15 Dicembre 2025 / / Coffee Break

Come abbiamo gestito un intervento complesso tra logistica internazionale,
fragilità della pietra e fissaggi speciali su muri controterra.

Per
Casa LCJN,
una residenza privata che abbiamo progettato e realizzato, la committenza
italo-cinese ha scelto di integrare sulle pareti esterne una serie di
bassorilievi monumentali scolpiti in Qīngshí, una pieta grigio-bluastra molto
utilizzata nella tradizione decorativa cinese. I bassorilievi sono stati
realizzati in Cina da esperti scalpellini seguendo i motivi iconografici più
amati dalla famiglia — draghi, fenici, nuvole e figure mitologiche — e
successivamente imbarcati in container per raggiungere il cantiere a Roma.

Una volta arrivati, il primo obiettivo è stato comprendere a fondo le
caratteristiche del materiale e definire una strategia di montaggio che tenesse
conto del peso importante delle lastre e della fragilità delle superfici
scolpite.

Caratteristiche tecniche della pietra

La pietra scelta, comunemente definita “Pietra Blu” una pietra naturale
compatta, generalmente calcarea o arenaria, con densità variabile tra i 2600 e i
2700 kg/m³. Nel nostro caso si trattava di arenaria, più lavorabile del granito
ma anche più delicata nelle zone incise, dove un contatto accidentale con
attrezzi metallici può provocare scheggiature. Per questo motivo tutte le
operazioni — dallo scarico al sollevamento, fino alla posa — sono state
organizzate con protezioni morbide, attrezzature adeguate e movimentazioni lente
e controllate, evitando qualsiasi sollecitazione diretta sulle superfici
scolpite.

La sfida strutturale: fissaggi sicuri su muri controterra

Il progetto ha richiesto la realizzazione di una sottostruttura metallica su
misura, in grado di fissare e sostenere i bassorilievi al muro controterra in
cemento armato distribuendo correttamente i carichi e garantire stabilità nel
tempo.

Alla base, una trave in acciaio a L con spessore di 15 mm è stata dimensionata
per coprire l’intera profondità della lastra, assicurando un appoggio continuo e
uniforme. Il fissaggio al muro è stato realizzato con tasselli chimici
dimensionati in base alla resistenza del calcestruzzo esistente.

Tra le pietre e il muro è stato mantenuto un distacco di circa un centimetro,
per creare un’intercapedine di ventilazione e a ridurre il rischio di accumulo
di umidità; lungo il bordo superiore, un sigillante continuo impedisce invece
eventuali infiltrazioni d’acqua.

Per trattenere i pannelli in sommità abbiamo utilizzato staffe a Z in acciaio da
6 mm, con doppio tassello, un’aletta verticale pari allo spessore della pietra e
un’aletta frontale di contenimento, visibile solo lungo il bordo superiore. Le
staffe sono state distanziate di circa 60 cm, mantenendo almeno 15 cm dagli
spigoli verticali per evitare concentrazioni di tensioni; l’insieme delle alette
superiori lavora a trazione e sopporta complessivamente il 10–15% del peso di
ogni lastra, contrastando il ribaltamento. Alcune staffe laterali sono state
inserite solo come rinforzo aggiuntivo, progettate per non interferire con le
zone scolpite. Tutta la ferramenta è stata zincata a caldo, uno strato di
neoprene evita il contatto diretto fra metallo e pietra.

Dopo la posa, la superficie in arenaria è stata trattata con un protettivo
idrorepellente nanotecnologico che garantirà la durabilità nel tempo e le
protezione verso acqua e agenti atmosferici.

Il montaggio in cantiere

Le operazioni di cantiere si sono svolte nel mese di ottobre, approfittando di
condizioni meteo favorevoli. Ogni lastra è stata sollevata in posizione
verticale utilizzando imbragature, ventose e protezioni morbide, evitando
qualsiasi contatto con superfici metalliche. Una volta appoggiate sulla trave di
base, le pietre sono state messe in bolla, allineate e successivamente fissate
con precisione tramite le staffe superiori. Il controllo dell’appoggio,
dell’allineamento reciproco e dell’adesione alla sottostruttura è stato
fondamentale prima del serraggio definitivo.

Il risultato è una sequenza di bassorilievi monumentali perfettamente integrata
al basamento architettonico della villa, pronta per essere incassata nel futuro
rivestimento in pietra naturale e diventare parte del paesaggio costruito con un
carattere assolutamente unico.

Monumental Stone Bas-Reliefs: Custom Structural Design and On-Site
Installation

How we managed a complex intervention involving international logistics, the
fragility of carved stone, and special fixings on a retaining wall.

For
Casa LCJN, a
private residence we designed and built, the Italian-Chinese clients chose to
integrate a series of monumental bas-reliefs carved in Qīngshí—a grey-blue stone
widely used in traditional Chinese decorative art—onto the exterior walls. The
bas-reliefs were crafted in China by expert stone carvers following the family’s
preferred iconographic motifs—dragons, phoenixes, clouds, and mythological
figures—and then shipped in containers to reach the construction site in Rome.

Once on site, our first goal was to fully understand the material’s
characteristics and define an installation strategy that accounted for the
considerable weight of the slabs and the delicacy of their sculpted surfaces.

Technical Characteristics of the Stone

The selected stone, commonly referred to as “Blue Stone,” is a compact natural
material—typically limestone or sandstone—with a density ranging from 2600 to
2700 kg/m³. In our case, it was sandstone: more workable than granite but also
more delicate in the carved areas, where accidental contact with metal tools can
cause chipping.
For this reason, every operation—from unloading to lifting and installation—was
carried out using soft protective materials, the right equipment, and slow,
controlled movements, avoiding any direct stress on the sculpted surfaces.

The Structural Challenge: Safe Fixings on a Retaining Wall

The project required the creation of a custom metal substructure capable of
anchoring and supporting the bas-reliefs on a reinforced concrete retaining
wall, ensuring proper load distribution and long-term stability.

