affitto oltre 3.000 mq nel cuore di Firenze, con una distribuzione degli spazi pensata per rispondere alle esigenze più diverse. Più di 1.500 mq sono destinati ad aree eventi configurabili, 500 mq tra giardino urbano e terrazza coperta offrono ambientazioni en plein air di grande impatto, mentre gli oltre 900 mq del Caveau rappresentano probabilmente la gemma più preziosa dell’intero complesso.

Il Caveau è l’archivio storico e materico dell’ex fabbrica: macchinari, serramenti, oggetti e materiali della vecchia Manifattura Tabacchi, accuratamente catalogati ed esposti, creano una scenografia unica che nessun allestimento temporaneo potrebbe replicare. Visitabile con visite guidate gratuite su appuntamento, può ospitare anche eventi privati di assoluta originalità.

Sfilate, shooting fotografici, convention, produzioni cinematografiche o televisive: lo stile industrial dell’edificio, con la sua architettura originale preservata, fa di Motel una location tailor-made per chi cerca contesti fuori dal comune.

L’allestimento di q-bic: industrial con anima

allestimento industrial di q-bic nello spazio eventi MOTEL dell'ex Manifattura Tabacchi
fotografo Alessandro Fibbi

Il progetto degli interni porta la firma dello studio fiorentino q-bic, già autore della Factory e dei loft residenziali Puro all’interno del distretto. L’approccio scelto è quello del tocco leggero e reversibile: interventi che esaltano, senza sovrapporsi, la natura industriale dell’edificio, traendo ispirazione dall’iconografia dei motel americani per creare ambienti che si succedono come capitoli di uno stesso racconto.

Gli spazi di q-bic sono concepiti come autonomi ma parte di un sistema unitario: corner che definiscono percorsi non lineari, favorendo una fruizione libera e informale dello spazio. Il movimento stesso diventa elemento progettuale centrale, in perfetta coerenza con la metafora del motel come luogo di transito.

L’allestimento si inserisce nel più ampio processo di trasformazione urbana di Manifattura Tabacchi, collegando fisicamente il polo creativo e il workplace del complesso, come proseguimento naturale della passeggiata dopo la Factory. 

Leggi anche:Dove la memoria industriale diventa arte: studio Q-BIC trasforma la Manifattura Tabacchi di Firenze

Hercules di Patrick Tuttofuoco: l’arte che accoglie

spazio eventi MOtel all'interno della Manifattura Tabacchi a Firenze
fotografo Alessandro Fibbi

Chi entra in Motel viene accolto da un’opera che difficilmente dimentica: Hercules di Patrick Tuttofuoco, un trittico luminoso che raffigura due occhi osservanti e un’orchidea in equilibrio tra natura maschile e femminile. Una soglia simbolica, potente, che anticipa il tono dell’intero spazio.

La poetica di Tuttofuoco — nato a Milano nel 1974 — ruota attorno al rapporto tra individuo e ambiente, alla capacità umana di trasformare lo spazio circostante. Hercules, acquisita da Manifattura Tabacchi, troverà successivamente una collocazione definitiva all’interno del complesso, ma per ora presidia l’ingresso di Motel con la sua presenza “eroica”.

Il programma culturale: dalla botanica urbana a Gianni Pettena

interno industrial di MOTEL, il nuovo spazio eventi nell'ex Manifattura Tabacchi a Firenze
fotografo Alessandro Fibbi

Motel non è solo una location da affittare: è anche il motore dell’offerta culturale di Manifattura Tabacchi. Il calendario di eventi si apre con Botanica Urbana, una mostra-mercato di piante e fiori realizzata in collaborazione con la Società Toscana di Orticultura, con oltre venti espositori da tutta Italia, workshop di artigianato botanico e proiezioni dedicate al verde urbano.

Da giugno, invece, sarà la volta di Paper/Northern Lights, installazione di Gianni Pettena — architetto-artista fiorentino — curata da Davide Giannella, con display del collettivo Specific. L’opera, originariamente realizzata nel 1971 al Minneapolis College of Art and Design, è composta da lunghe strisce di carta appese al soffitto che i visitatori sono invitati a tagliare con le forbici, costruendo architetture temporanee e spontanee. Un’esperienza partecipativa che trasforma il pubblico in co-autore dello spazio. 

Motel: un progetto in divenire

Quello che rende Motel davvero rilevante nel panorama del design e della cultura contemporanea è la sua coerenza concettuale: ogni scelta — dall’allestimento di q-bic all’opera di Tuttofuoco, dalla flessibilità degli spazi al Caveau della memoria — racconta la stessa storia. Una storia di stratificazione temporale, di dialogo tra passato industriale e futuro creativo, di spazio vissuto come esperienza collettiva.

Nel 2027, l’edificio B3 diventerà un hotel. Nel frattempo, Motel occupa quella soglia con intelligenza e generosità, offrendo a Firenze — e a chiunque voglia portarci il proprio progetto — uno dei contesti più stimolanti che la città contemporanea sappia offrire.

Per informazioni e prenotazione spazi: manifatturatabacchi.com/motel

Leggi anche: “La Manifattura Tabacchi di Firenze presenta le nuove residenze

 

L’articolo Motel: il nuovo spazio eventi alla ex Manifattura Tabacchi di Firenze proviene da dettagli home decor.

