Desiderate arredare uno spazio verde piacevole accanto alla vostra casa di campagna, come un patio o un piccolo giardino? Dovreste seguire i principi della progettazione del paesaggio che vi aiuteranno a trasformare un patio o un giardino in uno spazio esterno attraente e funzionale. Definendo lo stile e pianificando lo spazio, creando zone funzionali, scegliendo le piante giuste e aggiungendo elementi decorativi, potrete creare uno spazio esterno che corrisponda ai vostri gusti e alle vostre esigenze.
Il risparmio è la vostra priorità principale? Seguite allora i 7 consigli qui sotto per allestire e curare il vostro giardino o spazio esterno senza spendere una fortuna.
Progettate voi stessi il vostro giardino
Ogni sistemazione inizia con un progetto, e non è necessario essere un paesaggista professionista per creare un piano di giardino decente. È sufficiente utilizzare un software di progettazione paesaggistica gratuito e intuitivo che vi consentirà di disegnare un piano dettagliato in pochi minuti. Tutto ciò che vi serve è un computer o un tablet connesso a Internet. Con questo strumento, potrete anche progettare un giardino 3D online gratis. Ecco cosa potrete fare con questo software di progettazione di esterni:
Disegnate un terreno di qualsiasi forma con le dimensioni esatte
Scegliete e aggiungete diverse superfici: terra, prato, legno, ghiaia, ecc.
Aggiungete diverse costruzioni: case, serre, piscine, garage, casette da giardino
Segnate vialetti e sentieri, recinzioni e divisori
Progettate il giardino e l’orto aggiungendo diversi tipi di alberi e cespugli, fiori, ortaggi e frutta
Disponete mobili da giardino, lanterne e altri oggetti disponibili nel programma per dare realismo al vostro progetto
Spostate, sovrapponete e ridimensionate gli oggetti a piacimento
Create tutti i progetti che desiderate e salvateli in formato PNG
Un progetto fatto bene vi aiuta a capire meglio lo spazio e a evitare errori costosi.
Risparmiate sulle piante
Le piante sono il cuore di ogni giardino, quindi conviene scegliere con attenzione. Ecco qualche idea per non spendere troppo:
Preferite i semi, più economici delle piantine già cresciute
Scegliete piante perenni, così non dovrete ripiantarle ogni anno
Cercate specie adatte al clima della vostra zona, facili da curare
Scambiate piante e semi con vicini o gruppi di giardinaggio locali
Cercate le promozioni nei negozi di giardinaggio
Aspettate i saldi stagionali nei negozi di giardinaggio per acquistare semi, attrezzi, fertilizzanti e forniture a prezzi più bassi.
Applicate tecniche che consentono di risparmiare acqua
L’acqua è preziosa, e usarla bene aiuta sia il portafoglio che l’ambiente. Provate a:
Usate l’irrigazione a goccia, che porta l’acqua direttamente alle radici (risparmio fino al 20%)
Annaffiate al mattino presto o alla sera, evitando l’evaporazione
Raccogliete l’acqua piovana per irrigare le piante
Piantate vegetazione che crei ombra e protegga il terreno
Coprite il terreno con paglia o trucioli di legno per mantenere l’umidità e nutrirlo
Il compost e i fertilizzanti naturali
Invece di spendere soldi in fertilizzanti chimici, potete preparare il vostro compost con scarti alimentari, foglie secche e altri rifiuti organici. È un modo semplice ed economico per rendere il terreno più fertile.
Evitate l’uso di prodotti chimici
I diserbanti e gli insetticidi possono essere piuttosto costosi (fino a 30 euro a bottiglia) e, inoltre, sono dannosi per la natura. Se optate per un giardino ecologico, potete favorire la presenza delle coccinelle che cacceranno gli afidi e installare mangiatoie e nidi per attirare gli uccelli predatori di insetti. Preferite inoltre il diserbo manuale.
Usate materiali riciclati
Non serve comprare vasi costosi: bottiglie di plastica, vecchi pneumatici o barattoli di latta possono diventare contenitori per le piante. I bancali di legno possono trasformarsi in fioriere o mobili da giardino. Così risparmiate denaro e date nuova vita ai materiali.
Con un po’ di impegno e tanta voglia di fare, anche con un budget limitato potete avere un giardino o un patio curato e piacevole, contribuendo allo stesso tempo a un ambiente più sano, sia a livello locale che globale.
Dal semplice elemento riscaldante a vero catalizzatore di convivialità: i bracieri da giardino stanno ridefinendo il modo in cui viviamo gli spazi esterni. Ecco tutto quello che c’è da sapere per scegliere, usare e mantenere il braciere più adatto alle proprie esigenze.
C’è un gesto antico e universale che accomuna tutte le culture: riunirsi attorno al fuoco. Nell’outdoor contemporaneo, questo rito si traduce in un’esigenza molto concreta — e sempre più diffusa — di creare in giardino o in terrazza un punto di calore visivo e fisico attorno al quale fermarsi, conversare e condividere. I bracieri da esterno rispondono esattamente a questo bisogno: non sono semplici fonti di calore, ma elementi d’arredo capaci di strutturare lo spazio e trasformarlo in un ambiente ospitale, anche nelle stagioni più fresche.
Cosa sono i bracieri da esterno e come funzionano
Un braciere da giardino è essenzialmente un contenitore aperto progettato per bruciare legna o altri combustibili in sicurezza, all’aperto. A differenza di un caminetto tradizionale, è mobile o semi-fisso, può essere posizionato in diverse zone del giardino o della terrazza, e non richiede installazioni strutturali. Esistono modelli puramente decorativi e da riscaldamento, ma i prodotti più interessanti del mercato attuale integrano anche funzioni di cottura, elevando il braciere al rango di vero e proprio strumento gastronomico da outdoor.
«Il fuoco all’aperto non è solo calore: è il centro attorno a cui si costruisce una serata, un’atmosfera, un ricordo.»
Come scegliere il braciere da esterno più adatto
La scelta del braciere ideale dipende da diversi fattori che è importante valutare con attenzione prima dell’acquisto. Il primo è la destinazione d’uso: si cerca un elemento puramente atmosferico per scaldarsi nelle serate autunnali, o si vuole anche un braciere-barbecue con cui cucinare alla griglia? O ancora, si desidera qualcosa di più evoluto come un braciere-plancha, attorno al quale cucinare e condividere il cibo direttamente in giardino?
Il secondo fattore è la dimensione dello spazio disponibile: un giardino ampio può accogliere bracieri di grandi dimensioni con strutture imponenti, mentre una terrazza o un patio compatto richiede soluzioni più contenute. Fondamentale è anche la qualità dei materiali: acciaio di grosso spessore, refrattario di alta qualità per il piano fuoco e strutture in conglomerato cementizio garantiscono durabilità e sicurezza nel tempo. Infine, non va sottovalutata l’estetica: il braciere è un elemento visivamente dominante nello spazio esterno e deve dialogare coerentemente con l’arredo circostante.
Consiglio d’acquisto
Optate sempre per bracieri realizzati con acciaio trattato ad alta temperatura per la verniciatura esterna: resistono agli sbalzi termici e alle intemperie molto meglio dei modelli in lamiera standard. La certificazione alimentare delle superfici di cottura è un requisito irrinunciabile per i modelli plancha e barbecue.
Apollo e Vulcano di Palazzetti: due interpretazioni dei bracieri da giardino
Nel panorama dei bracieri da giardino di qualità, Palazzetti — azienda italiana con una lunga tradizione nel riscaldamento domestico — ha recentemente ampliato la propria gamma Easy Garden con due nuovi modelli che rispondono a esigenze complementari: Apollo e Vulcano. Entrambi interamente Made in Italy, si distinguono per la solidità costruttiva e per una riflessione approfondita sull’uso del fuoco come elemento di vita sociale outdoor.
Apollo è la proposta più versatile della gamma, disponibile in tre versioni: Apollo 60 nella configurazione barbecue, con una grande griglia cromata da 60 cm di diametro e una superficie di cottura di 2.826 cm²; Apollo 90 e Apollo 110 nelle versioni plancha, pensate per una cottura più ampia e conviviale. Questi ultimi montano quattro piastre di cottura in acciaio inox da 8 mm con certificazione alimentare, offrendo una superficie di cottura su piastra fino a 8.243 cm² — sufficiente per cucinare per numerosi ospiti contemporaneamente. La struttura è in acciaio di grosso spessore da 3 mm verniciato alta temperatura, con base in conglomerato cementizio grigio. Inclusi attizzatoio e custodia protettiva. Un elemento particolarmente interessante è la possibilità di installare fino a sei ripiani attorno al braciere, trasformandolo in un punto di aggregazione completo.