At the base, an L-shaped steel beam with a thickness of 15 mm was dimensioned to
cover the full depth of the slab, providing continuous, uniform support.
Anchoring to the wall was achieved using chemical anchors sized according to the
strength of the existing concrete.

A one-centimetre gap was maintained between the stone and the wall to create a
ventilated cavity and reduce the risk of moisture buildup; along the upper edge,
a continuous sealant prevents water infiltration.

To secure the panels at the top, we used 6 mm steel Z-brackets with double
anchoring, a vertical flange matching the stone’s thickness, and a front
retaining lip visible only along the upper edge. The brackets were spaced
approximately 60 cm apart, keeping at least 15 cm away from the vertical edges
to avoid stress concentrations; the upper flanges work in tension and
collectively support 10–15% of each slab’s weight, counteracting overturning.
Additional lateral brackets were installed only as reinforcement and carefully
designed to avoid interfering with the carved sections. All metalwork was
hot-dip galvanized, and a neoprene layer prevents direct contact between metal
and stone.

After installation, the sandstone surface was treated with a
nanotechnology-based water-repellent coating to ensure long-term durability and
protection from weathering.

On-Site Installation

Site operations took place in October, taking advantage of favourable weather
conditions. Each slab was lifted into a vertical position using slings, suction
lifters, and soft protections, avoiding any contact with metal surfaces. Once
set on the base beam, the stones were levelled, aligned, and then precisely
secured using the upper brackets.
Checking the bearing, mutual alignment, and adherence to the substructure was
essential before final tightening.

The result is a sequence of
monumental bas-reliefs perfectly integrated into the villa’s architectural base,
ready to be framed within the future natural stone cladding and to become part
of the built landscape with a truly unique character.

15 Dicembre 2025 / / Coffee Break


Con l’inverno alle porte, è interessante osservare come l’involucro
architettonico possa diventare uno strumento attivo nella relazione tra
edificio e ambiente. Immersa nella foresta delle Coast Mountains, la Whistler
Ski House è pensata come un rifugio familiare capace di sopportare condizioni
climatiche rigide e di trasformarsi con il mutare delle stagioni. Progettata
da Olson Kundig, l’abitazione è composta da due volumi collegati da un ponte
vetrato sospeso, che crea scenari diversi a seconda che la casa si apra o si
chiuda verso il paesaggio. Qui la facciata non è un limite passivo, ma un
sistema che si modella per controllare luce, vista, privacy e protezione
climatica.

Un rifugio alpino che respira con il paesaggio

La casa può apparire come una lanterna completamente vetrata, capace di
accogliere tutta la luce disponibile nelle brevi giornate d’inverno; oppure
può chiudersi grazie a pannelli continui che la proteggono dal vento, dalla
neve e dagli sbalzi termici.

Le schermature sono realizzate con pannelli e lamelle in legno di abete
Douglas, montati su telai che possono ruotare o scorrere tramite manovelle
meccaniche semplici e robuste o attraverso interruttori elettrici. È un
approccio low-tech, tipico del linguaggio di Kundig: vere e proprie
macchine-architettura che si attivano con un gesto umano. L’involucro non è
più una barriera fissa, ma un dispositivo attivo di regolazione ambientale.

Dialogo tra materiali e natura

Un aspetto centrale del progetto è il rapporto tra involucro e paesaggio. I
pannelli in legno e le superfici trattate dialogano con gli alberi
circostanti, mitigando l’impatto visivo e permettendo alla casa di
“scomparire” o emergere nella scena a seconda delle condizioni atmosferiche e
delle scelte di chi la abita. La possibilità di trasformare la pelle
dell’edificio rende la Whistler Ski House non solo reattiva al clima, ma
capace di modulare la propria presenza nel paesaggio.

Whistler Ski House: an envelope that changes with the climate

With winter approaching, it is fascinating to see how the architectural
envelope can become an active tool in shaping the relationship between a
building and its environment. Set within the forest of the Coast Mountains,
the Whistler Ski House is conceived as a family retreat able to withstand
harsh weather conditions and transform throughout the seasons. Designed by
Olson Kundig, the residence consists of two volumes connected by a suspended
glass bridge, creating different spatial scenarios depending on whether the
house opens or closes to the landscape. Here, the façade is not a passive
boundary but a system that adapts to control light, views, privacy, and
climatic protection.

A mountain refuge that breathes with the landscape

The house can appear as a fully glazed lantern, capturing every possible ray
of light during the short winter days; or it can close itself through
continuous panels that shield it from wind, snow, and temperature
fluctuations.

The operable screens are made of Douglas fir panels and slats mounted on
frames that can rotate or slide using simple, robust mechanical cranks or
electric switches. This low-tech approach is characteristic of Kundig’s
design language: architecture as a machine activated by human interaction.
The building envelope becomes not just a protective layer but an active
environmental regulator.

Dialogue between materials and nature

Another key aspect is the relationship between the envelope and the
surrounding forest. The wooden panels and treated surfaces blend with the
trees, softening the visual impact and allowing the house to either recede
into the landscape or stand out, depending on weather conditions and the
occupants’ needs. This transformable skin makes the Whistler Ski House not
only responsive to the climate, but capable of modulating its presence
within the natural setting.

VIA

15 Dicembre 2025 / / Coffee Break

L’inverno è alle porte e, con esso, il desiderio di trasformare la nostra
casa in un rifugio accogliente ma allo stesso tempo elegante. Quest’anno, la
palette stagionale e i materiali scelti non si limitano a scaldare l’ambiente,
ma raccontano una storia di sofisticata serenità e profonda naturalezza. La
tendenza cromatica per l’inverno 2026 è un equilibrio tra tonalità ricche e
avvolgenti e tocchi di nuance polverose.

Scopriamo insieme quali sono i colori must-have dettati dalle tendenze e su
quali materiali e arredi declinarli per un look elegante. Ecco le sfumature su
cui puntare:

1. Il Ritorno dei Blu Profondi

Ispirati ai cieli notturni e ai laghi ghiacciati, i blu scuri come il Blu
Petrolio, l’Inchiostro o il Navy creano un senso di calma e profondità.
Funzionano alla perfezione su una parete d’accento in soggiorno o in camera da
letto, dove creano un mood teatrale e sofisticato. Perfetti anche per velluti
di divani e poltrone.

