24 Febbraio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

Come nascondere un pilastro a centro stanza, elemento che facendo parte della struttura portante della casa, non può essere demolito.

nascondere un pilastro
Ph. Germán Cabo

I pilastri fanno parte della struttura portante della casa, insieme alle travi, e ovviamente non possono essere demoliti, costituendo per questo un forte vincolo all’interno delle stanze. Anche perché, essendo elementi fissi, limitano la gestione degli spazi e l’eventuale ridisegno della pianta. È facile che, chi ha spazi molto ampi e aperti, abbia proprio al centro degli ambienti il classico pilastro squadrato di almeno 30×30 cm. Per capire come nascondere un pilastro, il primo consiglio è quello di osservarne la posizione e le funzioni che ha intorno. Cercate di pensare a come poter integrare il più possibile il pilastro nell’arredamento già presente nella casa. Se questa colonna non crea troppo fastidio, o si trova in una posizione non cosi scomoda, potreste semplicemente decorarla, soprattutto se piuttosto larga. Ad esempio si può abbellire rivestendola con materiali quali pietra, legno, cemento o mattoni a vista…

…oppure con specchi.

Collegarlo alla parete vicina

Un altro modo per nascondere il pilastro è collegarlo alla parete più vicina, colmando quindi il vuoto. Ad esempio si possono aggiungere delle mensole, se la distanza non è troppa, che lo collegheranno al muro senza lasciarlo come un elemento a se stante e isolato.

Invece delle sole mensole si può anche prevedere una libreria vera e propria. L’ideale sarebbe aggiungere parti in cartongesso al di sopra e al sotto della struttura stessa, in modo che il pilastro risulti una sorta di montante o di spalla della libreria.

Una soluzione simile, consiste nell’utilizzare la colonna come divisorio. Come spiegato all’inizio, il pilastro può risultare scomodo per la suddivisione degli spazi. Possiamo però sfruttarlo per assolvere a questo scopo, trasformandolo in un elemento che separa gli ambienti. Ad esempio potete aggiungere dei listelli in legno per avere un effetto vedo non vedo, che separa ma senza chiudere.

Nascondere un pilastro con l’arredo

Sebbene sembri un controsenso, una buona possibilità per nascondere un pilastro è quella di ingrandirlo. Percettivamente infatti verrà visto non come elemento isolato ed eccedente, ma come un blocco, risultando meno fastidioso alla vista e soprattutto avendo maggior margine per camuffarlo.

L’idea è quella di “incapsulare” il pilastro in un sistema di armadiature, che possa fare ad esempio da guardaroba, se si trova nei pressi di ingresso o soggiorno. 

Nello spazio tra pilastro e muro potete realizzare un mobile contenitore. Se lo prevedete a tutta altezza, apparirà come una spalla piena e bilancerà il pilastro, consentendo anche una maggiore continuità visiva.

Altra soluzione possibile è realizzare un finto armadio, rivestendo il pilastro con lo stesso materiale e quindi con una finta anta, come potrebbe essere il caso dell’armadiatura passante in foto. Oppure renderlo parte di un sistema più grande come questo blocco cucina.

Se desiderate una progettazione ottimale degli spazi della vostra casa, consultate il sito https://zeumadesign.com/

22 Febbraio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

Mobili sospesi: una nuova tendenza che sta prendendo sempre più piede, interessando tutti gli ambienti della casa. Le proposte di LAGO.

mobili sospesi

Sono comparsi prima nelle stanze da bagno e ora stanno conquistando tutti gli ambienti della casa. Si tratta dei mobili sospesi, una tendenza che sta prendendo sempre più piede. Dai mobili da bagno e dai sanitari, ora si passa addirittura a letti e armadi. Soluzioni senza dubbio pratiche e dal forte impatto estetico, come quelle proposte da LAGO, azienda sempre all’avanguardia nel settore arredo. 

Mobili sospesi, vantaggi e svantaggi

Nelle nostre case abbiamo sicuramente dei mobili sospesi, basti pensare alle mensole e ai pensili della cucina. In questo articolo vi voglio parlare in realtà di una tendenza che vede il montaggio a parete di quasi tutti i tipi di arredo. Già da qualche anno gli elementi sospesi spadroneggiano nelle stanze da bagno, soprattutto per quanto riguarda i lavabi integrati e i sanitari. Ora pensate di sospendere anche gli armadietti, oppure il letto e l’armadio in camera da letto, la cucina e la libreria in soggiorno. I vantaggi, è presto detto, sono innumerevoli. Intanto il lato estetico: gli ambienti sembrano più spaziosi, ariosi e luminosi. Questo perché si crea l’illusione ottica di vedere una porzione più grande di pavimento, effetto che “allarga” la percezione dello spazio. Lo spieghiamo bene nella nostra guida Arredare piccoli spazi, che potete scaricare gratuitamente iscrivendovi alla newsletter mensile. Inoltre, gli arredi sospesi facilitano enormemente le operazioni di pulizia, cosa di non poco conto.

Dal lato degli svantaggi si trovano unicamente gli aspetti tecnici, legati al fatto che questi arredi si agganciano alle pareti. Per questo, occorre mettere in atto alcuni stratagemmi affinché il montaggio sia ineccepibile dal punto di vista della sicurezza. Inoltre, bisogna evitare di sovraccaricare i mobili con oggetti e soprammobili. Va detto che, grazie all’utilizzo di pannelli in gesso fibrorinforzato e di tasselli di fissaggio adatti, i mobili sospesi si possono montare anche su pareti in cartongesso

Le proposte di LAGO per i mobili sospesi

Tra le aziende produttrici di arredi di design di alta gamma si distingue LAGO, brand italiano ambasciatore del made in Italy nel mondo. Ho scelto questa realtà per illustrarvi i mobili sospesi per il semplice fatto che le soluzioni proposte sono accattivanti e all’avanguardia. Inoltre, grazie al progetto LAGO Homes e alla disponibilità dell’azienda, ho avuto l’opportunità di accedere alle immagini di tre appartamenti davvero singolari.  Una qualità che caratterizza gli arredi LAGO è rappresentata dalla leggerezza, ottenuta grazie alle linee essenziali e all’uso di materiali trasparenti. Tavoli, tavolini, divani e pouf appoggiati su gambe di vetro, armadi con pareti in vetro extrachiaro temperato, tutte soluzioni esclusive. E poi ci sono i sorprendenti mobili sospesi, che vi mostro nelle ambientazioni:

LAGO Homes @ Phoenix

La Lago Home di Phoenix, in Arizona, situata ai confini del deserto, è caratterizzata da colori caldi e materiali naturali. Al piano terra Lago ha realizzato una cucina di design sospesa dal forte impatto estetico. L’assenza di maniglie, i volumi compatti e le superfici lucide rendono lo spazio arioso e luminoso. Tutto o quasi è sospeso alle pareti, dai mobili bassi al lavello fino alle colonne attrezzate. Passando in soggiorno non si spezza il filo della leggerezza, grazie alla libreria sospesa, al divano Soft Air e al tavolino Blendie, montati su una base in vetro. In camera da letto spicca il sorprendente letto sospeso Fluttua, che qui vediamo nella foto di copertina.