Vulcano rappresenta invece l’anima più essenziale e poetica del fuoco: un braciere pensato per essere usato tutto l’anno — in primavera come in inverno — semplicemente per scaldarsi e ritrovarsi. Realizzato in conglomerato cementizio con piano fuoco in refrattario, dispone di un focolare ampio, in grado di ospitare pezzi di legna fino a 50 cm. Può essere integrato con griglie di cottura dedicate, mantenendo però la sua vocazione principale: quella di essere il cuore caldo del giardino nelle serate più fresche.
Braciere da giardino con barbecue
Apollo 60
Griglia cromata Ø 60 cm
Superficie cottura 2.826 cm²
Acciaio grosso spessore
Base in cls grigio
Braciere plancha
Apollo 90 / 110
4 piastre inox 8 mm
Superficie fino a 8.243 cm²
Verniciatura alta temperatura
Fino a 6 ripiani aggiuntivi
Braciere da giardino quattro stagioni
Vulcano
Piano fuoco in refrattario
Focolare per legna fino a 50 cm
Cls cementizio
Griglie cottura opzionali
Manutenzione e pulizia dei bracieri da esterno
Per mantenere un braciere da esterno in perfette condizioni nel tempo, è sufficiente seguire alcune accortezze. Dopo ogni utilizzo, è consigliabile rimuovere le ceneri fredde per evitare che l’umidità le compatti, compromettendo il piano fuoco. Le griglie e le piastre di cottura vanno pulite con spazzola metallica e, se necessario, con sgrassatore alimentare. Le superfici in acciaio verniciato vanno periodicamente ispezionate per verificare l’assenza di graffi o ossidazioni localizzate, da trattare tempestivamente con vernice antiruggine ad alta temperatura. La custodia protettiva — inclusa nei modelli Apollo — è un accessorio prezioso: utilizzarla durante i periodi di inattività prolunga significativamente la vita del prodotto.
Per i modelli in conglomerato cementizio come Vulcano, è sufficiente un lavaggio periodico con acqua e spazzola morbida, evitando detergenti aggressivi che potrebbero intaccare la superficie. In caso di stazionamento prolungato all’aperto durante l’inverno, una copertura impermeabile è sempre raccomandabile.
Bracieri da esterno: un investimento per vivere meglio il giardino
Scegliere un braciere da giardino di qualità significa investire in un oggetto che, ben curato, dura anni e migliora concretamente la qualità della vita all’aperto. Non si tratta semplicemente di un accessorio stagionale: i modelli più robusti come Vulcano sono progettati per un uso continuativo nelle quattro stagioni, mentre quelli della linea Apollo offrono una flessibilità d’uso che va ben oltre il semplice riscaldamento, entrando a tutti gli effetti nel perimetro del design per l’outdoor living.
La proposta di Palazzetti con Apollo e Vulcano dimostra come sia possibile coniugare tradizione artigianale italiana, funzionalità e senso estetico in prodotti pensati per durare e per rendere il giardino un luogo vissuto, non solo contemplato. Per approfondire la gamma completa: ingiardino.palazzetti.it
Uno spazio accogliente, ordinato e ben organizzato: nell’immaginario comune, questo è come dovrebbe apparire un ingresso di casa, arredato a regola d’arte per essere funzionale ed esteticamente gradevole.
Dall’uso dei mobili salvaspazio alle soluzioni modulari, passando per le grandi composizioni “nascondi tutto”, ogni casa è diversa e ogni entrata richiede le strategie migliori per sfruttare i centimetri utili mantenendo una certa coerenza visiva con il resto della casa.
Ciò è ancor più vero negli appartamenti contemporanei che, per la configurazione degli ambienti in open space e per le metrature spesso ridotte, necessitano di una progettazione attenta e di idee arredative intelligenti.
Gli armadi multiuso da ingresso rappresentano una risposta concreta a queste esigenze: scopri come nell’articolo e lasciati ispirare dalle nostre idee.
Case più compatte, ritmi di vita sempre più frenetici e la necessità di mantenere ordine senza sacrificare l’estetica: in breve, queste sono le motivazioni concrete che hanno reso gli arredi multifunzionali una scelta strategica.
Parlando di ingresso, gli armadi multiuso si distinguono per la loro versatilità: dotati di un’anima “ibrida”, sono progettati per concentrare funzioni diverse in modo strutturato ed efficiente, riducendo drasticamente la dispersione dello spazio. In altre parole, questi speciali mobili da ingresso accorpano funzioni che, in situazioni normali, sarebbero gestite da elementi separati (una scarpiera, un appendiabiti, delle mensole) – una scelta che, il più delle volte, rischia di generare confusione, realizzare soluzioni esteticamente poco valide o sprecare preziosi centimetri.
All’atto pratico, dunque, un armadio multiuso permette di:
centralizzare le funzioni
ridurre o azzerare il disordine visivo, soprattutto negli ambienti a vista
ottimizzare lo spazio verticale
adattarsi nel tempo, grazie alla configurabilità interna e alle finiture evergreen
sfruttare una zona dietro la porta o l’angolo tra due pareti
creare un impatto estetico più pulito
garantire maggiore praticità nella vita quotidiana
Mobili da ingresso multiuso: idee d’arredo
Mobile ingresso con anta scorrevole
Mobile guardaroba semichiuso con specchiera Long Line
L’ingresso si affaccia sul living ma c’è una parete defilata nascosta alla vista. Un’occasione d’oro per scegliere un armadio da ingresso semichiuso, una soluzione costituita da un armadio con anta scorrevole che chiude la struttura per metà. Accanto al vano chiuso, la struttura ospita un compartimento a vista da attrezzare con ripiani e ganci attaccapanni.
Essenziale nella forma, questo doppio guardaroba da ingresso (anche il vano con anta può essere attrezzato con appendiabiti) unisce utile e dilettevole. La funzionalità è garantita dalla base trapezoidale a doppia profondità che invita lo sguardo verso il centro della stanza; le necessità estetiche sono rispettate grazie a un design minimalista che strizza l’occhio alle tendenze contemporanee.
Non da ultimo, la superficie riflettente dell’anta allontana la necessità di dotare l’ambiente di una specchiera indipendente.
Punti di forza:
l’anta scorrevole che funge da specchiera
la base svasata a doppia profondità
la combinazione di vano interno chiuso e compartimento a vista
Dimensioni: 123 cm di larghezza, 20/35 cm di profondità.
Mobiletto angolare con specchio appendiabiti
Ingresso contenitore con specchio girevole Punto e Virgola 303
Un ingresso aperto sul soggiorno e una piccola parete di circa 100 cm difficile da arredare. Non una causa persa, ma la situazione ideale per sperimentare il potenziale di un mobile multiuso in versione slim. La base modellata, che di per sé è già un elemento salvaspazio, sorregge un piccolo armadietto contenitore triangolare dotato di ripiani e di spazio per il guardaroba.
Il vano chiuso è combinato a una specchiera ovale dalla speciale funzione rotante: la superficie specchiante gira su se stessa fino a svelare un pannello posteriore con pomoli appendiabiti. Guardaroba chiuso, specchio multiuso con attaccapanni nascosto: un’idea d’arredo convincente, ideale per ottimizzare l’angolo tra due pareti.
Punti di forza:
la specchiera-appendiabiti
la profondità ridotta
il posizionamento in angolo
Dimensioni: 90 cm di larghezza, 35 cm di profondità.
Ingresso contenitore con anta a specchio
Mobile guardaroba con anta a specchio e appendiabiti slim Punto e Virgola 300
Un ingresso aperto sul soggiorno, senza divisori né separatori. In questa situazione, l’entrata è più che mai un luogo di passaggio da progettare nei minimi dettagli per mantenere l’ordine – a maggior ragione perché è completamente a vista. Serve dunque un armadietto guardaroba chiuso, meglio ancora se dotato di specchiera a figura intera che possa diffondere la luce naturale presente nell’ambiente. Il suo allestimento dovrà prevedere qualche ripiano svuotatasche, una zona dove riporre le scarpe e magari un accessorio insolito come un portaombrelli.
Non manca il guardaroba, che in questo caso può essere esterno. La composizione è infatti dotata di un’asta appendiabiti rotante con pomelli spostabili, un complemento slim che facilita la presa degli indumenti rendendo particolarmente funzionale quest’angolo dell’abitazione.
Punti di forza:
l’armadietto angolare
l’asta appendiabiti slim
la base modellata
Dimensioni: 90 cm di larghezza, 35 cm di profondità.
Specchiera contenitore angolare
Specchiera contenitore angolare salvaspazio Punto e Virgola 312
Un angolo impossibile da arredare, uno spazio dato come perso e irrecuperabile. A cambiarne le sorti, un complemento salvaspazio che unisce design e funzionalità, con un’attenzione speciale all’ottimizzazione di zone particolarmente complicate – tra cui gli angoli inutilizzati degli ingressi.