2. Il Calore del Bordeaux

La tonalità Rosso-Vino resta fra delle tonalità più espressive dell’inverno;
ricco, caldo, quasi avvolgente, è un colore che evoca cene conviviali e
atmosfere intime. Ideale per tessili pesanti come coperte in lana o plaid in
cashmere, o per dare carattere a cuscini decorativi e tappeti.

3. Il Verde Oliva

Un naturale equilibratore. Porta in casa una nota sofisticata, perfetta in
dialogo con legni chiari e metalli scuri. Piccoli complementi d’arredo come
vasi, lampade o cornici in questa tonalità completano gli ambienti con
discrezione.

4. Il Tocco Glamour del Bronzo

con la sua finitura calda e ossidata sostituisce l’ottone più brillante,
aggiungendo un fascino vintage e discreto, il bronzo illumina senza brillare
troppo. Perfetto per le maniglie dei mobili, le cornici degli specchi o le
strutture sottili di tavolini laterali.

5. La Dolcezza del Rosa Cipria (o Malva Chiaro)

Per bilanciare le tonalità profonde, il Rosa Cipria offre una ventata di
delicatezza e luce. Questa nuance morbida e polverosa, illumina tessili e
superfici leggere, portando un tocco di freschezza nei mix cromatici più
intensi.

Come Usare la Palette Invernale

Lascia che una tonalità importante come il Blu Profondo o Bordeaux faccia da
sfondo (60% della stanza), affiancala a un colore di supporto come il Verde
Oliva (30%) su alcuni arredi, infine, aggiungi un 10% di Bronzo o Rosa Cipria
come tocco finale sui dettagli.

Mixa le texture, non aver paura di
accostare il velluto bordeaux a un tappeto in lana grezza e un tavolino con
base in bronzo. La ricchezza visiva e tattile è la chiave del design invernale
2026.

Infine, sostituisci le luci fredde con lampadine a luce calda
(sotto i 3000K), il calore della luce esalterà la profondità dei blu e
l’accoglienza dei rossi e dei rosa cipria.

Cosa ne pensi di questa palette? Hai già scelto quale colore userai per il
tuo *restyling* invernale?

Immagini carte da parati made by Cafelab Architetti per HappyWall


The Winter Home: Embracing Warm Colors and Tactile Materials

Winter is approaching, and with it the desire to turn our homes into spaces
that feel both cosy and refined. This year’s seasonal palette and material
choices don’t just warm the atmosphere—they tell a story of serene
sophistication and natural depth. The colour trend for Winter 2026 strikes a
balance between rich, enveloping tones and soft, powdery accents.

Let’s explore the must-have colours of the season and the materials and
furnishings that best enhance them for an elegant, contemporary look. Here
are the key shades to focus on:

1. The Return of Deep Blues

Inspired by night skies and frozen lakes, dark blues such as Petrol Blue,
Ink and Navy create a sense of calm and depth. They work beautifully on an
accent wall in the living room or bedroom, setting a dramatic yet
sophisticated mood. They’re also perfect for velvet sofas and armchairs.

2. The Warmth of Bordeaux

The wine-red family remains one of the most expressive palettes of winter.
Rich, warm and almost enveloping, it evokes convivial dinners and intimate
atmospheres. Ideal for heavy textiles—wool blankets, cashmere throws—or for
adding character to cushions and rugs.

3. Olive Green

A natural balancer, olive green brings a refined, organic note to interiors.
It pairs effortlessly with light woods and dark metals. Small décor
pieces—vases, lamps, picture frames—work particularly well in this shade,
adding subtle depth.

4. The Glamour of Bronze

With its warm, oxidised finish, bronze steps in as a softer alternative to
bright brass, adding a discreet vintage charm. It illuminates without
overpowering, making it perfect for furniture handles, mirror frames or the
slender structures of side tables.

5. The Softness of Dusty Pink (or Light Mauve)

To offset deeper tones, Dusty Pink introduces a hint of light and delicacy.
Its soft, powdery quality brightens textiles and lightweight surfaces,
bringing freshness to richer colour combinations.

How to Use the Winter Palette

Let an important colour—like Deep Blue or Bordeaux—define the backdrop
(around 60% of the room). Pair it with a supporting hue such as Olive Green
(30%) on furniture or accessories, and finish with accents of Bronze or
Dusty Pink (10%) for a polished final touch.

Mix textures freely: combine a bordeaux velvet sofa with a raw wool rug and
a bronze-based coffee table. Visual and tactile richness is the signature of
Winter 2026 interior design.

Finally, swap cold bulbs for warm-tone lighting (below 3000K). Warm light
enhances the depth of blues and brings out the welcoming quality of reds and
dusty pinks.

Which colour do you see becoming the star of your winter restyling?

Wallpaper designs by Cafelab Architetti for HappyWall

15 Dicembre 2025 / / Coffee Break


È arrivato il momento che tutti i designer, creativi e appassionati di stile
aspettavamo. Pantone ha scelto di sorprenderci con un sussurro, rompendo una
tradizione ultraventennale che privilegiava tinte sature e marcate. Il colore
che definirà il 2026 è PANTONE 11-4201 Cloud Dancer, una tonalità di
bianco soffice e naturale che segna un cambio di paradigma radicale.

Dopo l’energia vibrante del
Classic Blue
e la dolcezza avvolgente del
Living Coral, il 2026 ci chiede di fermarci, respirare e premere il tasto “reset”.
Dimenticate il bianco ottico, freddo e austero, Cloud Dancer è un bianco
morbido, naturale e bilanciato.
È descritto come una tonalità “non sbiancata”, che ricorda la leggerezza
impalpabile di una nuvola che fluttua nel cielo.

Perché un bianco? Una scelta di rottura necessaria

Leatrice Eiseman, direttrice esecutiva del Pantone Color Institute, lo ha
descritto perfettamente come un
“sussurro di calma in un mondo rumoroso”. È un colore che si fa
struttura, solido ma etereo, progettato non per abbagliare la vista, ma per
accogliere lo spirito.