LAGO Homes @ Edimburgo e Barcellona

Le due case di Edimburgo e Barcellona sono arredate seguendo lo stesso approccio, basato su leggerezza, design e funzionalità. Ad Edimburgo il soggiorno è dominato dalla libreria Air, realizzata con montanti in vetro, materiale richiamato nei divani della linea Air, nei tavolini e, in sala da pranzo, dal tavolo Air. Anche la strepitosa madia della linea N.O.W è stata montata in versione sospesa. Entriamo nella casa di Barcellona e scopriamo una cucina con gli elementi contenitori montati su vetro, e l’incredibile sala da bagno con il lavabo sospeso integrato al piano in rovere Wildwood e i fondo trasparente Depth.

18 Febbraio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

Eileen Gray è stata una figura importante dell’architettura e del design negli anni Venti e Trenta. Le sue opere furono ammirate dai contemporanei, tra cui Le Corbusier.

Eileen Gray
La Villa E-1027, ph. Von Carl su Wikipedia

Eileen Gray è oggi considerata una figura importante e influente del design e dell’architettura, tuttavia non ebbe molti riconoscimenti in vita. Il suo lavoro squisito ha suscitato invidia e incredulità, visto che era un’autodidatta. Inoltre, era spesso ignorata per il fatto di essere una donna, e il suo stile di vita libero e indipendente non era visto di buon occhio all’epoca. Eileen arrivò persino ad accusare il genio modernista Le Corbusier di aver vandalizzato i muri di una delle sue opere architettoniche. Andiamo a conoscere da vicino questa donna e artista straordinaria, che seguì il suo sogno, incurante del giudizio altrui.

Infanzia e formazione

Eileen Gray, nata Kathleen Eileen Moray, vede la luce il 9 agosto 1878 a Enniscorthy, in Irlanda. Nel 1893, la madre di Eileen eredita da uno zio scozzese il titolo di Baronessa Gray. Il padre di Eileen, James McLaren Smith, un pittore di paesaggi, spinse la figlia verso le belle arti, iscrivendola alla Slade School of Fine Art di Londra nel 1901. Tuttavia Eileen, personaggio inquieto e curioso, vive questa esperienza con insofferenza, e chiede alla famiglia di proseguire gli studi in Francia. Nel 1902 arriva a Parigi, dove frequenta dapprima l’Atelier Colarossi e in seguito l’Academie Julian, due scuole private. In realtà, l’impostazione accademica degli insegnamenti di pittura e scultura non suscita il suo interesse.

Nel 1905, tornata a Londra per occuparsi della madre, scopre i lavori in lacca cinese nel laboratorio di restauro di D. Charles, e chiede di essere assunta come apprendista. Nel 1907 ritorna a Parigi, abitando al 21 di rue Bonaparte nell’appartamento che terrà fino alla fine della sua vita. La passione per i mobili laccati la porta a frequentare l’atelier del maestro giapponese della lacca Seizo Sugawara, dove apprende l’uso della lacca rossa Negoro. Nel 1909, si reca in Marocco con la tessitrice scozzese Evelyn Wyld, un’amica d’infanzia, con l’obiettivo di imparare a fare tappeti nello stile del decoratore franco-brasiliano Ivan da Silva Bruhns. Poco dopo apre il suo laboratorio parigino in rue Visconti.

Eileen Gray designer di mobili

Dopo una mostra nella quale espone le prime opere in lacca, tenutasi nel 1913, Eileen fa ritorno a Londra, per via della guerra. Finito il conflitto, torna a Parigi e all’inizio degli anni Venti è ormai conosciuta come una delle principali designer di mobili laccati a Parigi. I suoi mobili e tappeti nascono da un mix di artigianato tradizionale e di principi mutuati dai movimenti artistici d’avanguardia come il Fauvismo, il Cubismo e il De Stijl.

Eileen Gray
Il Salone di Vetro, arredato da Paul Ruaud con i mobili disegnati da Eileen Gray per Madame Mathieu-Levy

Durante questo periodo realizza sontuosi mobili per ricchi collezionisti parigini come il couturier Jacques Doucet. Tra questi, il famoso paravento di ispirazione cubista in legno laccato nero, oggi esposto al MoMA di New York e il tavolo De Stijl.

Nel 1923 Eileen incontra l’architetto e critico d’arte di origine rumena Jean Badovici, più giovane di lei di 15 anni, con il quale intraprende una relazione. Assieme a lui progetta il suo negozio, denominato Galerie Jean Désert, al 217, rue du Faubourg-Sant-Honoré a Parigi, di fronte alla Salle Pleyel. Il nome prescelto per la galleria resta un mistero: chiaro è che Eileen non voleva che fosse associato a lei, forse in quanto donna. L’influenza di Jean Badovici, convinto sostenitore del modernismo, si ravvisa negli arredi realizzati da Eileen a partire dal 1925. In occasione dell’ Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes di Parigi, Eileen denuncia le “mostruosità dell’Art Déco” e sconfessa i suoi “pezzi d’antiquariato”, in particolare i mobili in legno laccato. Nascono i pezzi realizzati in tubolare metallico e pelle, molti dei quali sono oggi commercializzati dal brand ClassiCon.

I pezzi iconici firmati Eileen Gray

Sedia Bibendum (1926)

Questa sedia è stata ispirata dal personaggio Bibendum dell’azienda di pneumatici Michelin. La sedia ha una base di tubi di acciaio inossidabile cromato, il sedile è un grande e spesso cuscino rotondo, e due cuscini semicircolari compongono lo schienale e i braccioli della sedia.

Adjustable Table E 1027 (1926)

Questo tavolo fu progettato per la villa E-1027. Dotato di altezza regolabile, è caratterizzato da un design modernista, semplice ma elegante, in tubi di acciaio cromato e vetro. La base è un tubo arrotondato che sostiene i due pezzi verticali, con il meccanismo regolabile.

Menton Table (1938)

Eileen Gray non voleva mobili delicati e di lusso per la sua casa di Castellar, sulla strada tra Mentone e le Alpi Marittime, ma pezzi versatili per l’uso quotidiano. Menton Table è una delle creazioni più ingegnose di Eileen. Attraverso una semplice rotazione del piano si ha un tavolo basso o alto a piacere. Menton si può usare come tavolo da pranzo, in posizione bassa come tavolino da caffè o come comodino nella camera da letto.