Questo mobile a specchio triangolare assolve una duplice funzione: serve da specchio a figura intera e diventa un mobiletto compatto per organizzare abiti o accessori in modo discreto. L’asso vincente: la profondità di soli 35 cm abbinata alla libertà di personalizzazione del vano contenitore per mezzo di ganci portachiavi, ripiani svuotatasche, appendiabiti, griglie portascarpe, persino un portaombrelli.
Punti di forza:
lo specchio a figura intera
la struttura a forma triangolare
gli interni personalizzabili.
Dimensioni: 58 cm di larghezza, 35 cm di profondità.
Mobile appendiabiti con libreria terminale
Mobile ingresso con guardaroba chiuso, libreria e specchio PV02
Un esempio virtuoso di armadio guardaroba multiuso, progettato per allestire porzioni di muro limitate senza sacrificare funzionalità ed estetica. Questa idea d’arredo nasce dalla combinazione di più arredi salvaspazio: un mobiletto chiuso con anta battente; uno specchio ovale girevole; una libreria terminale di forma triangolare.
Lo stile è sobrio ed essenziale, i volumi sono dinamici e ogni modulo preserva la sua specifica funzione: contenimento per l’armadietto chiuso; esposizione per la libreria terminale; appenderia per la specchiera con pomoli nascosti.
La soluzione incarna il connubio perfetto di praticità e design, a dimostrazione che è possibile organizzare un’entrata funzionale anche in situazioni particolari (ad esempio, un monolocale o un ambiente condiviso tra ingresso, soggiorno e cucina).
Punti di forza
la presenza simultanea di moduli funzionali diversi
il design moderno ispirato alla tendenza nordica
le dimensioni compatte
Dimensioni: 115 cm di larghezza, 35 cm di profondità.
5 regole per arredare un ingresso funzionale
Mobile guardaroba da ingresso con griglie portascarpe Punto e Virgola 300F
Un ingresso funzionale deve essere progettato con due scopi: gestire i flussi in entrata e in uscita e favorire il cosiddetto clutter management.
Da un lato, l’entrata non è solo il tradizionale biglietto da visita dell’abitazione: in interior design l’ingresso è considerato al pari di una vera e propria zona “filtro” e come tale deve garantire un passaggio agevolato tra l’esterno e l’interno delle mura domestiche.
Ciò significa avere tutto a portata di mano nel momento in cui serve: in uscita, scarpe, giacche e ombrelli sono sempre a disposizione per essere presi in qualche secondo; in entrata, un ingresso funzionale offre un luogo deputato a togliere il cappotto o sistemare le chiavi, evitando che questi oggetti finiscano temporaneamente (o definitivamente) sul divano o il tavolo da pranzo.
Esempio di configurazione di un mobile da ingresso multiuso
Dall’altro, la funzionalità di un ingresso si misura dal suo livello di clutter management, ovvero dalla capacità di poter assegnare a ogni abito o complemento un posto ben definito all’interno della composizione. Tradotto, se tutti gli oggetti hanno un posto assicurato all’interno del mobile, la superficie esterna rimane libera e pulita, trasmettendo a chiunque varchi la soglia di casa un senso di calma e ordine.
Vediamo ora quali sono i consigli principali per allestire un ingresso funzionale a regola d’arte.
Scegliere mobili di dimensioni adeguate. La parola d’ordine è “ottimizzare”. Scegli una soluzione d’arredo progettata sui centimetri a disposizione e lascia sempre della superficie libera per facilitare la circolazione. Ricorda che l’ingresso è una zona di transizione che dovrebbe non solo aiutare il passaggio tra interno ed esterno, ma anche prevedere una serie di azioni ripetute: togliere le scarpe, indossare un cappotto, aiutare i bambini a togliersi la giacca. Se non c’è spazio a sufficienza per muoversi liberamente, diventa necessario riprogettare l’entrata.
Integrare uno spazio per il guardaroba. Per quanto piccolo sia, l’ingresso è l’area funzionale dedicata alla gestione del guardaroba. Non è necessario allestire un grande armadio 4 stagioni o un’armadiatura a 3 o più ante: ciò che conta è che l’ingresso integri in maniera naturale un posto in cui riporre in maniera ordinata lo stretto indispensabile per affrontare la giornata. L’opzione migliore è una soluzione chiusa da ante battenti o scorrevoli; se proprio non si può fare a meno di un modulo appendiabiti a vista, è consigliabile valutare un elemento girevole (una specchiera rotante con appendiabiti posteriore, ad esempio).
Mantenere un ordine visivo. Una presenza eccessiva di oggetti genera una sensazione di disordine. Limita la quantità di suppellettili e decorazioni, così come il numero di moduli o elementi a vista. Più superfici libere ci sono, maggiori i punti di appoggio strategici dove lasciare un mazzo di chiavi, una borsa o della posta.
Sfruttare l’organizzazione verticale. Usa l’altezza con arredi slim, appendiabiti salvaspazio o ganci appendiabiti intelligenti per liberare spazio utile sul pavimento. Non commettere l’errore di ignorare totalmente il potenziale delle pareti, soprattutto se l’ingresso è piccolo, gli spazi ridotti o se l’entrata dà direttamente sul soggiorno. In questo caso, progetta una soluzione che sia esteticamente coordinata con il resto degli arredi.
Optare per una soluzione personalizzata. Ogni casa è diversa e ha esigenze diverse, soprattutto in termini di funzionalità. Non copiare idee o soluzioni standard, semmai adattale alle necessità pratiche affinché gli arredi risultino più efficienti nel quotidiano. Famiglia numerosa? Non lesinare sulla capacità effettiva di una scarpiera o di un mobile con griglie portascarpe e, se necessario, opta per una soluzione modulare adattabile nel tempo.
Non hai trovato la soluzione che fa per te? Contattaci!
C’è un momento preciso in cui una casa smette di essere un insieme di mobili e complementi d’arredo per diventare un luogo dell’anima. È quel momento in cui sulle pareti iniziano a comparire storie, colori e suggestioni che parlano di noi. Spesso pensiamo che per possedere un’opera d’arte servano spazi immensi o competenze da critico, ma la verità è molto più dolce: l’arte è fatta per essere vissuta, toccata con lo sguardo ogni mattina davanti a un caffè.
Trasformare il proprio living o la camera da letto in una piccola Galleria d’Arte Moderna personale non è una questione di prestigio, ma di benessere. È il piacere di circondarsi di pezzi unici che vibrano insieme ai nostri stati d’animo.
Il fascino di una “Home Gallery”
Siamo abituati a pensare alla galleria come a un luogo freddo, quasi timoroso. Ma esiste un modo diverso di intendere l’incontro con l’opera. Immaginate uno spazio che ha il calore di un appartamento, dove le tele non sono “esposte”, ma “ospitate”. Questo è il concetto che sta rivoluzionando il modo di collezionare: la casa che si fa galleria.
In una galleria d’arte moderna che sceglie la dimensione domestica, l’opera viene finalmente contestualizzata. Si capisce come la luce di una finestra al tramonto possa cambiare i riflessi di una scultura, o come un quadro materico possa dare profondità a una parete color tortora.
Piccoli segreti per esporre con stile
Se desiderate iniziare questo percorso e dare un tocco artistico ai vostri spazi, ecco alcuni suggerimenti nati dall’osservazione e dal gusto:
Non abbiate paura del vuoto: a volte, una singola opera di grandi dimensioni su una parete libera crea molto più “silenzio visivo” ed eleganza di una serie di piccoli quadretti disordinati.
Altezza sguardo: un errore comune è appendere i quadri troppo in alto. L’arte deve dialogare con chi è seduto sul divano o con chi cammina. Il centro dell’opera dovrebbe essere idealmente a circa 150-160 cm da terra.
Il mix di stili: un’opera d’arte moderna può stare benissimo sopra un comò antico o in una cucina ultra-minimal. È proprio il contrasto a creare quella scintilla di personalità che rende una casa indimenticabile.
La firma di Bernabò Home Gallery
Per chi cerca una guida in questo viaggio, Bernabò Home Gallery rappresenta una scoperta preziosa. Non è solo una galleria d’arte, ma un luogo dove l’accoglienza è di casa. La loro filosofia si sposa perfettamente con chi ama il design ma cerca qualcosa di più: l’unicità.
Affidarsi alla loro sensibilità significa trovare quell’opera che sembrava aspettare proprio voi. Che si tratti di un giovane talento emergente o di un autore affermato, la selezione di Bernabò è pensata per entrare nelle case e restarci, diventando parte della famiglia. La loro capacità di consigliare non si ferma alla bellezza del quadro, ma valuta come quel pezzo interagirà con i vostri tessuti, le vostre luci e i vostri spazi quotidiani.