24 Marzo 2026 / / Dettagli Home Decor

dettagli home decor

Casa Safran Cenisio: un appartamento milanese anni ’60 diventa un viaggio tra Oriente e modernismo

C’è un appartamento in zona Cenisio, a Milano, che racconta due storie in una sola pianta. Una storia parla di condomini del dopoguerra, di pavimenti in terrazzo, di parquet in rovere e di quell’estetica rigorosa e borghese che ha fatto la fortuna dell’architettura residenziale meneghina. L’altra arriva da lontano — dall’India, dal subcontinente asiatico, da quei mercati di spezie e tessuti che lasciano un segno indelebile in chi li visita. Casa Safran Cenisio, progettata dallo studio Icona Architetti Associati, è il punto di incontro tra questi due mondi.

Un progetto su misura, nato da una passione

La committente è una giovane donna milanese con una passione viscerale per i viaggi in Oriente e un’abitudine consolidata: invitare spesso gli amici a cena. Due elementi, apparentemente semplici, che hanno indirizzato ogni scelta progettuale. La richiesta era chiara — integrare nella nuova casa la sua copiosa collezione di souvenir e memorabilia provenienti soprattutto dall’India — ma con un vincolo preciso: niente casa “etnica”. L’obiettivo era far coesistere, in un ecosistema coerente, la tradizione milanese degli anni ’60 e il fascino orientale, senza che l’uno sopraffacesse l’altro.

Il risultato è un appartamento di soli 90 metri quadri completamente ripensato nella distribuzione: una zona giorno articolata in living, sala da pranzo e cucina separata, una camera principale con bagno en-suite, un bagno ospiti e uno studio convertibile in camera matrimoniale. Tutto ottimizzato con una precisione quasi chirurgica.

Il living: il cuore pulsante di Casa Safran Cenisio

La pièce principale di Casa Safran Cenisio è senza dubbio il soggiorno. Vi si accede dall’ingresso aggirando un’imponente armadiatura ad L a tutt’altezza, laccata color latte e miele, con stondature agli angoli progettate come nicchie per esporre i pezzi da collezione della proprietaria. Un dettaglio che sintetizza perfettamente l’approccio del progetto: ogni elemento funzionale diventa anche scenografico.

Casa Safran Cenisio, soggiorno con armadiatura su misura
casa safran cenisio living appartamento anni60

Al centro della stanza, un divano a sagoma curva orienta lo spazio e dialoga con un angolo lettura freestanding. Il parquet in rovere naturale a listelli stretti riprende le tonalità calde del pavimento originale — impossibile da recuperare — mantenendo viva la memoria materica dell’appartamento anni ’60. Di fronte al divano, una libreria-mobile TV in rovere disegnata su misura funge da filtro visivo tra living e sala da pranzo, senza mai interrompere il flusso dello spazio.

tavolo circolare modernista di Casa Safran Cenisio a Milano
casa safran cenisio tavolo circolare modernista piano vetro

Terrazzo veneziano e zafferano: la sala da pranzo che guarda al passato

La sala da pranzo custodisce il gioiello più prezioso dell’appartamento: il pavimento originale in terrazzo a semina grossa, tipico del secondo dopoguerra milanese. Levigato e lucidato fino a ritrovare il suo antico splendore, dialoga con un grande tavolo circolare in stile modernista dal piano in vetro trasparente. Sopra, un lampadario in ottone e vetro opaco impone la sua presenza, mentre un sideboard color terracotta introduce la prima, decisa nota orientale.

casa safran cenisio sala pranzo pavimento terrazzo veneziano
casa safran cenisio cucina laccata latte menta porta vetrata 2

La camera e i bagni di Casa Safran Cenisio: dove l’Oriente prende forma

La camera principale è progettata come una grotta accogliente: un grande sistema di armadiature a tutt’altezza integra in un unico oggetto di design testiera, letto e comodini. La laccatura blu indaco crea un contrappunto raffinato al calore del parquet e della testiera. Nel bagno en-suite la contaminazione culturale si fa più esplicita: cementine che richiamano la texture del terrazzo, piastrelle indaco e ottone, terracotta e colori saturi che alla proprietaria evocano immediatamente l’Oriente. Il bagno ospiti riprende lo stesso registro con variazioni più contenute, aggiungendo una piastrella quadrata beige con decori in rilievo ispirati ai ricami dei pattern decorativi indiani.

camera padronale blu indaco di Casa Safran Cenisio firmata Icona Architetti Associati
casa safran cenisio bagno ensuite cementine terrazzo indaco

Un nuovo lessico architettonico firmato Icona Architetti Associati

Ciò che rende Casa Safran Cenisio un progetto davvero riuscito è la sua capacità di non scegliere. In alcuni spazi prevale il rigore meneghino, in altri i colori saturi prendono il sopravvento — terracotta, blu indaco, zafferano, menta — ma tutto è sempre in dialogo. Icona Architetti Associati ha costruito un remix di valori estetici che si sostengono a vicenda, generando un lessico architettonico originale che vale più della somma delle sue parti. Non una casa etnica, non una casa milanese: una casa, semplicemente, unica.

camera ospiti di Casa Safran Cenisio a Milano
bagno ospiti casa safran cenisio milano

PROGETTO Icona Architetti Associati (iconaarchitetti.com)

FOTOGRAFA Monica Spezia

Altri progetti dello studio: “Icona Architetti Associati: una casa tra luce naturale e suggestioni orientali a Monza” ; “Il nido di carta: la casa per libri e persone firmata Icona Architetti Associati” ; “Appartamento Promenade, l’ultima sfida progettuale dello studio Icona Architetti Associati

 

L’articolo Casa Safran Cenisio: un appartamento milanese anni ’60 diventa un viaggio tra Oriente e modernismo proviene da dettagli home decor.