Eileen Gray
Menton Table, poltrone Bibendum, tavolino Occasional e tappeto Saint Tropez- via ClassiCon

Poltrona Bonaparte (1938)

Questa poltrona è uno dei rari casi in cui il comfort è coniugato con successo a una struttura in acciaio tubolare. Concepita in realtà come un pezzo da salotto, la poltrona Bonaparte era così comoda che Eileen la usò per decenni come sedia da scrivania nella sua casa parigina di Rue Bonaparte.

Eileen Gray
Poltrona Bonaparte, tavolo Rivoli e tappeto Centimetre- via ClassiCon

La villa E-1027, un capolavoro del modernismo

L’incontro con Badovici è fondamentale per l’avvicinamento di Eileen Gray all’architettura, tanto che la creativa arriva a progettare, da autodidatta, la casa dove i due amanti vivranno assieme per qualche tempo. Si tratta dell’iconica villa E-1027 ‘Maison en bord de mer’, a Roquebrune-Cap-Martin, in Costa Azzurra. Curioso l’aneddoto che cela il nome della villa, E-1027: E per Eileen, 10 per la J di Jean come decima lettera dell’alfabeto, 2 per la B di Badovici, e 7 per la G di Gray.

Eileen si era fatta le ossa con interni chic come quello dell’appartamento in Rue de Lotta a Parigi (1917-1921), commissionato da Madame Mathieu-Lévy. Negli anni dal 1926 al 1929, Eileen supervisiona i lavori e disegna nuovi oggetti per la villa, alcuni dei quali sono incorporati nelle pareti. Dotata di talento nell’improvvisazione, disegna alcuni oggetti a scomparsa a doppia funzione molto pratici. La pianta aperta e le colonne rialzate riecheggiavano il manifesto di Le Corbusier, “Cinque punti dell’architettura”. Ma Eileen Gray riuscì a infondere all’edificio calore e comfort, rendendola molto più vivibile rispetto alle opere del maestro svizzero. 

Villa E 1027, Eileen Gray e Jean Badovici, vista del salone. Centre Pompidou, Bibliothèque Kandinsky. Fondo Eileen Gray. Photo Alan Irvine ©

Nel 1930, in seguito alla crisi economica del 1929, Eileen chiude le sue boutique parigina, mentre la villa E-1027 ottiene la prima pagina nel primo numero della rivista L’Architecture d’aujourd’hui. Dopo aver lasciato la villa a Badovici, Eileen costruisce un rifugio per se stessa nelle vicinanze, la cosiddetta Tempe à Pailla, a Mentone. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, Eileen costruisce una nuova casa nei pressi di Saint Tropez, e si ritira a vita privata. 

La bagarre con Le Corbusier

La villa E-1027, considerata un’icona del modernismo, accende l’invida di un certo Charles-Edouard Jeanneret-Gris, detto Le Corbusier. Ogni estate, lui e la moglie trascorrono le vacanze alla villa, e tra le due coppie si instaura una relazione oscillante tra ammirazione reciproca e da un fondo di gelosia. Le Corbusier, appena divenuto famoso a livello internazionale, in realtà è ossessionato da questa casa, tanto da trarne  ispirazione per i suoi progetti. Per molti anni, infatti, la paternità di Villa E-1027 fu erroneamente attribuita a lui.

La leggenda racconta che Le Corbusier non si capacitasse di come una persona senza formazione in architettura, e per di più una donna, avesse potuto realizzare un’opera notevole come la villa E-1027. Inoltre, Eileen aveva messo in discussione il suo concetto di casa come “macchina da abitare”, affermando che una casa era un organismo vivente. Eileen lasciò la villa nel 1932, in seguito alla rottura con Badovici. Nell’aprile del 1938, invitato dall’amico, Le Corbusier vi dipinse due murales, tornando l’anno seguente per aggiungerne altri cinque. Per l’occasione, avrebbe dichiarato: “Ho anche un desiderio furioso di sporcare i muri: sono pronte dieci composizioni, sufficienti per imbrattare tutto”. Il geniale architetto si fece inoltre fotografare mentre dipingeva i murales, che rappresentavano ambigue figure femminili ispirate a Picasso, completamente nudo.

Uno dei murales dipinti da Le Corbusier sulle pareti della villa E-1027 – credits 

Infuriata, Eileen definì i murales, che deturpavano i muri bianchi mettendo in ombra le soluzioni geniali da lei escogitate, come un atto di vandalismo. Dopo un’accesa discussione, Badovici alla fine disse a Le Corbusier che non era più il benvenuto nella casa.

Eileen Gray e la fama postuma

Eileen Gray aveva 90 anni e viveva più o meno in isolamento quando fu riscoperta. Nel 1968, infatti, un articolo a firma dallo storico dell’arte Joseph Rykwert, ne loda “l’inventiva” e “l’intuizione visionaria”. 

Nel 1972 il paravento Le Destin della collezione di Jacques Doucet viene venduto all’asta da Drouot’s ad un prezzo record, e nello stesso anno viene nominata Royal Designer for Industry dalla British Society of Arts.

Un anno dopo, nel 1973, Zeev Aram, proprietario del negozio di mobili Aram a Londra, mette in produzione i mobili disegnati da Eileen, in vendita ancora oggi come si vede sul sito.

Eileen muore a Parigi nel 1976, l’età di 98 anni. Il suo lavoro è ora una fonte di ispirazione per artisti, designer e architetti di tutto il mondo. Tra questi, l’artista Eilis O’Connell, che ha creato sei opere scultoree per il giardino nel 2018, ognuna delle quali risponde all’uso ingegnoso del materiale di Eileen e al suo amore per il metallo.

Per quanto riguarda la villa E-1027, è stata restaurata dopo decenni di abbandono e aperta al pubblico nel 2015. Nello stesso anno, esce sugli schermi il film The price of desire, incentrato sulla vicenda della famosa villa.

15 Febbraio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

Last Call for Entries A’ Design Award, avete ancora tempo per iscrivervi al concorso di design, edizione 2021-2022. Entro il 28 febbraio.

Call for Entries A’ Design Award

Last Call for Entries A’ Design Award! Ultimi giorni per iscriversi al prestigioso premio di design A’ Design Awards & Competition. La data fissata per la chiusura delle iscrizioni è infatti il prossimo 28 febbraio.

Iscriversi è semplice, basta cliccare su questo link:

A’ Design Award è uno dei più importanti premi internazionali di design, e possono parteciparvi i creativi che operano nei settori del design, dell’architettura, della moda, della grafica, del packaging, della comunicazione, dei servizi etc. Organizzato da OMC Design Studios SRL, membro di ADI e ICSID, con sede a Como, è stato creato allo lo scopo di promuovere i migliori designer e promuovere i migliori progetti. Per approfondire, leggi i precedenti articoli o vai sulla pagina ufficiale.

I vantaggi della partecipazione al concorso

I vincitori dell’A’ Design Award & Competition accedono ad una serie di vantaggi e ricevono un kit che comprende tutti gli strumenti per promuoversi su scala internazionale.