Collezionare emozioni
Iniziare una collezione è un po’ come scrivere un diario. Ogni opera acquistata segna un momento della vita, un viaggio, un’emozione. Non serve avere fretta: una vera galleria d’arte moderna domestica si costruisce nel tempo, pezzo dopo pezzo, lasciando che siano le opere a trovarci.
In fondo, la casa è il palcoscenico della nostra vita. E cosa c’è di più bello che recitare la propria parte circondati dalla meraviglia?
Un refurbishing radicale trasforma un appartamento in montagna in un capolavoro di sintesi spaziale, esportando ad alta quota le strategie del design nautico.
C’è un filo sottile — e sorprendentemente logico — che collega il mare alla montagna, le barche a vela alle cime delle Alpi Orobie. Quel filo si chiama spazio compresso, e lo studio milanese m2atelier lo ha trasformato nel principio generatore di uno dei progetti di interior design più originali degli ultimi anni: un appartamento in montagna ad Aprica, nel cuore delle Alpi tra Valtellina e Valcamonica, che porta la filosofia dello yachting design a 1.173 metri di quota.
Un appartamento in montagna da reinventare
Situato al quinto piano di un edificio residenziale della fine degli anni Sessanta, l’appartamento si affaccia su una sequenza emozionante di boschi e vette. Eppure la pianta originale, sviluppata lungo un unico fronte vetrato, imponeva vincoli strettissimi: margini operativi minimi, distribuzione obsoleta, un potenziale panoramico clamorosamente inespresso. La sfida era esattamente quella che i progettisti di m2atelier affrontano quando lavorano su uno yacht: estrarre qualità laddove, apparentemente, non c’è spazio.
La soluzione ha preso forma a partire da una tabula rasa quasi totale. L’appartamento è stato svuotato di tutti gli elementi e le partizioni esistenti, conservando solo i pilastri portanti e la parete che ospita gli impianti. Da questa pagina bianca, gli spazi sono stati ricomposti seguendo una logica fluida e disruptive: prospettive ininterrotte, ambienti separati ma mai divisi, una lettura complessiva sempre disponibile da ogni punto della casa.
Il progetto: spazio e funzione come a bordo di uno yacht
Il cuore dell’appartamento è una zona living dominata da un grande divano a L e da una stube a pellet in lamiera scura disegnata su misura. Non è un semplice elemento decorativo: grazie a una canalizzazione nascosta nel ribassamento parziale del soffitto — che percorre l’intera lunghezza della casa — la stufa è in grado di riscaldare ogni stanza. Funzione e design, in perfetta sintesi nautica.
Di fronte al divano, la cucina è un ecosistema essenziale: pochi materiali selezionati, una parete attrezzata con doppia apertura che definisce anche il perimetro del corridoio. Le finiture riassumono con precisione il lessico adottato in tutto il refurbishing: sportelli in laminato effetto legno che reinterpretano la grammatica della montagna, pensili in finitura specchiata fumé che riflettono frammenti di paesaggio, un backsplash in gres porcellanato color antracite in continuità con il piano di lavoro. Il tavolo da pranzo, anch’esso in gres antracite, è integrato in una scultorea struttura a scaffali triangolare che ingloba uno dei pilastri portanti della casa.
La zona notte: millimetrica precisione, comfort inatteso
La zona notte si raggiunge attraverso un corridoio segnato dal lungo asse dello storage. Qui m2atelier dimostra che la compattezza, se governata con disciplina progettuale, non è un limite ma una risorsa.
La camera più piccola — attrezzata con letto singolo, pullman bed, armadio specchiato fumé, libreria divisoria e un bagno privato — risulta luminosa, proporzionata e accogliente nonostante le dimensioni ridottissime. Ogni centimetro è stato calcolato: la scrivania con l’angolo arrotondato, la finestra del bagno che riflette nello specchio una piccola fetta di paesaggio.
La camera padronale, in fondo al corridoio, è disegnata attorno all’elegante testiera in listellino di legno — dettaglio ricorrente nella firma di m2atelier — che confina con il bagno. Quest’ultimo, caratterizzato da una porta scorrevole stopsol che alterna l’accesso alla toilette e alla doccia, ospita una finestra tracciata nella parete condivisa con la camera: un varco visivo che porta il panorama fin dentro la doccia.
Il manifesto di m2atelier: less is enough
Le dimensioni compatte dell’appartamento in montagna hanno condizionato ogni scelta formale, suggerendo di abbandonare l’estetica ridondante del rifugio alpino tradizionale. m2atelier ha risposto con un vocabolario ridotto ed essenziale — nei materiali, nelle finiture, nei colori — coerente con la propria tesi del less is enough: non semplicemente “meno è più”, ma l’idea che il minimo necessario, se scelto con rigore, sia già sufficiente a generare bellezza.
Alleggerendo lo stile, facendolo quasi sparire dietro le forme e le tonalità, i progettisti sono riusciti a valorizzare la scansione degli spazi e il ritmo delle viste.
Le terrazze che bordano il perimetro dell’appartamento — allargandosi in punti strategici a formare veri salotti esterni — completano il progetto, consegnando al panorama il ruolo che gli spetta: quello del protagonista assoluto. In ogni stanza, ad ogni ora del giorno, la montagna entra dentro casa. Ed è questa, alla fine, la misura del successo di un appartamento in montagna che sa davvero di mare.
C’è un modo silenzioso e potente con cui certi maestri continuano a parlarci, anche a distanza di decenni. Gianfranco Frattini 1926-2026 è molto più di una data: è il racconto di un architetto e designer tra le figure più rigorose e lucide del secondo Novecento italiano, che avrebbe compiuto cento anni il 15 maggio 2026. E Milano — la città che lo ha visto lavorare e creare — sceglie di celebrarlo con un programma di eventi diffuso, partito ufficialmente il 31 marzo con l’inaugurazione di un’installazione straordinaria al Castello Sforzesco.
Un allestimento dentro la storia
Gianfranco Frattini 1926-2026 è il titolo dell’installazione che, fino al 28 giugno 2026, occupa gli spazi del Museo dei Mobili e delle Sculture Lignee e la Sala Castellana, nel cuore del complesso dei Musei Civici del Castello Sforzesco. Una location non casuale: questo museo — riallestito nel 2004 su progetto di Perry King e Santiago Miranda — è da sempre un luogo simbolico per la storia del mobile italiano, e ora ospita un omaggio all’architetto Gianfranco Frattini che si inserisce nel percorso esistente con discrezione e intelligenza progettuale.
Courtesy Studio Archivio Gianfranco Frattini
L’allestimento è firmato da Emanuela Frattini Magnusson e Pietro Todeschini, con la co-curatela di Fiorella Mattio, conservatrice responsabile dei Musei del Castello Sforzesco. Le nicchie del museo diventano scrigni autonomi, ciascuna dedicata a un oggetto iconico. A fare da denominatore comune, un fondale in superficie smaltata color rosso mattone — tinta direttamente ispirata al vocabolario cromatico del designer — che isola ogni pezzo dal contesto e ne amplifica la presenza visiva.
Le edizioni speciali: un dialogo tra passato e presente
Al centro dell’installazione, le edizioni speciali realizzate per il centenario da aziende che con l’architetto Gianfranco Frattini hanno condiviso anni di ricerca progettuale. Artemide porta la lampada Megaron, Cassina i tavolini 780, CB2 la poltrona Meda e la sedia Ambrogio. Poltrona Frau rilancia la libreria Albero, Tacchini la poltrona Lina, Gubi la lampada Aspide. Chiude il quadro Torri Lana con l’arazzo I luoghi Preferiti. Ogni oggetto racconta un capitolo di una carriera costruita sulla coerenza, lontana dai riflettori ma solidissima nella sostanza.
Nella Sala Castellana, accanto al vaso Marco del 1970 già in collezione permanente, trovano spazio anche le bottiglie Sofia e Orsola, disegnate da Frattini per Progetti e oggi rieditate da CB2: tre oggetti in vetro che dialogano attraverso il tempo.
Lampada Aspide, editata nel 2026 da Gubi nella nuova finitura in cromo nero; sedia Ambrogio, CB2 (edizione originale: mod. 101, Cassina, 1960); libreria Albero, Poltrona Frau, editata nel 2026 in Palissandro Santos e in Noce Americano Brown; poltrona Meda, CB2, in noce scuro con tessuto di Gianfranco Frattini per Torri Lana. Foto Francesco MerliniLampada da terra Megaron, Artemide; arazzo I luoghi preferiti, Torri Lana; tavolini 780, Karakter x Cassina; poltrona Lina, Tacchini. Foto Francesco Merlini
Gianfranco Frattini 1926-2026: un calendario di eventi fino a dicembre
Il centenario dell’architetto Gianfranco Frattini non si esaurisce con la mostra al Castello. Il programma si estende per tutto il 2026, intrecciandosi con i grandi appuntamenti del design milanese. Durante la Milano Design Week di aprile, gli showroom delle aziende partner ospiteranno eventi dedicati, portando Frattini dentro i luoghi stessi del progetto contemporaneo.