La scelta di un bianco può apparire quasi provocatoria in un’epoca che spesso
premia l’eccesso visivo, ma la sua forza risiede proprio in questa
sottrazione. In un quotidiano sempre più frenetico e iperconnesso,
Cloud Dancer
risponde a un desiderio profondo di chiarezza mentale e riposo, ponendosi come
antidoto al sovraccarico di informazioni.

Una tela bianca

Se l’anno passato il
Mocha Mousse
ci aveva avvolto con il suo calore terroso e stabile, oggi Pantone ci spinge
oltre, verso una pulizia formale che valorizza il concetto di
“less is more”. È una tela bianca intesa come punto di partenza neutro
e flessibile, capace di unire stili diversi e di fare da ponte tra passato e
futuro, rifiutando il superfluo per abbracciare una nuova sobrietà
progettuale.

Abbinare Cloud Dancer

la vera potenza di Cloud Dancer risiede nella sua straordinaria versatilità
materica. Essendo un neutro per eccellenza, questo punto di bianco non divide
lo spazio, ma lo dilata. È perfetto per pareti, soffitti e boiserie, dove dona
luce e ampiezza senza risultare abbacinante, creando uno sfondo ideale per far
risaltare elementi decorativi d’accento o pezzi di design iconici senza mai
generare conflitti visivi. La sua natura calda lo rende il compagno ideale per
i materiali naturali: immaginate accostamenti con legni grezzi, cemento a
vista, pietra naturale e tessuti organici come il lino.

Cloud Dancer si presta magnificamente tanto ai restauri storici, dove
enfatizza la spazialità originaria con rispetto, quanto ai progetti
contemporanei di stampo nordico o minimalista, dove la luce diventa materiale
da costruzione. Il 2026 non sarà dunque l’anno in cui alzeremo la voce per
farci sentire, ma quello in cui faremo spazio per ascoltare. È una
dichiarazione di fiducia verso la lentezza e la ricostruzione su fondamenta
pulite e serene.

Fai spazio al nuovo. Progetta il tuo 2026 con Cafelab Studio


Cloud Dancer Pantone 2026: Meaning, Combinations and Design Ideas

The moment designers, creatives and style enthusiasts have been waiting for
has finally arrived. Pantone has chosen to surprise us with a whisper,
breaking with a tradition of over twenty years that favored saturated,
intense hues.
The color that will define 2026 is PANTONE 11-4201 Cloud
Dancer, a soft, natural white that marks a radical shift in perspective.
After the vibrant energy of Classic Blue and the enveloping sweetness of
Living Coral, 2026 asks us to pause, breathe and press the reset button.
Forget optical white—cold and austere—because Cloud Dancer is soft, natural
and balanced. It’s described as an “unbleached” shade, recalling the
impalpable lightness of a cloud floating across the sky.

Why a white? A much-needed departure

Leatrice Eiseman, Executive Director of the Pantone Color Institute,
captured it perfectly as “a whisper of calm in a noisy world.” It’s a color
that becomes structure—solid yet ethereal—designed not to dazzle the eyes
but to welcome the spirit. Choosing a white might seem almost provocative in
an age that often rewards visual excess, yet its strength lies precisely in
this act of subtraction. In a world that grows increasingly fast-paced and
hyperconnected, Cloud Dancer responds to a deep desire for mental clarity
and rest, positioning itself as an antidote to information overload.

A blank canvas

If last year Mocha Mousse wrapped us in its earthy stability, this year
Pantone pushes us further toward a formal purity that elevates the idea of
“less is more.” It is a blank canvas: a neutral, flexible starting point
capable of uniting different styles and bridging past and future, stripping
away the superfluous to embrace a new, refined design clarity.

Pairing Cloud Dancer

Cloud Dancer’s true strength lies in its extraordinary material versatility.
As a quintessential neutral, this shade of white does not divide a space —
it expands it. It’s ideal for walls, ceilings and paneling, offering
brightness and openness without becoming glaring. It creates the perfect
backdrop to highlight accent décor or iconic design pieces without causing
any visual conflict. Its warm undertone makes it a natural companion for
authentic materials: imagine it paired with raw woods, exposed concrete,
natural stone and organic fabrics like linen.

Cloud Dancer works
beautifully in historic restorations, where it enhances original proportions
with respect, as well as in contemporary Nordic or minimalist projects,
where light becomes a true building material. Thus, 2026 will not be the
year we raise our voices to be heard, but the year we make room to listen.
It’s a declaration of trust in slowness, in rebuilding on clean and serene
foundations.

Make room for what’s new. Design your 2026 with
Cafelab Studio.

29 Novembre 2025 / / Coffee Break

Blind House

Nel cuore di Bangkok, la Blind House di BOONDESIGN (2013) è una residenza su
tre livelli pensata per coniugare la vita quotidiana con spazi dedicati alla
meditazione. Il progetto dimostra come minimalismo e organizzazione spaziale
possano creare un vero e proprio rifugio urbano privato.

Lontano da ogni estetica autocelebrativa, l’edificio lavora sulla sottrazione,
sulla pausa, sull’ombra. All’esterno, la casa appare come una massa solida e
silenziosa; all’interno, si apre gradualmente alla natura, alla luce mutevole
e ai riflessi dell’acqua.

Blind House la collina scolpita

Assenza, presenza, consapevolezza: il racconto architettonico

L’intero progetto ruota attorno a tre concetti chiave — Assenza, Presenza e
Consapevolezza — che diventano principi spaziali.

Assenza si realizza nel grande piano in cemento che attraversa
l’edificio secondo un asse diagonale: un elemento sospeso, capace di definire
gli spazi lasciandoli liberi.

Presenza prende forma nella collina scolpita che nasconde il garage e
un piccolo santuario, integrando topografia e funzionalità.

Consapevolezza emerge nel volume superiore: una massa chiusa, protetta
da una griglia metallica ossidata che filtra la luce e crea una percezione
semi-cieca. Lo spazio diventa intimo, raccolto, perfetto per la meditazione
quotidiana.