Ecco alcuni dei servizi di cui potranno usufruire i vincitori:

  • kit di promozione che comprende:
  • trofeo in metallo stampato in 3D 
  • l’annuario in versione digitale e cartacea
  • certificato di eccellenza del design
  • manuale che spiega passo passo come sfruttare il premio per promuoversi 
  • invito per due persone alla serata di gala conclusiva
  • partecipazione gratuita alla mostra , sia on line che nella sede prescelta sul territorio italiano. 
Call for Entries A’ Design Award

Vi ricordo che i premi da assegnare sono moltissimi e sono suddivisi in diversi livelli: Platinum, Gold, Silver, Bronze, Iron.

Qui puoi trovare maggiori informazioni sui premi.

Al momento dell’iscrizione, avete la possibilità di scegliere fra più di 100 categorie, tra le quali

Per consultare la lista delle categorie clicca qui: category listing.

La giuria del Good Design Award è multidisciplinare e i membri sono diversi di anno in anno. Questo accresce il prestigio del premio, insieme al fatto che A’ Design Award è finanziariamente indipendente. Inoltre, la giuria segue una metodologia specifica che l’organizzazione ha perfezionato dopo vari anni di studi. Scopri come funziona la giuria

Last Call for Entries A’ Design Award

La data fissata per la chiusura delle iscrizioni è infatti il prossimo 28 febbraio.

Iscriversi è semplice, basta cliccare su questo link:

In questa pagina trovate le informazioni sul concorso in italiano:

Informazioni in lingua italiana

I risultati verranno resi noti il 15 aprile 2022 e saranno comunicati su tutti i media partner, compreso questo blog. 

I vincitori, una selezione di progetti

Ecco una selezione di progetti vincitori divisi per alcune categorie:

INTERIOR SPACE AND EXHITIBITION DESIGN AWARD

FURNITURE, HOMEWARE AND DECOR ITEMS DESIGN AWARD

ARCHITECTURE, BUILDING AND STRUCTURE DESIGN AWARD

LIGHTING PRODUCTS AND PROJECTS DESIGN AWARD

12 Febbraio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

La collaborazione tra Higold Milano e Pininfarina ha dato vita a collezioni di arredi per esterni dal grande impatto estetico. Scopriamo Onda, Bold e Armonia.

Higold Milano e Pininfarina
Collezione Onda, design Pininfarina

Higold Milano, brand del gruppo internazionale Higold, inizia la sua incredibile parabola nella capitale del design nel 2018. In occasione del Fuorisalone, il brand presenta ben 8 linee di arredi per esterni di alta gamma. Tra questi, spicca la collezione Onda, progettata da uno degli studi di design più famosi al mondo, Pininfarina. La collaborazione tra Higold Milano e Pininfarina, iniziata nel 2017, ha dato vita a collezioni di arredi per esterni dal grande impatto estetico, che hanno proiettato Higold Milano tra le eccellenze del Made in Italy. Del resto, Pininfarina ha saputo interpretare magistralmente la cifra stilistica di Higold, basata sui contrasti tra materiali e volumi, coniugandola con la propria esperienza progettuale. Nascono così arredi nei quali funzionalità, tecnologia ed ergonomia, caratteristica fondamentale delle sedute firmate Pininfarina, si fondono in un design elegante, dalle linee fluide e dallo stile riconoscibile. 

Collezioni Onda e Bold, le collezioni iconiche Higold Milano e Pininfarina

Il debutto della collezione Onda, che segna l’inizio della collaborazione tra Higold e Pininfarina, non è certo passato inosservato. Premiata con i prestigiosi Red Dot Design Award e IF Design Award, Onda rappresenta l’eccellenza negli arredi outdoor di alta gamma. Del resto, l’esperienza di Pininfarina nella progettazione di auto e di yacht di lusso affiora in ogni dettaglio, dai materiali fino al design. La scocca in alluminio definisce la struttura degli arredi per la zona lounge, contenendo sedute e schienali in una sottile fascia la cui forma si ispira alle onde. La pluralità di forme, finiture e rivestimenti consente la creazione di innumerevoli configurazioni, adatte a contesti diversi, dal giardino al bordo piscina, dal terrazzo alla spiaggia. Gli elementi modulari permettono di arredare le aree lounge con divani ad angolo, divani lineari, divanetti a due o a tre posti, da integrare a piacere con poltrone, daybed e tavolini, senza dimenticare sedie e tavoli per le aree snack e dining. Gli accenti in teak birmano sui braccioli e i tessuti tecnici, declinati in bianco o grigio, riprendono il gioco dei contrasti tanto caro a Higold.

Collezione Onda, design Pininfarina

Il binomio vincente Higold e Pininfarina bissa il successo di Onda con la collezione di arredi da esterni Bold, dallo stile decisamente marinaro e un po’ retrò. Bold si ispira apertamente al mondo degli yacht, e non a caso la collezione è stata esposta nello stand Pininfarina Nautical al prestigioso Monaco Yacht Show 2021. La struttura ricorda vagamente le poltroncine in rattan che affollavano le spiagge ai primi del Novecento, un omaggio alla tradizione confermato dalla scelta di impiegare un rivestimento in tessuto blu navy e bianco. La sottile striscia in alluminio che sottolinea il centro della curva formata dalla struttura caratterizza gli arredi, dalle sedute ai tavoli, conferendo una nota di sofisticata eleganza e di unicità.

Collezione Armonia by Pininfarina, un capolavoro di stile

Tra le novità presentate per il 2022, spicca la collezione Armonia, l’ultima in ordine di tempo firmata dal team di Pininfarina. Armonia è un salotto per aree lounge che si può definire, senza timore di essere smentiti, un vero e proprio capolavoro di stile. Il legno e il tessuto si contendono il ruolo di protagonista in un sottile gioco di contrasti che alterna vuoti e pieni, superfici lisce e ruvide, linee rette e curve. La solida struttura in legno è arricchita, nello schienale delle sedute, da un elegante reticolato di corde intrecciate, che dialogano con il rivestimento, declinato in grigio o in bianco.

Armonia nasce da un sapiente mix tra tradizione e innovazione, tra cura del dettaglio e tecnologia, ed è un arredo da vivere sia outdoor che indoor. La collezione comprende diversi elementi modulari caratterizzati da una lieve curvatura della struttura e della sagoma dello schienale. Questa soluzione permette di creare configurazioni dinamiche dal grande impatto estetico. Completano la collezione gli eleganti side table da accostare alle sedute, e i pratici e capienti tavolini da caffè con vano contenitore. 

11 Febbraio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

Il giardino modulare è di tendenza in questo periodo. È costituito da vari moduli composti da tavole di legno, scaffalature e scatole poste sui piani orizzontale e verticale. 

giardino modulare

I giardini modulari non solo permettono di sfruttare al massimo la luce solare che le piante ricevono, ma consentono di utilizzare il giardino per altre attività. Quando ricevi visite di amici, puoi spostare piante e fiori per creare il massimo spazio possibile. Oppure, puoi semplicemente cambiare l’assetto ogni volta che ne hai voglia: le possibilità sono infinite con un giardino modulare.