A fine aprile arriverà in libreria il primo catalogo ragionato dell’opera di design del maestro: Gianfranco Frattini Designer, scritto da Silvana Annicchiarico e pubblicato da Silvana Editoriale. Il 20 maggio, all’ADI Design Museum di Milano, una conversazione pubblica ne esplorerà il valore critico e storico.
A giugno, spazio all’informalità e alla convivialità con 100 bicchieri x 100 anni al Bar Basso — luogo-simbolo della socialità milanese legata al design. Cento bicchieri disegnati da Frattini nel 1980 per Progetti, oggi rieditati da CB2, diventeranno i protagonisti di un aperitivo-racconto. Per l’occasione, Valextra ha creato un porta bicchiere in cuoio color pergamena, reinterpretando con eleganza il linguaggio essenziale del designer.
Dall’autunno a dicembre, infine, una selezione di fotografie e arredi di Frattini animerà a rotazione la Biblioteca al Parco Sempione, ospitata nel padiglione di Ico Parisi progettato per la X Triennale del 1954. Non una mostra, ma una presenza viva: oggetti rimessi in funzione, a disposizione di chi legge, studia, si ferma.
Un design che abita il quotidiano
È forse questo il filo più autentico che attraversa tutta la celebrazione di Gianfranco Frattini 1926-2026: la convinzione che il design non sia decorazione, ma vita. Forma che serve, che dura, che si sedimenta nell’uso quotidiano. Un insegnamento quanto mai attuale, in un tempo che tende a consumare tutto in fretta — anche i maestri.
Torre del Filarete, Castello Sforzesco. Il progetto grafico del centenario è curato da ccccppp.studio. Foto Francesco Merlini
L’installazione Gianfranco Frattini 1926-2026 è visitabile al Castello Sforzesco di Milano, da martedì a domenica, ore 10.00–17.30, fino al 28 giugno 2026. Ingresso con biglietto dei Musei del Castello Sforzesco: intero 5 euro, ridotto 3 euro, gratuito under 18.
La legge che ridisegna i mini-alloggi: guida completa per proprietari di monolocali e micro-appartamenti
Se stai pensando di ristrutturare un piccolo appartamento, acquistare un monolocale da rimettere a norma o semplicemente vuoi capire cosa prevede la nuova legge sulle abitazioni di piccole dimensioni, sei nel posto giusto. Il Decreto Salva Casa, convertito nella Legge n. 105/2024 ed entrato in vigore il 28 luglio 2024, ha cambiato le regole del gioco per i micro-appartamenti e i mini-alloggi in Italia. Vediamo cosa prevede, cosa cambia concretamente e — soprattutto — come progettare e arredare al meglio uno spazio di 20 o 28 mq.
Non avevamo ancora dedicato un articolo all’argomento, se non qualche accenno nelle soluzioni di case piccole che offriamo spesso sul blog. Era ora di rimediare.
Nelle righe che seguono vedrai come 20 mq possano essere sfruttati al massimo. Tuttavia noi continuiamo a credere che lo spazio, quello vero, resti uno degli ingredienti fondamentali del benessere domestico: per cui tra il “tecnicamente possibile” e il “davvero vivere bene”, per noi, c’è ancora una sostanziale differenza.
Che cos’è il Decreto Salva Casa e perché interessa così tanto
Il Decreto Salva Casa non è solo una questione burocratica da lasciare ad avvocati, geometri e architetti. È una norma che ridisegna fisicamente gli spazi “vivibili”, abbassando le soglie minime di superficie e altezza per ottenere l’agibilità di un appartamento. Questo significa che migliaia di piccoli alloggi nei centri storici, nelle palazzine anni ‘60 e nei vecchi edifici in genere possono oggi diventare abitazioni regolari, a patto di rispettare condizioni precise.
L’obiettivo dichiarato della legge è favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente senza consumare nuovo suolo: una filosofia che si allinea perfettamente con la sensibilità contemporanea verso la sostenibilità e il riuso intelligente degli spazi.
Tuttavia, è inutile girarci intorno: i principali beneficiari di questa norma sono probabilmente i proprietari che affittano piccoli appartamenti a studenti, lavoratori fuori sede o turisti su piattaforme come Airbnb. Un mercato in crescita, con esigenze molto diverse da quelle di chi cerca una casa in cui vivere bene quotidianamente.
Le nuove superfici minime: monolocali da 20 mq e da 28 mq
Ecco il cambiamento più concreto e visibile:
Attenzione: Quando si parla di parametri delle superfici minime nelle normative, si tratta di superfici calpestabili, da non confondere con le superfici commerciali con cui le agenzie immobiliari calcolano la metratura di un immobile. Leggi anche: Calcolo della superficie commerciale di un immobile: ecco come fare
Prima del decreto, il riferimento era il DM 5 luglio 1975, che fissava a 28 mq la superficie minima per un monolocale destinato a una persona. Con la Legge 105/2024, quella soglia scende a 20 mq — una riduzione significativa che apre scenari nuovi anche dal punto di vista delle sfide progettuali.
Altrettanto importante è la riduzione dell’altezza minima interna da 2,70 a 2,40 metri: un dato che riguarda tutti i locali adibiti ad abitazione, non solo i corridoi o i bagni come prevedeva la norma precedente.
Importante: queste nuove soglie si applicano esclusivamente a progetti presentati dopo il 28 luglio 2024 e solo su edifici esistenti oggetto di ristrutturazione. Non vale per le nuove costruzioni, né per sanare situazioni abusive realizzate in passato.
credit photo: Maisons du Monde Hotel – Marsiglia
Cosa rimane obbligatorio: i requisiti che non cambiano
La legge semplifica, ma non abbassa la qualità abitativa a zero. Questi requisiti restano irrinunciabili:
Ventilazione e illuminazione naturale Ogni locale abitabile deve avere finestre apribili, con una superficie totale pari ad almeno 1/8 della superficie pavimentata. Non è ammissibile un mini-appartamento privo di luce e aria naturale, sotto questi parametri.
Accessibilità e adattabilità Il decreto richiama esplicitamente il DM 236/1989 sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Ogni mini-alloggio deve rispettare il requisito di adattabilità: deve cioè poter essere modificato nel tempo per essere fruibile anche da persone con ridotta mobilità.
Servizi igienici completi Deve essere presente almeno un bagno completo di vaso, bidet, lavabo e doccia (o vasca).
Riscaldamento adeguato L’impianto deve garantire una temperatura interna tra 18 e 20°C.
Il silenzio-assenso e la Segnalazione Certificata di Agibilità
Dal punto di vista procedurale, la nuova normativa introduce anche una regola importante: se entro 30 giorni dalla presentazione del progetto il Comune non formula osservazioni, si forma il silenzio-assenso con effetti sull’agibilità.
La Segnalazione Certificata di Agibilità (SCA) rimane lo strumento principale e la responsabilità del tecnico incaricato — ingegnere, architetto o geometra — è aumentata: deve certificare non solo la conformità alle nuove soglie dimensionali, ma anche la sussistenza di tutte le condizioni minime di salubrità e vivibilità, allegando documentazione tecnica dettagliata.
credit photo: Maisons du Monde
Come si progetta (e si arreda) un monolocale di 20 mq: idee e soluzioni
Come si trasforma un appartamento di 20 mq in uno spazio bello e funzionale?
La riduzione delle superfici minime è prima di tutto una sfida progettuale: ogni centimetro quadrato deve essere pensato, ogni scelta di arredo deve guadagnarsi il proprio posto. Ma non è una sfida impossibile, anzi, spesso gli spazi piccoli costringono a soluzioni di design più interessanti e creative di quelle che adottiamo nelle abitazioni standard.
1. Sfruttare l’altezza disponibile
Ottimizzare ogni centimetro in verticale anche con i nuovi 2,40 metri minimi è fondamentale. Innanzitutto potendo ridurre l’altezza a 2,40 metri, si possono creare soffitti localmente attrezzati con “ripostigli in quota”, cioè piccoli vani di deposito ricavati nella parte superiore, solitamente sopra corridoi, bagni o ingressi, per sfruttare l’altezza dei soffitti senza occupare superficie a terra. Ecco perché l’altezza è una risorsa preziosa.
Librerie e armadi a tutta parete, letti a soppalco (meglio se accessibili con sicurezza, senza scale a pioli), pensili e mensole posizionate in alto: tutto ciò che va “verso il soffitto” libera spazio a pavimento e crea una percezione di maggiore ampiezza, pur garantendo contenitori per evitare il disordine.