Blind House

il portico coperto

Luce, acqua, materia

Al piano terra, le pareti vetrate dissolvono il limite tra interno ed esterno,
lasciando entrare il verde come parte integrante dell’abitare.

Un bacino d’acqua riflettente funziona come elemento bioclimatico e poetico:
raffresca per evaporazione, cattura il cielo e lo offre come immagine mutevole
da osservare in silenzio.

Il volume superiore, protetto dalla maglia metallica, agisce come filtro
respirante: controlla la luce, preserva la privacy e disegna ombre mobili
sulle superfici.

Ne risulta un microclima dolce, costruito con strategie passive che combinano
orientamento, ventilazione naturale e ombreggiamento controllato: una
sostenibilità silenziosa ma efficace.

È una lezione preziosa: anche nei contesti urbani più densi, l’architettura,
attraverso luce e prospettive, può creare ambienti calmi e raccolti.

living room

living room

bedroom

Blind House: Minimalism and Contemplation in Bangkok

In the heart of Bangkok, Blind House by BOONDESIGN (2013) is a three-storey
residence designed to combine everyday living with spaces dedicated to
meditation. The project demonstrates how minimalism and careful spatial
organization can create a private urban sanctuary.

Far from any self-celebratory aesthetic, the building works through
subtraction, pause, and shadow. From the outside, it appears as a solid and
quiet mass; inside, it gradually opens to nature, changing light, and the
reflections of water.

Absence, Presence, Awareness: the Architectural Narrative

The entire project revolves around three key concepts — Absence, Presence,
Awareness — which become spatial principles.

Absence is expressed through a large concrete plane that crosses the
building along a diagonal axis: a suspended element that defines spaces
while leaving them free.

Presence takes shape in the sculpted hill that conceals the garage
and a small sanctuary, integrating topography and functionality.

Awareness emerges in the upper volume: a closed mass, protected by an
oxidized metal grid that filters light and creates a semi-blind perception.
The space becomes intimate, enclosed, and ideal for daily meditation.

Light, Water, Material

On the ground floor, glass walls dissolve the boundary between interior and
exterior, bringing greenery directly into the living space.

A reflective water basin functions as both a bioclimatic and poetic element:
it cools through evaporation, captures the sky, and offers it as a changing
image to observe in silence.

The upper volume, protected by the metal mesh, acts as a breathing filter:
it controls light, preserves privacy, and casts moving shadows across
surfaces.

The result is a gentle microclimate created through passive strategies
combining orientation, natural ventilation, and controlled shading — a quiet
but effective form of sustainability.

It is a valuable lesson: even in dense urban contexts, architecture can use
light and perspective to create calm and intimate environments.

immagini VIA

25 Novembre 2025 / / Coffee Break

L’uso del colore negli spazi interni costituisce uno degli strumenti più
potenti e versatili nella progettazione degli ambienti. Il colore non è
semplicemente un elemento decorativo, ma un mezzo che modella percezioni,
emozioni e funzioni degli spazi abitativi o lavorativi. Una progettazione
cromatica attenta può trasformare radicalmente un ambiente, correggendo
difetti, esaltando caratteristiche e migliorando l’esperienza di chi lo
vive.

Aspetti tecnici e percezione dello spazio

Dal punto di vista tecnico, il colore va scelto considerando le condizioni di
luce naturale e artificiale, poiché la percezione cromatica varia in base a
queste. I colori freddi e chiari tendono ad ampliare otticamente gli spazi,
donando profondità e luminosità, mentre i colori caldi e scuri fanno sembrare
gli ambienti più raccolti e intimi. A seconda della conformazione dello
spazio, i colori possono modificare l’altezza percepita dei soffitti o la
lunghezza delle pareti. In ambienti ristretti o poco illuminati si
preferiscono tonalità chiare per creare una sensazione di ampiezza e
continuità.

Funzioni psicologiche ed emotive del colore

Il colore svolge anche un ruolo psicologico fondamentale: suscita emozioni e
influenza l’umore. I colori caldi, come il rosso, l’arancione e il giallo,
trasmettono energia, vitalità e calore, mentre i colori freddi come blu, verde
e viola evocano calma, serenità e concentrazione. La scelta cromatica deve
tenere conto delle attività e delle sensazioni che si vogliono favorire negli
ambienti, contribuendo al benessere psicofisico degli occupanti.

Coerenza cromatica tra gli spazi

Nel progettare gli ambienti, è importante garantire un flusso cromatico
armonioso tra stanze adiacenti per evitare contrasti bruschi che disturbino
l’esperienza visiva. Strategie come l’uso di palette monocromatiche o
l’introduzione graduale di colori hanno l’obiettivo di creare continuità e un
dialogo sensoriale che renda più fluido il passaggio tra gli ambienti.

Valore estetico e sostenibilità

L’impiego del colore rappresenta anche una soluzione economica e sostenibile
per il restyling degli spazi, capace di valorizzare un ambiente senza
interventi invasivi. Una scelta cromatica ben calibrata può conferire identità
e carattere agli ambienti, rispondendo a esigenze stilistiche e funzionali con
soluzioni creative e personalizzate.

L’uso del colore negli spazi interni si configura come una componente
fondamentale della progettazione, capace di intervenire sulla percezione
spaziale, sulle emozioni e sull’armonia complessiva degli ambienti. Usato in
modo consapevole, il colore contribuisce a migliorare la qualità della vita
all’interno degli spazi costruiti.

Immagini & Wallpapers by cafelab via HappyWall


How Color Transforms Interior Spaces

The use of color in interior spaces is one of the most powerful and versatile tools in design. Color is not merely a decorative element; it shapes perception, emotions, and the function of both living and working environments. Thoughtful color planning can radically transform a space, correcting flaws, highlighting features, and enhancing the experience of those who inhabit it.