Come creare un giardino modulare verticale

Vuoi risparmiare spazio affinché i tuoi bambini possano giocare in giardino, ma hai comunque voglia di coltivare un sacco di verdure, fiori ed erbe? In tal caso, un giardino modulare verticale ti darà il meglio di entrambi i mondi. Il primo passo è quello di costruire o trovare alcuni scaffali su cui posizionare le tue fioriere. Scegli un materiale leggero ma resistente che sia facile da spostare.

Poi, costruisci o scegli le tue fioriere. Avrai bisogno di qualcosa di abbastanza profondo per le radici delle piante selezionate che possono anche agganciarsi o poggiarsi sui pioli degli scaffali. Potresti essere in grado di attaccare ganci ai tuoi vasi esistenti, mentre puoi posizionare fioriere più pesanti direttamente sugli scaffali.

Crea un letto rialzato portatile

I letti rialzati sono la più moderna soluzione pratica per il giardinaggio. Non solo essi consentono un accesso più facile al tuo orto, ma rendono anche più facile la raccolta, la manutenzione e il controllo. Tuttavia, il letto rialzato ha solo un difetto fatale: le sue dimensioni. Bloccato in mezzo al giardino, il tuo letto rialzato non ha l’opportunità di sfruttare quella preziosa luce solare che si sposta intorno al terreno o quel luogo accogliente contro il muro. Mentre se il tuo letto rialzato fosse più piccolo e più portatile, potresti spostarlo nella serra quando il tempo peggiora.

Un modo per rendere i tuoi letti rialzati portatili è quello di costruirli più piccoli. Tienili altrettanto in profondità, ma dimezzane le dimensioni. Assicurati di aggiungere una base su cui puoi mettere le ruote, oppure solleva il tuo letto rialzato su uno skateboard o uno strumento di movimento del vaso se muovi il letto rialzato meno frequentemente. Puoi anche usare vasi particolarmente grandi o con ruote profonde come aiuole rialzate. Questi vasi sono un’ottima soluzione pronta all’uso.

Usa i vasi

Man mano che le tue piante da appartamento diventano più estese probabilmente le rinvasi in contenitori più adatti, giusto? Beh, perché non tenere le piante in questi contenitori anche in giardino? I vasi più piccoli possono essere conservati su vecchi vassoi da tè o teglie da forno per facilitarne lo spostamento, mentre le pentole più grandi possono essere raggruppate in una carriola o in una vecchia carrozzina.

Non è nemmeno necessario attenersi solo ai vasi, cogli questa opportunità per essere creativo! Una vecchia bicicletta per bambini è un ottimo contenitore portatile per piante. Punti in più se ha ancora il suo cesto o il sedile della bambola. I vecchi stivali sono un’altra attraente opzione di semina. Potresti persino piantare i fiori in una vecchia ciotola incrinata poiché questo significa che i fiori ricevono comunque il drenaggio.

Utilizza i livelli

Un giardino a strati è un ottimo modo per mantenere le piante incompatibili separate l’una dall’altra e impedire alle piante di invadere il tuo spazio. Man mano che le piante crescono e hanno bisogno di più spazio, puoi riorganizzare le partizioni per offrire di più. Oppure, poiché altre piante richiedono diverse condizioni ambientali durante tutto l’anno, è possibile riposizionarle in tutto il giardino con facilità.Questa bordura per aiuole in plastica consente di tenere il prato separato dall’aiuola o dal percorso, ad esempio, senza che il terreno o le pietre si rovescino.

3 Febbraio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

Il letto contenitore è ormai diventato un vero e proprio must have per molti, perché consente di ottenere diversi vantaggi senza rinunciare alla comodità e ad un buon riposo.

letto contenitore

Il materasso infatti può essere scelto in base alle proprie esigenze, perché è la struttura a fare la differenza in un letto contenitore. La sua particolarità sta nel fatto di avere a disposizione un vano sottostante il materasso, utile per riporre lenzuola, guanciali, coperte e via dicendo. 

Il bello è che al giorno d’oggi alcuni portali online specializzati come questo sito permettono di scegliere il letto contenitore personalizzandone ogni dettaglio: dimensione, rivestimento, piedini, rete, tipo di alzata e via dicendo. In tal modo è possibile avere un modello che risponde perfettamente ai propri gusti e alle proprie necessità. 

Vediamo però adesso nel dettaglio quali sono i reali vantaggi dei letti contenitore e quali invece gli svantaggi da conoscere. 

I vantaggi del letto contenitore

Se in moltissimi scelgono di acquistare un letto contenitore un motivo c’è, anzi in realtà ne possiamo trovare diversi perché i vantaggi di questa soluzione sono parecchi. Vediamoli brevemente insieme. 

Spazio extra per riporre le proprie cose

Il primo grande vantaggio del letto contenitore è che permette di avere un vano extra da sfruttare per riporre tutto ciò che si desidera. È dunque perfetto per coloro che vivono in una casa dalla metratura ridotta e che hanno il guardaroba al limite della sua capienza.

Maggior comodità nel rifare il letto

Alcuni letti contenitori sono dotati di un meccanismo di alzata in piano anziché verticale e sono i più consigliati in quanto consentono di mettere e sistemare le lenzuola con molta meno fatica, senza doversi abbassare eccessivamente con la schiena. Un bel vantaggio, perché rifare il letto avendo il materasso alzato è decisamente più comodo.

Gli svantaggi del letto contenitore

Questa particolare tipologia di letto presenta anche qualche inconveniente, che vale la pena conoscere prima di procedere con l’acquisto. In linea di massima, va precisato sin da subito che parliamo di dettagli di poco conto ma ci sembra giusto citare anche gli svantaggi, in modo che possiate farvi un’idea chiara e completa sul letto contenitore. 

Difficoltà di pulizia sotto al letto

Uno dei principali problemi dei letti contenitore è che arrivano piuttosto bassi dunque lo spazio tra questi ed il pavimento è solitamente ridotto. Ciò si traduce in una maggior difficoltà nel fare le pulizie quotidiane, in quanto risulta complicato passare la scopa o l’aspirapolvere sotto al letto ed occorrerebbe spostarlo tutti i giorni. Va però precisato che al giorno d’oggi si trovano anche modelli un po’ più alti dello standard, che dunque non risultano particolarmente scomodi. 

Accumulo di polvere

Per quanto ben isolati, i letti contenitore rischiano di accumulare polvere dunque non devono essere considerati come dei veri e propri cassetti guardaroba. Conviene utilizzare delle scatole apposite per indumenti, in modo da ovviare a tale problema ed essere certi che lenzuola, guanciali e tutto ciò che si ripone al loro interno rimanga pulito anche per un periodo di tempo lungo. 