2. Arredo multifunzionale e salvaspazio
Il mercato dell’arredo per piccoli spazi si è evoluto in modo sorprendente. Oggi troviamo divani letto davvero confortevoli, letti a scomparsa integrati in armadi o librerie (murphy bed), tavoli allungabili o ribaltabili a parete, oltre a letti con contenitore e sedute dotate di vani extra. Sono soluzioni che fanno la differenza in un monolocale da 20 o 28 mq, perché moltiplicano le funzioni senza sacrificare lo stile.
Il nostro consiglio è di investire in meccanismi di buona qualità: in case molto vissute — e ancor più negli appartamenti destinati all’affitto — la robustezza e la sicurezza sono fondamentali. Risparmiare su questi elementi significa spesso spendere due volte o spendere male i propri soldi.
3. Stesso pavimento per tutta casa
Scegliere lo stesso tipo e colore di pavimento per tutti gli ambienti crea una continuità visiva che inganna piacevolmente il cervello: gli spazi vengono percepiti come un unico ambiente fluido, risultando più ampi e ariosi. Al contrario, utilizzare materiali o tonalità diverse dalla mono-stanza all’antibagno e al bagno, introduce interruzioni visive che frammentano lo spazio. In case piccole questo effetto risulta particolarmente penalizzante, perché rende l’insieme più caotico e distraente.
4. Tende e vetrate interne
Se occorre un divisorio, per separare anche con poco, la zona notte dalla zona giorno senza “chiudere” lo spazio, le tende e le quinte vetrate sono la soluzione ideale per spazi molto piccoli. Permettono di modulare la privacy mantenendo la continuità visiva e il passaggio della luce.
5. Specchi e trasparenze
Uno specchio grande su una parete o un anta a specchio su un armadio, possono raddoppiare la percezione dello spazio. Allo stesso modo, mobili in vetro o policarbonato trasparente (come tavolini o sedie) “scompaiono” alla vista, evitando l’effetto ingombro.
6. La luce come materiale di progetto
In un mini-appartamento, la luce naturale non è un optional: è strutturale. Finestre, lucernari, quinte vetrate, colori chiari sulle pareti e finiture lucide che riflettono la luce sono tutti strumenti per far sembrare lo spazio più grande di quello che è.
Una delle domande più frequenti quando si progetta un mini-appartamento riguarda l’obbligo del disimpegno tra il bagno e gli altri ambienti.
La normativa prevede che, dopo una ristrutturazione o in nuova costruzione, i servizi igienici siano disimpegnati dal locale cucina o zona giorno mediante un apposito vano — antibagno, corridoio o ingresso — delimitato da porte. In altre parole, un bagno direttamente comunicante con l’unica stanza si pone in contrasto con queste disposizioni.
Questa regola del DM 1975, non è stata modificata dal Decreto Salva Casa: la legge ha abbassato le soglie di superficie e altezza, ma non ha eliminato l’obbligo della zona filtro tra bagno e cucina/zona giorno.
Cosa significa in pratica per un monolocale di 20 mq? Che anche in pochissimi metri si deve trovare il modo di interporre almeno un piccolo disimpegno — o in alternativa una porta tra l’antibagno e il bagno con wc. Non occorre uno spazio grande: basta uno spazio minimo chiuso da due porte, sicuramente una porta scorrevole rappresenta un’ottima alternativa alla tipologia di apertura a battente, per risparmiare spazio in un disimpegno così piccolo.
Cosa può stare nell’antibagno
L’antibagno può essere arredato e utilizzato come spazio funzionale, a patto di non ospitare i sanitari che definiscono la “stanza da bagno” propriamente detta. È comune e normativamente accettato inserirvi:
Lavandino: Spesso posizionato qui per comodità d’uso e per “alleggerire” il bagno principale.
Lavatrice e Asciugatrice: L’antibagno è uno dei locali preferiti per creare una zona lavanderia.
Doccia: Sebbene meno comune, in caso di distribuzione “difficile” del bagno, la doccia può essere installata nell’antibagno poiché non è considerata un elemento incompatibile con la funzione di “filtro” igienico.
Armadi o Spogliatoio: Può ospitare scarpiere, appendiabiti o scaffalature.
Cosa NON può stare nell’antibagno
Vaso e bidet: devono restare confinati nel locale bagno principale.
Anche qui la creatività dei professionisti, in base all’esperienza e alle conoscenze tecniche, è in grado di trovare la soluzione più appropriata.
Come arredare un monolocale di 20 mq
Arredare un monolocale di piccole dimensioni non è semplicemente una questione di “farci stare tutto”: è un esercizio di progettazione in cui ogni scelta — dalla distribuzione, dal posizionamento del letto all’orientamento della cucina e del bagno — ha conseguenze sull’intera vivibilità dello spazio. La vera sfida non è rinunciare completamente al comfort, ma ripensarlo in chiave compatta.
Per capire come si fa davvero, niente vale più di vedere progetti studiati ad hoc. Non ci è mai capitato di progettare spazi così ristretti, ma ecco una soluzione firmata dal nostro studio che dimostra come, con la giusta visione, anche 20 mq possano diventare uno spazio moderno e funzionale. Siamo partiti da un trilocale esistente ed abbiamo provato sulla carta, cambiando la distribuzione, a dividerlo in due unità abitative, di cui una di soli 20 mq.
Tortona Rocks #11 riunisce esposizioni che interpretano il design come strumento critico e operativo insieme. Non oggetti isolati, ma processi, ricerche e sistemi capaci di incidere concretamente sulle condizioni del presente.
Tortona Rocks, alla sua undicesima edizione, si conferma come cuore pulsante della Milano Design Week e si esprime attraverso Design to Change Everything, una celebrazione immersiva ed a 360° del design come unico interprete del presente.
Design to Change Everything nasce come atto di determinazione. Se la realtà appare frammentata e opaca, il design diventa una forza attiva e strutturale della società.
Non accetta l’inerzia, non si adatta passivamente: propone alternative, apre possibilità introducendo nuovi punti di vista.
Tortona Rocks #11 riunisce nell’ormai consolidata agorà del design Opificio 31 in via Tortona 31, esposizioni che interpretano il design come strumento critico e operativo insieme. Non oggetti isolati, ma processi, ricerche e sistemi capaci di incidere concretamente sulle condizioni del presente. In questo senso, il cambiamento non è uno slogan, è una responsabilità. È la decisione di progettare il mondo non per adattarsi a ciò che è, ma per contribuire a ciò che può diventare.
Tortona Rocks #11, il programma
Si riconferma a Tortona Rocks #11 la presenza di IQOS con un progetto spettacolare sviluppato insieme a Devialet, eccellenza francese dell’ingegneria acustica. L’installazione Soundsorial Design si presenta come un ambiente in continua evoluzione, modellato da suoni, movimenti e interazioni umane. L’installazione si pone come esperienza immersiva per i visitatori, coronata da una capsule in edizione limitata concepita per l’evento.
Soundsorial Design – IQOS in collaborazione con Devialet
Sempre all’Opificio 31, Archiproducts Milano chiude il suo percorso curatoriale dedicato ai quattro elementi con Fòco, progetto firmato Studio Pepe. Dopo terra, acqua e aria, è il fuoco a diventare protagonista di un interior fatto di contrasti e armonie.
L’Opificio 31 si conferma come spazio in continua trasformazione dove linguaggi diversi convivono e si contaminano. Qui trovano posto anche realtà come All’Origine Boutique, che riflette sul valore del tempo attraverso oggetti del Novecento reinterpretati in chiave contemporanea, e CANDYSLAB, che con Wild Experience porta in scena un universo pop fatto di colore, tecnologia e sperimentazione.
Fòco – Archiproducts Milano in collaborazione con Studio Pepe All’Origine – presso Paola Navone, Otto Studio
L’innovazione incontra la creatività anche con Swatch, che presenta AI-DADA: un’esperienza partecipativa in cui l’intelligenza artificiale rielabora lo storico archivio del marchio per generare nuovi design di orologi personalizzati, mettendo il pubblico al centro del processo creativo.
Nel campo dell’industrial design, Italdesign porta la propria visione multidisciplinare con un percorso che attraversa automotive, product design e robotica. Tra i progetti in mostra spicca la Honda NSX Tribute, omaggio contemporaneo a un’icona della mobilità.
Tra le installazioni più significative emerge anche Hans Boodt Mannequins con REBEL, progetto che ridefinisce il concetto di manichino trasformandolo in presenza espressiva e identitaria, e Planika, specializzata in camini di design ad alta tecnologia, capaci di coniugare estetica minimale e innovazione.
Nel mondo della cucina, Foroo propone un’idea di abitare contemporaneo attraverso soluzioni modulari curate nei dettagli artigianali, mentre Zeekr Design racconta il proprio processo creativo con The Art of Connection, un viaggio tra concept, prototipi e visioni future dell’automotive.
Il tema della partecipazione è al centro di Designed by Who?, progetto curato da uau studio, che trasforma il pubblico in co-autore di un’opera collettiva in continua evoluzione.