Technical Aspects and Spatial Perception

From a technical perspective, color selection should consider both natural and artificial lighting, as color perception varies depending on these conditions. Cool and light colors tend to visually expand spaces, adding depth and brightness, while warm and dark colors make rooms feel cozier and more intimate. Depending on the spatial layout, colors can alter the perceived height of ceilings or the length of walls. In smaller or dimly lit spaces, lighter shades are preferred to create a sense of openness and continuity.

Psychological and Emotional Functions of Color

Color also plays a fundamental psychological role, evoking emotions and influencing mood. Warm colors, such as red, orange, and yellow, convey energy, vitality, and warmth, while cool colors like blue, green, and purple evoke calmness, serenity, and focus. Choosing the right palette requires consideration of the activities and feelings you want to encourage in each space, contributing to the occupants’ overall well-being.

Color Harmony Across Spaces

When designing interiors, it is important to ensure a harmonious flow of color between adjacent rooms to avoid jarring contrasts that can disrupt the visual experience. Strategies such as using monochromatic palettes or gradually introducing new colors aim to create continuity and a sensory dialogue that makes moving between spaces feel seamless.

Aesthetic Value and Sustainability

Color is also an economical and sustainable solution for refreshing spaces, enhancing an environment without invasive interventions. A well-considered color scheme can give a space character and identity, meeting both stylistic and functional needs with creative, personalized solutions.

In conclusion, the use of color in interior spaces is a fundamental component of design, influencing spatial perception, emotions, and overall harmony. When applied thoughtfully, color contributes to improving the quality of life within built environments.

22 Novembre 2025 / / Coffee Break

Vista esterna della Miner Road House con tetto a falde, immersa nel paesaggio californiano.


Nel cuore della California settentrionale, a Orinda, sorge la Miner Road
House, progettata da Faulkner Architects per una coppia di scienziati
ambientali trasferitisi dalle colline di Oakland con i loro due figli. La
scelta di vivere qui nasce da un forte impegno verso la sostenibilità, un tema
che ha guidato l’intero processo progettuale e che oggi definisce la
personalità della residenza.

La casa interpreta in modo contemporaneo l’equilibrio tra architettura moderna
e paesaggio, trasformando l’abitare in un’esperienza di connessione costante
con la natura. Non è soltanto un involucro efficiente, ma un organismo che
vive in relazione diretta con il contesto, modulando luce, visuali e materiali
per restituire un rapporto autentico con l’ambiente esterno.

Dettaglio della facciata rivestita in pannelli lignei con grandi aperture vetrate.

Il progetto prende forma a partire da una ranch house degli anni ’50,
collocata in una radura ai piedi di una collina e vicina a un ruscello
stagionale. Faulkner Architects sceglie di mantenere l’impronta originaria
dell’edificio, riducendo al minimo scavi e interventi invasivi, e conservando
un unico elemento dell’abitazione preesistente: il camino, trasformato in un
corpo monolitico in cemento che oggi diventa fulcro compositivo e memoria del
luogo. Accanto alla casa, una maestosa quercia definisce la relazione con il
paesaggio, imponendosi come punto di riferimento naturale attorno a cui si
struttura il nuovo volume.

Interno a doppia altezza con pavimenti in legno e arredi minimali.

La distribuzione degli spazi è orientata alla massima fluidità. Il cuore
della casa è un ampio soggiorno a doppia altezza che incornicia il paesaggio
grazie alle grandi superfici vetrate, permettendo alla luce naturale di
permeare gli interni e di variare con il passare delle stagioni. All’esterno,
un deck ombreggiato diventa estensione naturale della zona giorno e si
trasforma in uno spazio di lavoro informale pensato per il comfort estivo. Gli
ambienti interni rispondono in modo essenziale ma accurato alle esigenze della
famiglia, mantenendo continuità visiva e materica con il contesto.

Uno degli aspetti più caratterizzanti della Miner Road House è la scelta
consapevole dei materiali, selezionati per la loro durabilità e per la
capacità di restituire un’estetica autentica. Il rivestimento esterno in
acciaio Corten stabilisce un dialogo diretto con il paesaggio circostante,
mentre pareti e soffitti in rovere introducono una matericità calda che
migliora anche il comfort acustico.

L’abitazione è progettata come net-zero house, ovvero con un bilancio delle
emissioni pari a zero, risultato raggiunto grazie a un sistema fotovoltaico
installato in copertura, a un elevato isolamento termico, a infissi ad alte
prestazioni e a una gestione dell’acqua piovana basata su cisterne che
alimentano usi non potabili e irrigazione. A completare questo approccio
integrato, un sistema di ventilazione a consumo ridotto con recupero
energetico assicura benessere interno e massima efficienza.

Dettaglio di una zona soggiorno caratterizzata da arredi moderni e linee pulite.

Il tema dell’architettura net-zero non è nuovo per il nostro blog: anche Villa
LCJN, raccontata in diversi articoli, esplora un approccio progettuale
orientato all’efficienza energetica e all’involucro performante. L’analisi
dell’orientamento solare, la modellazione dell’involucro e l’impiego di
strategie passive sono stati fondamentali per ottenere consumi ridotti e un
comfort stabile durante tutto l’anno, come approfondito in “Casa LCJN 7
– orientamento, involucro ed efficienza energetica”.

Chi desidera approfondire
questo tema può leggere l’articolo dedicato qui:
casa LCJN 7: orientamento, involucro ed efficenza energetica

oppure esplorare l’intera raccolta dei contenuti a questo link:
casa LCJN

Corridoio vetrato che collega ambienti interni ed esterni, con vista sul verde circostante.

Vista dall'interno verso l'esterno con aperture a tutt'altezza.

Miner Road House rappresenta, nel panorama della residenza contemporanea, una
sintesi virtuosa tra sostenibilità reale, qualità progettuale e dialogo con il
paesaggio. È un esempio di come l’architettura possa evolvere verso modelli
abitativi responsabili, capaci di coniugare estetica, tecnologia e attenzione
per il contesto, offrendo una visione concreta di cosa significhi abitare in
armonia con la natura.

Zona notte caratterizzata da dettagli in legno e abbondante luce naturale.

Bagno moderno con superfici materiche e grandi finestre rivolte verso l'esterno.