1 Febbraio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

San Valentino: festa inflazionata e ormai commerciale, svuotata del suo originario significato sentimentale? In gran parte sì, è innegabile. Però le ricorrenze sono ricorrenze, e siamo noi a renderle più o meno sentite e sincere.

San Valentino

Quindi, perché non festeggiare a dovere l’amore per la persona che abbiamo vicino anche se durante una “festa comandata”? In fondo, ogni occasione è buona per far capire a chi amiamo il nostro sentimento. Se per una volta è in un giorno appositamente dedicato, poco male! Continuate a leggerci, perché vi daremo qualche spunto per creare l’atmosfera giusta in casa per il 14 febbraio, a partire naturalmente, e sono proprio le basi, da un sontuoso mazzo di rose rosse.

Una coreografia floreale per il vostro amore

Ciò che rende un momento davvero speciale, oltre alle persone che ne sono protagoniste, è l’atmosfera del luogo in cui il momento si sta vivendo. Potremmo dunque cogliere l’occasione della festa degli innamorati per creare una vera e propria scenografia floreale, o addirittura una coreografia, per celebrare i nostri sentimenti per la persona che amiamo.

Innanzitutto, quindi, attenzione alle luci: cerchiamo di creare un’atmosfera calda e soffusa, accendendo le luci più basse che abbiamo in casa, e non lesinando in candele, magari puntando anche sull’effetto extra dato da quelle profumate. Non solo la sala, o la camera da letto, ad anticipare un romantico momento successivo, ma anche l’ingresso, la cucina e il bagno, magari avendo cura anche di predisporre tutto per un rilassante bagno con olii e essenze.

E poi, fiori, fiori e ancora fiori, con le rose come assolute protagoniste, ovviamente: potremmo disseminare la casa di petali di rosa, avendo cura di sceglierne di diversi colori per aumentare l’effetto scenografico, e creare così una sorta di percorso che attraverso le stanze conduce per l’appunto alla camera da letto o alla stanza da bagno, dove il tutto si potrebbe concludere poi con un bellissimo cuore di rose. Che potrebbe a questo punto poi celare quanto meno una lettera d’amore o, non facciamo i tirchi, su, un bel regalo romantico per la nostra metà.

A San Valentino tutto vale

Già vediamo alzarsi perplesso il sopracciglio di molti dei nostri lettori: non sarà qualcosa di esagerato o di troppo kitsch? Vogliamo chiudere questo articolo con un sonoro “no”. Vi spieghiamo perché. Come già accennavamo all’inizio, sì, San Valentino è diventata una ricorrenza commerciale, ma non è detto che ciò debba essere per tutti. Se siamo innamorati e felici, diciamolo e festeggiamolo: naturalmente non solo il 14 febbraio, ma senza per questo decidere di snobbarlo per non “essere come tutti gli altri”.

Anzi, se c’è un giorno in cui tutto ci è permesso, persino il kitsch e indulgere a una dolcezza persino smielata ed eccessiva, beh è proprio il giorno degli innamorati. In fondo, stiamo festeggiando la vicinanza della persona che amiamo e abbiamo tutti i diritti di celebrarla in pompa magna, senza badare troppo al nostro gusto minimal o ad apparire sdolcinati.

Come dicevamo, l’importante è non ricordarsi di lei o di lui solo un giorno all’anno ma celebrare tutti i giorni il nostro sentimento!

29 Gennaio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

L’evoluzione dell’illuminazione, dalla scoperta del fuoco fino alle odierne lampadine LED, una storia affascinante che accompagna l’uomo fin dalla notte dei tempi.

Evoluzione dell’illuminazione
Maurice Dessertenne, copertina Nouveau Larousse Illustré

Agli albori dell’umanità, la luce era un elemento rassicurante, mentre il buio della notte portava con sé timori e paure. Poiché l’uomo non era in grado di generare la luce, poteva fare affidamento sulla luce lunare, quando l’astro era visibile e il cielo sgombro. Fino a quando l’uomo non scopre il fuoco: da allora costruisce fiaccole, lucerne, candele, torce, fino alle lampadine elettriche. L’evoluzione dell’illuminazione è una storia affascinante che accompagna l’uomo fin dalla notte dei tempi.

La scoperta del fuoco e le prime lampade della storia

Non sappiamo quando e come l’uomo scopre il fuoco. Gli studiosi fanno risalire l’evento a 500.000 anni fa, ad opera dell’Homo Erectus, ma non ci sono certezze assolute. Quello che è certo, è che la scoperta del fuoco ha contribuito all’evoluzione dell’umanità, visto che l’uomo diviene l’unica creatura sulla terra capace di maneggiarlo. Del resto, il mito di Prometeo, che ruba il fuoco agli Dei per donarlo agli uomini, illustra perfettamente l’importanza di questo elemento.

Prometeo dona il fuoco all’umanità, Heinrich Friedrich Füger, olio su tela, 1817

Il fuoco diviene ben presto un elemento importantissimo per la sopravvivenza degli uomini primitivi. Serviva per difendersi dagli animali, per scaldarsi, per cuocere i cibi, forgiare i metalli e, naturalmente, per illuminare. Coi falò, l’uomo primitivo ha rischiarato grotte e caverne, prime abitazioni della storia, rendendole più confortevoli. Ad un certo punto comprende che le sostanze grasse favoriscono la combustione, dunque crea la torcia, avvolgendo uno o più bastoni di legno con panni imbevuti di olio o grasso animale.

Le prime lampade della storia 

La scoperta di questi primitivi combustibili porta alla creazione delle lampade, ovvero contenitori nei quali era inserita la sostanza grassa, assieme ad uno stoppino. I contenitori erano inizialmente conchiglie, poi si passa a ciotole in pietra, e infine a manufatti di argilla e bronzo. Lo stoppino era ricavato da fibre vegetali, mentre per il combustibile si utilizzavano olii vegetali o grasso animale.

Evoluzione dell’illuminazione
Evoluzione dell’illuminazione, lampada a olio in terracotta

Queste prime lampade, dette anche lucerne, sono evolute man mano che l’uomo acquisiva tecniche di lavorazione più complesse. Si aggiungono coperchi, catene e ganci per sospenderle, o piedistalli, che conferirono alle lampade anche una valenza artistica e simbolica. In epoca romana si comincia ad usare le candele, fatte per lo più di sego, più raramente con cera d’api. Solo dopo la metà dell’800 si cominciano ad usare le candele di paraffina, meno costose.

Le più antiche candele di cera d’api sopravvissute a nord delle Alpi provenienti dal cimitero alemanno di Oberflacht (Germania) risalente al VI/VII secolo d.C. Crediti foto.

Si diffondono così candelabri più o meno elaborati, capaci di portare diverse candele allo stesso tempo. Nascono applique e lampadari, più pratici delle lucerne, per illuminare gli interni delle case, soprattutto dei più abbienti.