Non solo Tortona 31
Il percorso espositivo si estende poi oltre lo spazio Opificio 31. In via Tortona 5, Bud Brand presenta una collettiva di giovani designer giapponesi che invita a cambiare punto di vista attraverso installazioni sospese.
Maisons du Monde, con Moments of Joy, propone invece ambienti ispirati a paesaggi e suggestioni globali, trasformando la casa in un viaggio emozionale. Officine Savona – Via Savona 33
Sul fronte artistico e pop, McDonald’s celebra quarant’anni in Italia con POOL – Ti sblocco un ricordo, mostra immersiva curata da Nicolas Ballario. Il percorso intreccia memoria collettiva e arte contemporanea attraverso installazioni interattive, tra cui una grande piscina di palline che dialoga con opere di Damien Hirst e Vedovamazzei, una macchina del tempo basata su intelligenza artificiale e un archivio di memorabilia che racconta l’evoluzione del brand nel Paese. In via Tortona 58.
Chiude il circuito Haier con Inside the Experience, un percorso immersivo che esplora il rapporto tra tecnologia e spazio domestico, mostrando come la casa del futuro possa diventare sempre più intuitiva, connessa e centrata sulle esigenze quotidiane. In Via Bergognone 26
DOVE E QUANDO: Dal 20 al 26 aprile Opificio 31, Via Tortona 31 Via Tortona 58 Via Tortona 5 Officine Savona – Via Savona 33 Via Bergognone 26
Esistono progetti di architettura che non cercano di stupire a prima vista, ma che conquistano lentamente, strato dopo strato, come la storia stessa degli edifici che trasformano. È esattamente questo il caso della ristrutturazione casale di campagna nella regione ceca di Vysočina, firmata dallo studio Plus One Architects. Un intervento che ha saputo fare degli interni scuri il suo punto di forza, della pietra la sua memoria e della luce uno strumento calibrato di benessere domestico.
Un casale in pietra con due secoli di storia
La storia di questo casale di campagna inizia intorno al 1820, quando venne avviata la costruzione del nucleo principale dell’edificio, poi completata verso la fine del XIX secolo. Immerso nel paesaggio dolcemente collinare della Vysočina, il casale si affaccia sulla strada di accesso con una sobria facciata in pietra e cancelli in legno da fienile — dettagli che raccontano immediatamente l’identità rurale e autentica del luogo.
La famiglia dell’investitore acquistò la proprietà nel 1993 e iniziò un lungo e paziente processo di restauro degli esterni. Nel 2020 fu il turno del piano terra, ristrutturato con cura e attenzione ai materiali originali. Il passo successivo fu affidare allo studio Plus One Architects la conversione del piano superiore, una mansarda dal potenziale enorme ma ancora tutto da esprimere.
Progetto ristrutturazione casale: interni scuri come scelta, non come limite
Quando si parla di progetto ristrutturazione casale, il rischio più comune è quello di inseguire la luminosità a tutti i costi, aprendo finestre, schiarendo pareti, uniformando tutto in una palette neutra e rassicurante. Plus One Architects ha fatto esattamente il contrario, e il risultato è sorprendente.
Le architette Petra Ciencialová e Kateřina Průchová hanno scelto una palette scura e materiali grezzi per la zona privata della mansarda, creando un’atmosfera che punta esplicitamente alla riduzione delle distrazioni visive. «I toni profondi non sono un effetto scenografico, ma uno strumento di calma», spiegano le progettiste. Un approccio che richiama filosofie abitative come l’hygge scandinavo o il wabi-sabi giapponese, ma che trova una propria identità originale nel dialogo con la tradizione costruttiva locale.
La luce naturale non è stata eliminata, ma governata. Gli interventi sulla struttura del tetto hanno permesso di inserire nuove finestre nelle aperture originali della parete in pietra, portando la luce in profondità nella planimetria in modo indiretto e morbido. A causa del rialzo del pavimento — necessario per uniformare le altezze dell’intero piano — le finestre risultano parzialmente incassate rispetto al livello interno, lasciando visibili solo i telai superiori. Le persiane aggiunte completano il sistema, consentendo una regolazione fine della privacy e del grado di connessione con il paesaggio esterno.
Ristrutturazione casale in pietra: la memoria dell’edificio come elemento di design
Uno degli aspetti più riusciti dell’intero progetto è il modo in cui la parete in pietra originale è stata preservata e valorizzata come protagonista dello spazio. In un progetto di ristrutturazione casale in pietra, la tentazione di coprire o uniformare le superfici irregolari è spesso forte. Qui invece la pietra grezza rimane a vista, diventando non solo un riferimento storico ma un vero e proprio elemento decorativo e tattile, capace di dialogare perfettamente con la palette scura degli interni.
La maestria artigianale si legge nei dettagli: la porta scorrevole della scala, ad esempio, è stata realizzata con un bordo sagomato che segue fedelmente l’andamento irregolare della parete in pietra. Un gesto piccolo ma significativo, che dimostra come il progetto non abbia cercato di domare la materia, ma di dialogare con essa.
Il materiale dominante della mansarda è il granito nero massiccio, utilizzato nel bagno e come piano del bar, che si raccorda in modo continuo con il piano di lavoro sotto il tetto inclinato. Accanto al granito, il legno massello di abete rosso riveste il soffitto, il rovere caratterizza il pavimento e il frassino è protagonista della nuova scala. Materiali naturali, duraturi, capaci di invecchiare bene e di acquisire ulteriore carattere con il tempo — esattamente come il casale che li ospita.
Spazi pensati per vivere: privacy, convivialità e benessere
Il programma funzionale della mansarda è stato progettato per rispondere a esigenze diverse e spesso contrastanti: la necessità di privacy della zona notte, la vocazione conviviale degli spazi comuni, il comfort degli ospiti. La soluzione adottata divide l’attico in due zone distinte, collegate da uno spazio sociale centrale.
La zona privata comprende la camera da letto e uno spazio cabina armadio, entrambi immersi nelle atmosfere dark che caratterizzano l’intera mansarda.
Le camere per gli ospiti, concepite in un formato più simile a quello alberghiero, sono invece più chiare e sobrie, capaci di accogliere senza sovrastare. Lo spazio centrale, cuore pulsante del piano, ospita un bar, un’area salotto e una postazione di lavoro, rendendolo versatile e adatto tanto alla socialità quanto alla concentrazione individuale.
Un palo in acciaio collocato al centro dello spazio sociale consente a un televisore rotante di essere sospeso su un gancio personalizzato — un dettaglio tecnico che diventa elemento scultoreo. L’illuminazione indiretta, ottenuta attraverso una combinazione di lampade, luce riflessa e strisce LED integrate, permette di modulare l’atmosfera in base al momento della giornata e all’umore di chi abita lo spazio, esaltando ulteriormente i toni profondi degli interni scuri.
Un approccio lento e consapevole alla ristrutturazione casale di campagna
Uno degli aspetti più preziosi di questo progetto di ristrutturazione è la filosofia che lo ha guidato. «Fin dall’inizio, i proprietari sapevano di non voler affrettare la ristrutturazione. Era importante per loro affrontarla con cura e qualità, anche se avrebbe richiesto più tempo», racconta l’architetta Petra Ciencialová. Un approccio che oggi chiameremmo slow living applicato all’architettura: la preferenza per il processo rispetto al risultato immediato, per la qualità rispetto alla velocità.
I lavori sono stati affidati ad artigiani locali, la cui competenza e presenza sul territorio si sono rivelate decisive per la riuscita dell’intervento. La conoscenza profonda della casa da parte della famiglia ha ulteriormente affinato le scelte progettuali, rendendo ogni decisione più consapevole e radicata nella storia dell’edificio.
Il risultato non è una trasformazione radicale, ma un nuovo strato nell’evoluzione naturale del casale. Un rifugio che lavora con gli interni scuri, la materialità e la luce come strumenti di concentrazione e relax — un luogo dove la storia e il presente convivono in equilibrio, senza forzature, con la stessa pazienza con cui la pietra ha resistito a due secoli di tempo.
Progetto: Plus One Architects | Architette: Petra Ciencialová e Kateřina Průchová | Fotografie: Radek Šrettr Úlehla | Luogo: Vysočina, Repubblica Ceca
Elegante, ipnotica e naturalmente decorata, la Calathea è molto più di una semplice pianta ornamentale. Conosciuta come la “pianta della preghiera” per la sua capacità di chiudere le foglie verso l’alto quando cala il sole, porta negli spazi domestici un ritmo naturale. È una creatura del sottobosco che ha imparato a vivere di luce filtrata e di quell’umidità densa e vitale tipica dei tropici. Questa sua origine la rende speciale per i nostri interni, anche negli angoli meno luminosi.