A Sustainable Home in Dialogue with Nature


In the heart of Northern California, in the quiet landscape of Orinda, Miner Road House stands as a finely crafted balance between contemporary architecture and environmental responsibility. Designed by Faulkner Architects for a couple of environmental scientists who moved from the Oakland hills with their two children, the house reflects their strong commitment to sustainable living, translated here into an architecture that listens, responds, and adapts to its surroundings.

Originally, the site hosted a modest 1950s ranch house set in a clearing at the base of a hill, near a seasonal creek. The architects chose a respectful approach: preserving the footprint of the existing building, minimizing excavation, and retaining a single meaningful element—the original fireplace—reinvented as a monolithic concrete volume anchoring the new design. A majestic Valley Oak beside the house becomes a natural landmark and an integral part of the architectural dialogue, influencing the building’s orientation, distances, and framed views.

At the heart of the project is a double-height living room, a generous volume defined by expansive glazing that captures shifting light, shadows, and greenery throughout the day. The connection between inside and outside is continuous and perceptible, shaping an everyday experience rooted in calm and openness.

An outdoor shaded deck extends the living area into the landscape and offers an informal workspace designed for comfort during the long Californian summer. Inside, spaces follow a simple and functional layout, shaped around the family’s real needs and a shared desire to inhabit the landscape rather than simply observe it.

Vista panoramica della zona giorno che evidenzia la continuità tra interno ed esterno.

The material palette plays a central role in the environmental strategy. Faulkner Architects selected Corten steel cladding for the exterior and white oak surfaces for walls and ceilings, improving acoustic performance and ensuring durability while maintaining a warm, essential aesthetic.

Miner Road House is conceived as a net-zero building, where the energy consumed is balanced by renewable energy produced on-site. The roof hosts a photovoltaic array, while the envelope integrates high-performance insulation and windows to reduce energy demand. The house also includes a rainwater harvesting system with storage tanks for non-potable uses and irrigation, and low-consumption ventilation systems equipped with heat recovery.

This approach mirrors strategies explored in several of our projects, such as Casa LCJN, where the design of the envelope, orientation, and energy systems is central to achieving a near net-zero performance. If you are interested in deepening this topic, you can explore the dedicated articles on Casa LCJN available here:
Orientation, Envelope and Energy Balance and

Full LCJN Series

Scala interna dall'aspetto leggero e contemporaneo.

Zona pranzo con grande tavolo e viste sulla natura circostante.

Immagini VIA

18 Novembre 2025 / / Coffee Break


Quando, nell’estate del 2024, ci è stato affidato l’incarico di trasformare un
edificio industriale dismesso di circa 1.500 mq nella nuova sede del Balletto
di Roma a Monterotondo, abbiamo scelto di partire dall’ascolto: delle esigenze
della
scuola di danza, del ritmo del loro lavoro quotidiano, dell’identità che questa realtà porta
con sé.
Per noi di
CAFElab Architetti, progettare questi spazi ha significato immaginare un luogo in cui danza,
formazione e comunità potessero convivere con naturalezza.

Il cuore dell’edificio: spazi fluidi e relazioni

L’edificio originale presentava vincoli e potenzialità: una lunga parete
vetrata affacciata su via Salaria — in parte oscurata da vecchi cartelloni
pubblicitari e superfetazioni — e tre facciate quasi cieche con ingressi poco
leggibili. All’interno, la struttura in cemento armato con ampie campate
prometteva piena libertà distributiva.

L’accesso alla scuola è oggi un piccolo gioco percettivo: da un ingresso
discreto si attraversa un vestibolo di altezza contenuta, per poi aprirsi
improvvisamente nel grande vano centrale, uno spazio a tutta altezza che
diventa cuore e bussola dell’edificio. Questo ambiente luminoso accoglie e
orienta, intrecciando i percorsi quotidiani di allievi, docenti e
visitatori.
Qui ogni elemento è progettato per favorire comfort e riconoscibilità: la
reception centrale separa i visitatori dagli studenti, un divanetto su misura,
nel caratteristico arancione istituzionale, introduce il codice cromatico che
accompagna tutto il progetto.
Un portale colorato accoglie i più piccoli nelle loro aree dedicate,
diventando un riferimento immediato e un segno giocoso che dà continuità a un
luogo costruito sulle relazioni.

Volumi, trasparenze e visione urbana

Sul fronte di via Salaria si apre la grande superficie vetrata che ospita la
sala danza principale, uno spazio ampio e luminoso, trasformabile in due
ambienti indipendenti grazie alle pareti mobili. Durante il giorno, la vetrata
riflette il ritmo della strada; al tramonto, si accende come una lanterna
urbana, rendendo visibile la coreografia di gesti e movimenti che anima
l’interno. Un dialogo costante con la città, che restituisce al contesto un
frammento di vita artistica in evoluzione.

Materiali, esperienza e comunità

La selezione dei materiali risponde a criteri di prestazione tecnica,
durabilità e identità progettuale. Le pavimentazioni Harlequin garantiscono
sicurezza e comfort per i danzatori; l’illuminazione Disano assicura una resa
luminosa controllata e uniforme, sia nelle sale sia nelle aree di passaggio.

Il risultato è un ambiente pensato per sostenere la pratica quotidiana, ma
anche per diventare punto di riferimento culturale e sociale per la comunità
locale.

Scheda tecnica

  • Luogo: Monterotondo (RM), Italia;
  • Cliente:
    Balletto di Roma SCARL;
  • Area: circa 1.500 m²;
  • Anno: 2025;
  • Attività: progettazione architettonica, direzione lavori, arredi su
    misura;
  • Prodotti e materiali: pavimentazioni Harlequin, illuminazione
    Disano.

Balletto di Roma in Monterotondo: architecture for dance


In the summer of 2024, we were entrusted with transforming a 1,500 m²
disused industrial building into the new headquarters of the Balletto di
Roma in Monterotondo. From the very beginning, we chose to listen— to the
needs of the company, to the rhythm of their daily work, and to the identity
that this institution brings with it. For us at
CAFElab Architetti, designing these spaces meant imagining a place where dance, education,
and community could coexist naturally.