Candelabri di epoca romana

Durante il Medioevo l’illuminazione non evolve ulteriormente, se non nella foggia e nelle tipologie delle lampade a olio e dei candelabri. Le forme più diffuse per i lampadari erano i cerchi, le corone o le croci. Una piccola novità è rappresentata dalla lanterna, un contenitore in ferro battuto schermato con un vetro spesso, nel quale si collocava una lampada a olio o una candela.

Alla fine del XVII secolo, si diffonde l’usanza di applicare gocce di cristallo ai porta lampada, uno stratagemma che contribuiva a riflettere la luce, aumentando la luminosità.

Evoluzione dell’illuminazione: dalla lampada ad olio al LED

Nel 1783 il chimico svizzero Aimé Argand (1750-1803) perfeziona la lampada al olio creando un serbatoio in metallo per il combustibile, sormontato da un cilindro di vetro. Lo stoppino avvolto a spirale dura più a lungo e il vetro contribuisce a limitare il fumo.

Contemporaneamente, l’inventore francese Philippe Lebon (1767-1804) brevetta il primo sistema di illuminazione a gas. La proprietà di generare luce e calore da parte del gas sprigionato dalla combustione di carbone fossile era già nota. Tuttavia, Lebon fu il primo a creare un vero e proprio impianto di illuminazione, nel 1801. Il sistema consisteva in una grande fornace a legna i cui gas, prodotti dalla distillazione, si incanalavano, attraverso tubi, nelle varie stanze per illuminarle, mentre il riscaldamento era fornito dal calore prodotto dalla fornace. Le lampade a gas, tuttavia, si utilizzano principalmente per illuminare le città, le fabbriche e i luoghi pubblici. Difatti, un impianto a gas prevedeva costi di realizzazione troppo elevati per le abitazioni, e suscitava anche qualche timore.

L’illuminazione domestica resta affidata alle lampade ad olio per molto tempo ancora, anche se perfezionate e migliorate per efficienza ed estetica. Va detto che l’olio o il grasso animale sono stati sostituiti da tempo da combustibili ricavati da idrocarburi, come il cherosene e il petrolio. Ma ormai si avvicina la rivoluzione elettrica. Dopo le scoperte sull’elettricità e le varie invenzioni come la “lucerna ad aria infiammabile” ad accensione elettrica e la “pila voltaica”di Alessandro Volta (1745-1827), abbiamo nel 1800 l’”arco elettrico” di Humphry Davy, e nel 1857 il Tubo di Geissler, antesignano delle lampade al neon, che illuminava tramite la ionizzazione del gas contenuto.

La lampadina ad incandescenza

L’invenzione della lampadina a incandescenza è attribuita ad Edison, ma in realtà è il risultato degli esperimenti di diversi inventori. Siamo alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento, e il chimico sir Joseph Wilson Swan, nel 1878 mette a punto una lampadina costituita da un bulbo di vetro con il vuoto all’interno e un filamento di carbonio che, riscaldato dalla corrente elettrica emetteva luce e gas.

Evoluzione dell’illuminazione
Source

Thomas Edison la perfeziona ma sorge una disputa tra i due, che termina con la fondazione della della società Edison-Swan, una delle più grandi produttrici di lampadine al mondo. Nel 1910 il fisico americano William David Coolidge introduce il gas nel bulbo e sostituisce il filamento di carbonio con uno di tungsteno. Il risultato è una lampadina che non annerisce e che garantisce una maggiore durata. 

Evoluzione dell’illuminazione
Lampadario in stile Art Noveau alimentato ad energia elettrica, 1890, litografia di Anton Seder (1850–1916)

Altri tipi di lampade

Contemporaneamente si sviluppano altre tipologie di lampade, dalla lampada al mercurio (1901) ai tubi al neon (1938), dalla lampada alogena (1959) alla lampada fluorescente compatta (1980). In seguito alle leggi europee, molte tipologie di lampadina sono state messe al bando, o per motivi di sicurezza, o per via del risparmio energetico. Tra queste, le lampade al mercurio, a incandescenza e le alogene.

Illuminazione LED

L’illuminazione è oggi affidata per la maggior parte alle lampadine LED, ritenute più efficienti, sicure e versatili. Le luci LED sono state inventate dal premio nobel per la fisica Shūji Nakamura nel 1993. La tecnologia LED (Light-Emitting Diodes) si basa sul principio dell’ illuminazione allo stato solido, in cui la luce è generata attraverso semiconduttori anziché utilizzando un filamento o un gas. I LED trovano applicazione ormai in tutti gli ambiti nei quali sia necessario utilizzare la luce, dalle lampade d’arredo ai fanali dei veicoli, dall’illuminazione stradale all’illuminazione architetturale. 

Evoluzione dell’illuminazione
PROLISTEL LED By PROGRESS PROFILES

Evoluzione dell’illuminazione: gli studi sull’elettricità

L’evoluzione dell’illuminazione subisce un rapido sviluppo dopo la scoperta dell’elettricità e delle possibilità di applicarla alle lampade. In epoca moderna alcuni studiosi iniziano ad interessarsi al fenomeno dell’elettricità. L’etimologia del termine ne rivela l’origine greca:

ELEKTRICOS deriva da elektron, ambra gialla, e spiega la proprietà di questa pietra di attrarre particelle se sfregata.

Dobbiamo allo scienziato inglese William Gilbert (1544-1603) il primo trattato sull’argomento, il De Magnete, nel quale elenca i materiali che posseggono proprietà “elettriche”. Basandosi su questi studi, lo scienziato tedesco Otto von Guericke (1602-1686) inventa la prima pompa automatica per creare il vuoto e facilitare l’attrazione tra i corpi elettrificati, eliminando l’attrito dell’aria. Nel 1672 costruisce il primo generatore elettrostatico, composto da una palla di zolfo che è fatta ruotare meccanicamente. L’elettricità statica si produce sfregando una mano contro la palla in movimento. Da notare che lo scopo di questi esperimenti era quello di studiare lo scambio di elettricità tra i corpi, e non quello di ottenere la luminescenza.

Evoluzione dell’illuminazione
Illustrazione dal volume “Experimenta Nova Magdeburgica de Vacuo Spazio” di Otto von Guericke (Amsterdam, 1672): macchina elettrica con sfera di zolfo

A partire dal Settecento l’evoluzione dell’illuminazione subisce una improvvisa accelerazione. L’inglese Stephen Gray (1666-1736) scopre le proprietà conduttive e isolanti dei materiali rispetto all’energia elettrica, chiamata allora Fluido Elettrico. Spetta al chimico francese Charles du Fay (1698-1739) scoprire la carica elettrica e la conseguente polarizzazione tra carica negativa e carica positiva. Nel 1745, Ewald Jürgen von Kleist (1700-1748), nell’intento di immagazzinare l’energia elettrica, inventa il primo condensatore elettrico, una bottiglia riempita con acqua o mercurio, detta bottiglia di Leida.