Se il Banano porta con sé l’energia dell’esotico e la Pilea il piacere della condivisione, la Calathea ci insegna la presenza. Le sue foglie, decorate come fossero tele dipinte, reagiscono ai cambiamenti di luce e umidità con il movimento. Non è solo una questione di estetica, ma di sintonizzazione: quando la sera vedi le sue fronde sollevarsi, ti sta suggerendo che è arrivato il momento di abbassare il volume del mondo esterno e ritrovare il tuo centro.
In questo nuovo articolo, scritto in collaborazione con Giulia di Verdezio, esploreremo come accogliere questa meraviglia tropicale in casa e come farla vivere felice.
Origini e caratteristiche
La Calathea appartiene alla famiglia delle Marantaceae e le sue radici affondano nel cuore pulsante delle foreste pluviali del Sud America, in particolare in Brasile. Qui, cresce protetta dal verde delle grandi chiome degli alberi.
La Calathea è una pianta cinetica: grazie ad un piccolo giunto situato tra la foglia e il picciolo, la pianta orienta le foglie per catturare ogni raggio di luce durante il giorno e le solleva verticalmente la sera. Questo fenomeno, la nictinastia, le è valso il soprannome di pianta della preghiera: un rito quotidiano che trasforma un angolo verde in un elemento vivo e mutevole.
Non esiste una Calathea uguale all’altra, ogni foglia sembra dipinta a mano con precisione geometrica. In natura ne esistono oltre 300 specie diverse, ognuna con un “carattere” visivo unico. Ecco le più amate che potresti incontrare: Calathea Orbifolia con foglie grandi, tonde e percorse da eleganti striature argentee; Calathea Makoyana (Pianta del Pavone) con foglie sottili e decorate con un motivo che sopra ricorda le piume di un pavone e sotto è di un intenso color bordeaux; Calathea Lancifolia (Insignis) con foglie strette e lunghe, bordi ondulati e macchie scure che sembrano pennellate a mano; Calathea Medallion caratterizzata da foglie cuoriformi con diverse sfumature di verde smeraldo e un cuore centrale più chiaro.
Il suo nome deriva dal greco kalathos, che significa “cesto”. Un tempo, infatti, le sue foglie lunghe, flessibili e incredibilmente resistenti venivano intrecciate dalle popolazioni indigene per creare ceste e contenitori. Portarla in casa è un po’ come accogliere un frammento di quella sapienza artigiana primordiale. Oltre all’intreccio dei cesti, in alcune culture amazzoniche le foglie più grandi venivano usate come ombrelli naturali durante le piogge improvvise o per avvolgere il cibo da cuocere, poiché la loro superficie cerosa è impermeabile e trattiene i profumi.
Nel linguaggio dei fiori e delle piante, la Calathea è il simbolo del nuovo inizio. Questa associazione nasce proprio dalla sua capacità di chiudere un capitolo ogni sera per riaprirne uno nuovo, fresco e spiegato, ogni mattina. È la pianta perfetta da regalare a chi sta traslocando, a chi inizia un nuovo lavoro o a chi sta cercando di ritrovare il proprio ritmo dopo un periodo di confusione.
Cura e manutenzione della Calathea
Coltivare una Calathea in casa significa portare in casa un pezzetto di foresta tropicale. Insieme a Giulia, abbiamo individuato quei piccoli gesti quotidiani di cura per mantenerla sana e vitale.
Luce: predilige la luce diffusa e filtrata, meglio se vicino ad una finestra schermata da una tenda leggera. Se le foglie sbiadiscono sta ricevendo troppa luce, se non si muovono più la sera significa che ne ha troppo poca. Detesta il sole diretto.
Ambiente: la temperatura ideale è tra i 18°C e i 25°C. Teme moltissimo le correnti d’aria fredda e i colpi di calore dei termosifoni.
Acqua: il terriccio deve essere sempre leggermente umido, come una spugna appena strizzata, ma senza ristagni. Meglio usare acqua distillata: quella del rubinetto, se troppo dura, può far seccare i bordi delle foglie.
Terriccio: preferisce un mix leggero e drenante. La base perfetta è composta da terriccio universale di qualità, arricchito con fibra di cocco o torba e una manciata di perlite o pomice.
Concime: dalla primavera all’inizio dell’autunno puoi aiutarla con un concime liquido per piante verdi, ma con moderazione. Dimezzare le dosi riportate sulla confezione e somministrarlo ogni 15-20 giorni. In inverno, invece, la pianta entra in una sorta di riposo meditativo: sospendi ogni concimazione e lasciala riposare.
Pulizia: pulisci delicatamente le foglie con un panno in microfibra umido: le permetterai di respirare meglio e di splendere in tutta la sua bellezza grafica.
Problemi frequenti e come risolverli
La Calathea è una pianta estremamente comunicativa. Ogni macchia o variazione nel colore delle sue foglie è un messaggio che ci invia per dirci come sta. Questi sono i malumori più comuni e i suggerimenti per capire come intervenire con dolcezza e precisione.
Se presenta foglie ingiallite potresti aver esagerato con l’acqua, soffocando le radici, o forse la pianta è stata posizionata in un angolo troppo buio. Quando invece i bordi diventano secchi significa che per lei c’è scarsa umidità ambientale: puoi vaporizzare leggermente le foglie o posizionare un umidificatore nelle vicinanze, specialmente nei mesi invernali con i termosifoni accesi.
Se le foglie sono accartocciate vuol dire che la pianta si sta chiudendo in se stessa per proteggersi dal calore eccessivo o da una luce troppo violenta.
A volte, nonostante le nostre cure, possono presentarsi degli ospiti non invitati. Il ragno rosso è un visitatore silenzioso che ama gli ambienti caldi e secchi. Te ne accorgi perché le foglie iniziano a ingiallire in modo puntiforme e la pianta appare sofferente. In caso di attacco, un acaricida specifico e una migliore circolazione dell’aria aiuteranno la tua Calathea a tornare a respirare. Gli afidi invece possono causare la deformazione delle foglie e, se trascurati, debilitare profondamente la pianta. Se ne noti la presenza, rimuovi tempestivamente le parti più colpite e intervieni con un insetticida specifico, meglio se biologico, per proteggere l’equilibrio del tuo ambiente domestico.
La Calathea non è una pianta tossica, infatti è classificata come Pet-Friendly dall’ASPCA (American Society for the Prevention of Cruelty to Animals). È la pianta perfetta per avvicinare anche i più piccoli alla cura del verde. Possono toccarla e osservare la sua danza serale senza alcun rischio. Diventa così un bellissimo strumento educativo per insegnare il rispetto per i ritmi della natura.
Benefici in casa per la salute
Scegliere una Calathea non è solo un gesto estetico, ma anche un aiuto prezioso per migliorare la qualità dell’aria e il nostro equilibrio interiore. Come molte sue sorelle tropicali, la Calathea è una campionessa nel filtraggio delle tossine domestiche. Le sue ampie foglie agiscono come piccoli polmoni verdi, capaci di assorbire sostanze volatili (VOC) che spesso si annidano tra le pareti di casa, restituendoci un ossigeno più pulito e fresco.
Grazie al processo di traspirazione, la Calathea rilascia vapore acqueo nell’aria. È un beneficio prezioso, specialmente nei mesi invernali quando i riscaldamenti rendono i nostri ambienti troppo secchi, aiutandoci a mantenere le vie respiratorie e la pelle più idratate.
Osservare la Calathea che si apre al mattino e si raccoglie la sera ci aiuta a ricollegarci con i ritmi biologici naturali. È un invito gentile a ricordarci che anche noi, come lei, abbiamo bisogno di momenti per splendere e momenti per proteggerci. Le sfumature di verde, bordeaux e argento che decorano le sue foglie hanno un potere calmante scientificamente riconosciuto. La complessità dei suoi pattern naturali invita lo sguardo a soffermarsi, offrendo una micro-pausa rigenerativa che riduce lo stress e l’affaticamento mentale, specialmente se posizionata vicino a una postazione di lavoro.
Verde in casa: la Calathea e le altre piante da interno
Accogliere una Calathea in casa non significa semplicemente aggiungere un oggetto verde a una mensola, ma è una pianta che ti permette di rallentare. Prendendoti cura di lei, finisci inevitabilmente per prenderti cura anche di te stesso e del tuo spazio.
Con Giulia di Verdezio abbiamo imparato che non esistono pollici neri, ma solo diversi livelli di ascolto. La Calathea, con i suoi bordi che si arricciano e le sue foglie che si alzano ogni sera, è lì per ricordarti che la casa è un sistema vivo, mutevole e meravigliosamente imperfetto.
Se vuoi imparare come prenderti cura delle tue piante o scegliere la più adatta per te e la tua casa, scopri anche gli altri articoli della rubrica nella sezione Home Decor del blog e guarda i post riassuntivi su Instagram e Pinterest: schede visive da salvare, consultare e condividere.