The Heart of the Building: Fluid Spaces and Connections

The existing structure presented both constraints and opportunities: a long
glazed wall facing Via Salaria—partially hidden by old billboards and
additions—and three almost blind facades with barely readable entrances.
Inside, the reinforced concrete frame with wide spans offered generous
freedom for spatial reorganization.

Today, the entrance to the school unfolds as a subtle perceptual sequence:
from a discreet access point, one passes through a low vestibule that
suddenly opens into the large central hall, a double-height space that
becomes the core and compass of the entire project. This luminous
environment welcomes and guides, weaving together the daily paths of
students, teachers, and visitors.
Every element is designed to support comfort and identity: the central
reception defines flows, while a custom-designed bench in the institution’s
signature orange introduces the chromatic code that runs throughout the
project.

A colored portal guides younger students toward their dedicated areas,
becoming an immediate and playful landmark that reinforces the relational
character of the building.

Volumes, Transparency, and Urban Presence

On the Via Salaria front, a large glazed façade reveals the main dance
studio—a spacious, bright environment that can be divided into two
independent rooms thanks to movable partitions. During the day, the glass
surface reflects the pace of the street; at dusk, it glows like an urban
lantern, offering passersby a glimpse of the gestures and movement unfolding
inside. A continuous dialogue with the city that returns to the urban fabric
a fragment of artistic life in evolution.

Materials, Experience, and Community

The selection of materials follows criteria of technical performance,
durability, and identity. Harlequin flooring ensures safety and comfort for
dancers; Disano lighting provides uniform and controlled illumination both
in the studios and in shared areas.
The result is an environment conceived to support daily practice while
becoming a cultural and social reference point for the local community.

11 Novembre 2025 / / Coffee Break

Siamo felici di presentare il nuovo sito di CAFElab Architetti, completamente rinnovato per offrire un’esperienza di navigazione più chiara, fluida e immersiva.

Abbiamo lavorato per rendere i contenuti più accessibili e valorizzare al meglio i nostri progetti: immagini di grande formato, testi più leggibili e una struttura che permette di scoprire i progetti in modo naturale, come in un percorso narrativo.

Ogni dettaglio — dal layout alla tipografia — è stato pensato per rispecchiare la nostra idea di progettazione: pulizia, equilibrio e attenzione alla luce.

Nel nuovo sito potrai esplorare:

una galleria aggiornata e più funzionale, pagine dedicate al processo creativo e alle nostre soluzioni di consulenza, una navigazione intuitiva, anche da mobile

e naturalmente, il nostro blog, dove continueremo a raccontare idee, spunti e visioni di architettura contemporanea.

Scoprilo su www.cafelab.it

13 Luglio 2025 / / Coffee Break

Tra i tanti stili di arredo per la cucina, quello rustico è sempre stato
tra i preferiti perché descrive alla perfezione il senso di accoglienza e
calore. Le finiture rustiche sono naturali e vengono associate a un’atmosfera
calda e informale, ma soprattutto familiare. 

Dai mobili fino ai colori da
abbinare, non dimentichiamo di parlare dei materiali: il più comune è il legno
massello, perfetto anche per le
sedie da cucina in legno
Ecco i nostri consigli.

I materiali per la cucina rustica

Lo stile rustico ci permette di spaziare tra tantissimi materiali: abbiamo
citato prima il legno massello, e in effetti è una scelta particolarmente
apprezzata per via della resistenza e della durevolezza. 
Oltre al legno è
possibile optare per materiali altrettanto scenografici e pronti a sfidare il
tempo, come il ferro battuto, soprattutto per le porte e gli accessori. 
Tra gli
altri materiali perfetti per lo stile rustico citiamo i mattoni in cotto, le
pietre naturali e anche il vimini per i dettagli.

I colori

Il neo-country è sempre più scelto per le nostre case, e non solo per le
abitazioni di campagna ma anche per gli appartamenti in piena città. Il sogno è
riscoprire una vita più lenta e magari a contatto con la natura, prendendo
ispirazione dallo stile giungla urbana. 

Per poter ricreare un ambiente davvero
accogliente, oltre ai dettagli, dobbiamo concentrarci sulle tonalità. Quelle da
preferire sono le sfumature naturali, tra cui il beige, il grigio pietra, il
tortora e il marrone. Sono colori che richiamano la bellezza della natura. 

In
ogni caso, per dare un accento alla cucina rustica, possiamo sfruttare il color
legno noce o rovere. E se invece abbiamo in mente un progetto rustico ma
moderno, allora il grigio scuro e l’ardesia si abbinano perfettamente.

I dettagli rustici che non possono mancare

Vogliamo una cucina country chic dall’influenza raffinata? L’obiettivo è puntare
sì ai colori neutri e scegliere accessori e dettagli che possano rendere
l’ambiente ancora più autentico.
Non possono mancare i cestini in vimini, così
come la bellezza della natura, dalle piante grasse fino ai bouquet di fiori.
Altri complementi immancabili sono la tovaglia in cotone grezzo e un tappeto in
tela.

I mobili per la cucina rustica abitabile

Veniamo ora all’aspetto centrale della questione: quali sono i mobili che non
possono mancare in una cucina rustica? Al di là degli elettrodomestici, come il
frigorifero e i fornelli, la presenza di una credenza può fare la differenza,
soprattutto se scegliamo di acquistare dei complementi vintage. 
Non possono poi
mancare il tavolo e le sedie in legno: dal momento in cui stiamo pur sempre
parlando di arredare una cucina abitabile in stile rustico, scegliamo tutti i
comfort indispensabili per vivere l’ambiente al meglio e non solo per cucinare. 

Il risultato che otterremo è una cucina dalla bellezza senza tempo, pensata per
resistere nel tempo e per offrire un’ambientazione rustica e confortevole al
contempo. Quella dove ogni mattina ci ritroveremo con la nostra famiglia a fare
colazione, sentendoci in campagna anche se magari abitiamo in centro città.