Ewald Jürgen von Kleist e la “bottiglia di Leida”

Sarà l’italiano Alessandro Volta nel 1800, a condensare questi e altri studi nella rivoluzionaria “pila voltaica”, una batteria composta da una colonna di dischi di rame e zinco che racchiudevano uno strato di tessuto imbevuto di acido. Rispetto al generatore elettrostatico, che doveva essere azionato manualmente, la pila voltaica permetteva la generazione di elettricità in modo continuo. 

La Pila di Alessandro Volta, Di Fondo Antiguo de la Biblioteca de la Universidad de Sevilla from Sevilla, España

La Pila di Volta è perfezionata da altri studiosi, come Michael Faraday (1781-1867) che inventa la Dinamo, un generatore che converte l’energia meccanica in corrente continua. L’accoppiamento della dinamo alla turbina idraulica portò alla costruzione della prima centrale idroelettrica, presso le cascate del Niagara, nel 1879. L’elettricità è ormai alla portata di tutti. 

Unità di misura

L’energia elettrica si misura utilizzando diversi parametri.
La potenza P —> unità di misura Watt dove 1 kW = 1.000 W
La potenza consumata —> kW dove kWh potenza consumente in 1 ora
La potenza è pari al prodotto tra la tensione -V misurata in Volt- e la corrente - I misurata in Ampère A
Voltaggio —> forza elettrostatica in un campo elettrico
Amperaggio —> quantità di cariche che si spostano in un conduttore
Corrente continua —> valore costante nel tempo
Corrente alternata —> valore che cambia nel tempo alternando valori
positivi e negativi uguali. L’energia elettrica nelle nostre case è in tensione alternata.

Leggi altri articoli sulla storia della casa e dell’arredamento.

26 Gennaio 2022 / / La Gatta Sul Tetto

Parliamo di biophilic design: in questa tipologia di progettazione, entra in gioco non solo l’aspetto architettonico, ma anche l’aspetto ambientale, biologico, ed evolutivo dell’uomo. 

 biophilic design

Tra la fine del 1800 e il primo decennio del 1900 comparve in Francia l’Art Nouveau, un movimento artistico che influenzò tutte le forme d’arte, dall’architettura, alla pittura, a quelle decorative. 

L’art nouveau si basava principalmente sull’idea di tornare a favorire l’artigianato, il ritorno alla natura e a uno stile di vita più sano e “biofilico”, per combattere la recente esplosione dell’industrializzazione e della produzione in serie.

Dalla Francia, col tempo, l’Art Nouveau si diffuse in tutta Europa, prendendo in Germania il nome Jugendstil, in Austria Sezessionstil, in Italia Liberty, in Spagna Modernismo.

Uno dei fautori più importanti ed estremisti del modernismo catalano, fu sicuramente l’architetto Antoni Gaudi, che ricordiamo per le sue opere più famose di Barcellona come “Casa Battlò”, “Casa Milà” e l’incompiuta cattedrale della “Sagrada Familia”, che sono oggi patrimonio dell’UNESCO.

Prendendo spunto dallo stile neogotico, e arricchendolo di forme giocose e sontuose, Antoni Gaudi ci ha regalato opere uniche nel loro genere.

Il suo intento fu quello di distaccarsi dall’idea dell’architettura dalle forme lineari e geometriche che aveva preso piede fino a quel momento, per tornare a farsi guidare dalla “Natura maestra” e dalle sue forme uniche e differenti l’una dall’altra.

Biofilia e biophilic design

Non credo che sia un caso che oggi cominci a prendere piede il Biophilic design: esattamente come tra l’800 e il ‘900 l’uomo sentì il bisogno di tornare alla natura oggi, dopo gli ultimi decenni di iper-tecnologizzazione, l’avvento delle case domotiche e gli ultimi due anni di pandemia, probabilmente il bisogno è tornato ad essere lo stesso.

Il Biophilic design prende il nome dalla parola biofilia, introdotta nel 1964 dallo psicologo Erich Fromm; il termine viene dal greco bios=vita e filia=amore, e parla dell’innata propensione e interesse dell’essere umano nei confronti di tutto ciò che è natura. 

Oggi le cose sono completamente diverse dagli inizi del ‘900: mentre l’art nouveau si proponeva come stile puramente decorativo, oggi ci sono studi scientifici che parlano dell’importanza del ritorno alla natura, non solo intesa come decorazione, ma anche come proposta di cura per il benessere psico-fisico dell’essere umano.

 biophilic design

E’ dimostrato, ad esempio, che in un ospedale i pazienti ricoverati in stanze con affacci su un panorama naturale, riescano a guarire e a riabilitarsi più facilmente, rispetto a quelli che hanno stanze che affacciano su viste chiuse o poco stimolanti; o come passeggiare nella natura possa essere un supporto molto importante per riprendersi da un periodo di forte stress o da un evento traumatico.

I principi del biophilic design

Il Biophilic design si occupa prima di tutto di grandi architetture, dove forme, materiali, strutture e colori naturali diventano degli aspetti cruciali in fase di progettazione.

Credo però che il Biophilic design, si possa tradurre anche in “piccola scala”, per portare questo tipo di filosofia all’interno delle nostre case, dei luoghi di lavoro, e creare ambienti che favoriscano il relax e il recupero delle energie.

In questa tipologia di progettazione, entra in gioco non solo l’aspetto architettonico, ma anche l’aspetto ambientale, biologico, ed evolutivo dell’uomo. 

Si parte analizzando l’ambiente esterno e le sue condizioni per andare poi a lavorare sull’ambiente interno. Le giuste condizioni di luce, di rumore, di odore, sono basi fondamentali per mantenere il benessere psico-fisico della persona che andrà ad abitare quello spazio: poca luce, ad esempio, può andare a inficiare sul naturale ritmo circadiano del corpo umano, creando pericolose conseguenze sulla salute mentale dell’individuo. Quando manca la luce naturale, dobbiamo ricrearla aumentando i punti luce, utilizzando lampadine che mimino la luce del sole, oppure utilizzando il giallo, colore del sole per eccellenza.

Per quanto riguarda le caratteristiche biologiche, l’uomo, seppur evoluto, risponde ancora alla sua parte più istintiva, cioè al cervello rettiliano. Sarebbe quindi ottimale adottare delle colorazioni naturali per quanto riguarda le grandi superfici, cioè pavimento, pareti e soffitto, preferendo un pavimento più scuro, pareti più chiare del pavimento e soffitto più chiaro delle pareti, per ricreare le condizioni di un paesaggio naturale.

Il biophilic design lavora certamente sugli ambienti e sulle case per migliorarne l’estetica, ma mettendo al centro l’essere umano e prendendo in considerazione le sue caratteristiche e i suoi bisogni.

Per saperne di più visita il sito www.sphomecoming.it e scrivimi nella sezione contatti per avere una consulenza.